Numerose ricerche considerano il rimuginio un processo trasversale a moltissime situazioni di sofferenza psicologica, da quelle normali del quotidiano a quelle più complesse e croniche dei veri e propri disturbi psicopatologici. Il rimuginio è uno degli elementi centrali e fondanti dei disturbi d’ansia, ma lo si ritrova anche in altri quadri. Il rimuginio è presente nei disturbi del comportamento alimentare (rispetto alle forme e dimensioni del corpo), nel disturbo ossessivo-compulsivo (rispetto alle cose da evitare o neutralizzare per non sentirsene tremendamente in colpa), nei disturbi stress-correlati e traumatici (rispetto all’evento drammatico), nel disturbo d’ansia per le malattie, o ipocondria (rispetto ai segnali corporei ambigui), nella fobia sociale (rispetto alle situazioni sociali fonte di imbarazzo e vergogna), nel disturbo da attacchi di panico (rispetto ai luoghi o situazioni in cui è avvenuto l’attacco) e nei disturbi della personalità che comportano marcate difficoltà nelle relazioni interpersonali. Il rimuginio è anche correlato ad un altro elemento ansioso, il perfezionismo: cioè la tendenza a porti obiettivi estremamente elevati con un forte timore dell’errore e l’impossibilità ad includere incertezze, pena il provare un senso di fallimento globale.

Tradotto dall’inglese “worry”, il rimuginio si configura come un tipo di pensiero: prevalentemente verbale (anzichè per immagini) a contenuto negativo, che prevede l’evitamento e che sopprime l’elaborazione emotiva.

Quanto al primo punto, occorre dire che il rimuginio è connotato in modo tipico da previsioni ansiose di possibili eventi futuri negativi, previsioni che vengono formulate soltanto mediante parole e frasi che tendi a ripeterti di frequente, piuttosto che mediante elementi visivi, dal momento che il pensiero verbale relativo a previsioni negative stimola reazioni emozioni e somatiche molto meno forti dell’uso degli elementi visivi. Qui si apre il secondo punto: sia che tu sia ansioso in senso patologico che non, tendi a servirti in modo massiccio del rimuginio al fine di evitare la presa di contatto e consapevolezza con pensieri e scenari emotivamente spiacevoli in grado di innescare risposte somatiche molto disturbanti. Il terzo punto riguarda proprio quello che è l’esito più preoccupante del rimuginio: tale tipo di pensiero, consentendo una specie di “gestione razionale” delle emozioni, impedisce l’elaborazione emotiva profonda. Inizialmente, tu che rimugini ti preoccupi e lo fai in uno stato di semi-allerta che è diverso sia dallo stato di rilassamento proprio dei momenti di tranquillità, sia dallo stato di estrema ansia acuta (come nel panico): in questo senso il rimuginio è in parte funzionale, almeno fino a quando non arrivi a formulare una decisione. Tuttavia, quando il rimuginio diventa lo stile di pensiero privilegiato per il fronteggiamento dei problemi, incappi negli effetti collaterali e sperimenti un persistere delle emozioni che con il rimuginio tentavi di sopprimere. Il rimuginio patologico diventa un’incessante ripetizione mentale del problema unita all’incapacità di di scegliere con convinzione un piano d’azione a riguardo, poichè vedi ogni possibile soluzione come insufficiente, nell’ottica del “Sì…Ma”. Questo è esattamente quel che accade nei disturbi d’ansia. Ripeti mentalmente a te stesso che le cose stanno andando male o che qualcosa di brutto, se non catastrofico, potrebbe capitarti da un momento all’altro, ma senza un’immaginazione visiva precisa degli scenari temuti. Questi sono astratti, privi di dettagli, come dei “macigni mentali” in grado di arrecarti un danno irreparabile verso cui saresti completamente impotente, pietrificato dalla paura, vittima di una sorte infausta. Le ragioni che, da rimuginatore, elenchi per giustificare il tuo rimuginio sono, perciò, le seguenti: “Ci penso parecchio, ma mi agito di meno” (Inibizione dell’ansia a livello fisico), “Mi è utile a non pensare a cose ben peggiori” (Distrazione da problemi più seri), “Ci penso parecchio perchè mi serve a risolvere i problemi” (Problem solving), “Rimugino tanto così non sarò impreparato quando accadrà qualcosa di brutto” (Scudo emozionale), “Non so perchè lo faccio, magari non serve a niente, ma non riesco a controllarlo” (Rimuginio senza scopo, il più grave).

Oltre a queste ragioni, nutri anche convinzioni sia positive che negative sul rimuginio. Tra le prime: “Rimuginare mi aiuta a gestire meglio le situazioni problematiche”, “Se ci penso e mi preoccupo posso evitare che cose molto brutte accadano”, “Se mi preoccupo soffrirò meno quando le cose brutte, sicuramente, accadranno”, “Se mi preoccupo sarò pronto ad ogni imprevisto”. Tra le seconde: “Non riesco a controllare il mio rimuginio”, “Rimuginare è pericoloso o può farmi impazzire”, “Potrei essere dominato dai miei rimuginii”

Qui termina la prima parte dell’approfondimento sul tema del rimuginio. Scopri com’è possibile contrastarlo efficacemente, vai alla seconda partehttp://federicapianapsicologa.it/guida-pratica-al-rimuginio-cose-e-come-superarlo-parte-seconda/

Per altri articoli correlati vai qua: http://federicapianapsicologa.it/conoscere-e-superare-lansia-parte-prima/, http://federicapianapsicologa.it/conoscere-e-superare-lansia-parte-seconda/

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