Come anticipato nel precedente articolo, in questa seconda parte ti illustro i processi e gli errori di pensiero patologici che alimentano i pilastri dell’architettura generale dei disturbi d’ansia, di cui determinano la genesi e il mantenimento. I processi patologici del pensiero sono delle dimensioni più ampie, trasversali, mentre gli errori del pensiero, cosiddetti “bias”, per l’appunto errori, sono più circoscritti e specifici.

I processi patologici del pensiero nei disturbi d’ansia sono:

  • Estremizzazione degli scopi di vita: presenti degli obiettivi generali nella tua vita, detti scopi, che hanno caratteristiche estreme e non prevedono sfumature intermedie accettabili. 
  • Errore (meta)cognitivo: non percepisci l’emozione provata, l’ansia innanzitutto, come un segnale che un tuo scopo importante (o un tuo bisogno) è in pericolo (“Se provo nausea, capogiro, formicolii o batticuore mentre entro in aula per fare l’esame significa che sto provando ansia dato che è in pericolo il mio scopo di fare una bella figura davanti al professore ed ottenere un buon voto”), ma come l’avverarsi dello scenario temuto, la conferma della paura che le cose stanno andando male (“Se provo queste sensazioni corporee mentre entro in aula per fare l’esame significa che sto davvero impazzendo, perdendo il controllo di me, dimostrando che sono inetto e sicuramente fallirò all’esame”).
  • Memoria ed attenzione selettive: presti attenzione e tendi a ricordare solo quegli elementi che confermano le tue paure attraverso un monitoraggio o “scanner” dell’ambiente, delle cose e delle persone e un’operazione di “rewind” nella tua memoria.
  • Evitamento: cerchi di evitare più che puoi le situazioni che temi, può trattarsi di cose, luoghi, persone, pensieri ed emozioni persino (fobia delle emozioni), senza renderti conto che in questo modo non puoi disconfermare la tua paura che si verifichi lo scenario o la catastrofe temuti in quelle determinate situazioni.

Gli errori del pensiero nei disturbi d’ansia sono:

  • Pensiero “tutto o nulla”: rientra nella modalità del pensare “tutto bianco o tutto nero”, concepisci lo scopo desiderato in un certo ambito, ad esempio in quello affettivo “Voglio avere una bellissima storia d’amore”, come l’unico accettabile, al di fuori del quale vi è lo scopo opposto, percepito in termini catastrofici, “Se non riesco a vivere una bellissima storia d’amore sono destinato alla solitudine e all’infelicità totale”.
  • Ipergeneralizzazione: trai conclusioni generali e negativi sulla base di un singolo evento. In ambito affettivo, ad esempio, “Se quella/quel ragazza/o non mi dà attenzione significa che non sono interessante e resterò solo ed emarginato.”
  • Lettura del pensiero: attribuisci agli altri modi di vedere le cose che in realtà appartengono a te stesso, basandoti su una specie di “intuito” mancante di prove ed osservazioni concrete. 
  • Svalutazione del positivo: non dai importanza agli elementi positivi, cioè discordanti con le tue previsioni negative degli eventi. Sei così portato a non credere e a respingere eventuali complimenti ed apprezzamenti da parte degli altri, pensando che si tratti di “buone maniere” o, peggio, di menzogne, manipolazioni per secondi fini o commiserazione.
  • Riferimento al destino: modalità magico-superstiziosa secondo cui ritieni che gli eventi negativi temuti si verifichino per l’intervento di forze misteriose o soprannaturali, per cui il tuo destino e quello degli eventi è già scritto (in termini negativi).
  • Ragionamento emozionale: giustifichi le tue paure sulla base dell’emozione che provi. Nel senso che, se vedi di stare provando ansia, dai per certo che c’è un grave reale pericolo, se vedi di stare provando rabbia, dai per certo che stai subendo un torto o un’ingiustizia, secondo la modalità “Se mi sento così allora significa che è vero”.
  • Doverizzazioni: ragioni e ti esprimi con termini quali “devo”, “dovrei”, “si deve”, “bisogna”, esigendo da te stesso, dal mondo e dagli altri certe condizioni o comportamenti, al di fuori dei quali immagini esiti negativi. Ne sono esempi: “Devo sempre fare….ottenere….raggiungere….altrimenti”, “Gli altri (i miei genitori, il mio partner, il mio amico, il mio capoufficio) devono trattarmi così….altrimenti”, “Le cose devono andare come dico io altrimenti…

Se non lo hai letto, ecco qui l’articolo con la prima parte: http://federicapianapsicologa.it/i-pilastri-dellansia-patologica-prima-parte/

Per ulteriori approfondimenti sui meccanismi dell’ansia ecco qua i link agli altri articoli: http://federicapianapsicologa.it/conoscere-e-superare-lansia-parte-prima/http://federicapianapsicologa.it/conoscere-e-superare-lansia-parte-seconda/http://federicapianapsicologa.it/guida-pratica-al-rimuginio-cose-e-come-superarlo-parte-prima/http://federicapianapsicologa.it/guida-pratica-al-rimuginio-cose-e-come-superarlo-parte-seconda/

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