1- Il ciclo della reattività. Gli stressor che si protraggono nel tempo sono di tipo cronico, quelli che hanno una durata limitata sono di tipo acuto, alcuni sono prevedibili, altri no. Come per l’ansia, ogni volta che ti trovi di fronte ad una minaccia fisica o psicologica, il tuo organismo risponde con una tipica reazione di allarme, l’attacco o la fuga. Si crea sovreccitazione, con forti tensioni muscolari ed emozioni intense, come terrore, impotenza, rabbia, ciò è reso possibile da una rapida cascata di segnali nervosi e la liberazione degli ormoni dello stress, quali il cortisolo e l’adrenalina. In stato di sovreccitazione i sensi si acuiscono in modo da rispondere alla minaccia in breve tempo: le pupille si dilatano, aumenta l’attenzione, il ritmo e la forza delle contrazioni del cuore crescono, il flusso sanguigno diretto all’apparato digerente si arresta. Tutti questi cambiamenti avvengono grazie all’attivazione del ramo simpatico del sistema nervoso autonomo; che governa la reazione di attacco o fuga, preposta ad accelerare i processi interni del corpo, mentre l’altro, il ramo parasimpatico, serve a disattivarli e a rilassarli. Questi percorsi interconnessi rendono possibile una risposta fisiologica ed emotiva integrata ai fattori di stress e fanno parte di un circuito complesso detto asse dello stress

2 – Sovraeccitazione cronica. Può accadere che la sovraeccitazione tipica della reazione di stress diventi cronica. Questa reazione di stress incontrollata, può produrre serie conseguenze per la salute psicologica e fisica. Che cosa accade quando la reazione di attacco o fuga insorge ma non è possibile nè fuggire nè combattere? Ti senti in trappola, arrabbiato, triste o ansioso. Un modo comune di affrontare tutto ciò è reprimere le emozioni: la reazione di stress non si esaurisce, come avviene fisiologicamente grazie all’attacco o alla fuga, ma perdura e ti trascini dietro uno stato di sovraeccitazione che, nel tempo, può dar luogo ad ipertensione, aritmie cardiache, disturbi digestivi, cefalee croniche, mal di schiena, disturbi del sonno e uno stato di ansia generalizzata

3 – Strategie di adattamento disfunzionali. Alcune persone imparano ad adattarsi molto bene a circostanze difficili, creandosi le proprie strategie: sanno prendersi una pausa, del tempo libero, coltivare interessi, chiedere aiuto ad altri, autoregolare le proprie emozioni e valutare le situazioni nella giusta prospettiva. Queste sono le persone più resistenti allo stress, hanno quella facoltà chiamata resilienza, vale a dire la capacità di superare avversità riorganizzando la propria esistenza, che mantiene una direzione, un senso e un valore. C’è chi, invece, affronta lo stress con modalità di adattamento disfunzionali, poichè nel tempo aggravano lo stress psicofisico. Una strategia comune è la negazione, per cui ti rifiuti di ammettere che hai un problema, rifugiarti in modo compulsivo nel lavoro, se la vita familiare è insoddisfacente, il lavoro è un’ottima scusa per stare il più possibile lontano da casa, lo è ancora di più se è fonte di gratificazione e prestigio sociale. Un’altra tendenza assai diffusa è ricorrere a qualche tipo di sostanza, legale o illegale, alcool, nicotina, caffè e una enorme varietà di farmaci. Anche il cibo può essere utilizzato come una sostanza per lenire il disagio emotivo. Basti pensare a quando mangi sulla spinta di emozioni o come abitudine per stimolarti e soddisfare bisogni non tanto fisici quanto emotivi (colmare vuoti, reprimere emozioni). 

4 – Crollo e depressione. Puoi vivere per degli anni prigioniero del circolo vizioso fatto di stress, reazioni disfunzionali, seguiti da ulteriore stress e da ulteriori tentativi di adattamento, e così via. Probabilmente ci sono persone che vogliono aiutarti ad ammettere che hai un problema e a cercare un rimedio. Può capitare, spesso, di ignorare i messaggi del tuo corpo e i suggerimenti degli altri quando il ciclo della reattitivà allo stress è consolidato al punto da essere diventato un’abitudine. Ciò accade perchè le abitudini forniscono una sicurezza e un sollievo minimi cui diventa difficile rinunciare, anche se ti danneggiano seriamente. Prima o poi tutti gli effetti cumulati dello stress portano ad un crollo: il modo in cui si manifesta dipende dalla tua genetica, dal tuo ambiente e dal tuo stile di vita. L’anello più debole della catena è quello che cede per primo, qualunque organo o apparato può essere il bersaglio che innesca la malattia. C’è anche un’altra possibilità: quando una situazione di stress inevitabile si protrae a lungo, come nell’assistenza ad un familiare anziano o disabile, se non impari strategie di adattamento funzionali a breve a lungo termine, lo stress può portare ad un senso di disperazione ed impotenza che sfocia in depressione cronica. Infine, quando diventi prigioniero del ciclo della reattività allo stress, sei portato a pensare che “così è la vita”, arrendendoti. Al contrario, l’alternativa sana alla prigionia consiste nel cessare di reagire con il pilota automatico e iniziare a rispondere allo stress, aprendo la via alla consapevolezza nella vita quotidiana.

Se vuoi sapere come disinnescare il pilota automatico e imparare semplici tecniche per ridurre lo stress prosegui la lettura con l’articolo “La strada della consapevolezza: tre principi per ridurre lo stress”:   http://federicapianapsicologa.it/la-strada-della-consapevolezza-tre-principi-per-ridurre-lo-stress/

Se vuoi darti l’opportunità di restituire al tuo corpo uno stato di vibrante vitalità, energia e grazia vai all’articolo “Percorsi brevi” dove mostro com’è possibile migliorare il nostro stato di benessere psicofisico in modo rapido ed efficace con il Training Autogeno e gli esercizi bioenergetici: http://federicapianapsicologa.it/percorsi-brevi/

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