Oggi esistono davvero moltissimi tipi di psicoterapia: il mio intento in questo articolo è illustrarne alcuni tra i più noti e studiati al fine di dare informazioni utili a chiunque si stia domandando se o abbia intenzione di iniziare un percorso e non sappia orientarsi tra le tante possibilità. Innanzitutto bisogna fare una distinzione di base tra il setting e il tipo di psicoterapia: nel primo caso si parla dei destinatari dell’intervento, perciò di individui diversi per età (dal bambino all’anziano), coppie, gruppi, famiglie e comunità; nel secondo caso si parla dei diversi approcci contemporanei, ognuno con le sue specifiche caratteristiche. C’è da dire che non esiste ad oggi una forma di psicoterapia migliore di un’altra, ognuna opera con tempistiche, strumenti, modalità diverse, ponendosi anche degli obiettivi diversi, che vanno in generale a produrre un significativo miglioramento nella qualità di vita della persona. Esistono tantissimi approcci psicoterapeutici perchè, essendo la mente estremamente complessa e multisfaccettata, ognuno di questi va ad intervenire su aspetti diversi del funzionamento mentale: può trattarsi di un’attenzione maggiore alla sfera cognitiva (pensieri e convinzioni), a quella del comportamento visibile (le azioni messe in pratica), a quella emotiva-affettiva (emozioni e vissuti), a quella relazionale (i rapporti con gli altri e la società) e spirituale (il rapporto con il divino e il trascendente). Vediamo alcuni approcci tra i più noti:

L’approccio più antico e sicuramente più famoso è la psicoanalisi, messa a punto da Sigmund Freud, dalla fine dell’Ottocento. L’idea alla base della psicoanalisi freudiana sta nel fatto che la psicopatologia origina da conflitti di tipo inconscio, cioè non accessibili alla consapevolezza, e che il processo terapeutico consiste perciò nella comprensione ed elaborazione di tali contenuti rimossi, portando alla scomparsa dei sintomi iniziali. Per far ciò la psicoanalisi si serve di una serie di strumenti quali le associazioni libere, i lapsus, gli atti mancati, i sogni, l’analisi del transfert e del controtransfert (cioè delle modalità relazionali che si instaurano tra il paziente e lo psicoterapeuta). Dal capostipite Freud si sono poi susseguiti altri autori di spicco quali Jung, Adler, Erikson, Klein, Reich, Balint, Winnicott ed altri, che hanno dato contributi significativi andando a creare ulteriori correnti di pensiero. Solitamente una psicoanalisi o una psicoterapia psicoanalitica hanno una durata notevole nel tempo, di solito pluriennale, anche se oggi sono disponibili all’interno di questo filone approcci più brevi.

L’approccio che si è sviluppato immediatamente dopo la psicoanalisi freudiana è quello comportamentale, che, trascurando volontariamente la sfera inconscia, parte dal presupposto che la psicopatologia sta nel comportamento osservabile e che il processo terapeutico si sviluppi aiutando la persona a ri-apprendere forme di comportamento più funzionali e positive, attraverso un processo di de-condizionamento. Negli anni questo approccio si è andato evolvendosi ed ha dato vita a quello che oggi viene chiamato approccio cognitivo-comportamentale, che integra il piano del comportamento con la dimensione cognitiva, costituita da pensieri, credenze e schemi mentali che, quando distorti o disfunzionali, vengono portati alla consapevolezza del paziente e sostituiti da pensieri e schemi più sani e fonte di benessere per la persona.

La psicoterapia sistemico-relazionale, detta comunemente familiare, guarda alla psicopatologia in modo completamente diverso: ritiene che la persona affetta da un qualche disturbo sia il portatore del sintomo, cioè colui/colei che esprime in modo manifesto un disagio che in realtà interessa tutto il sistema da cui proviene, vale a dire la sua famiglia. E’ per questa ragione che lo psicoterapeuta si concentra intensamente sulla descrizione e comprensione delle dinamiche relazionali, cioè familiari innanzitutto ma non solo, per favorire nel paziente un processo di crescita ed affermazione di sè più consapevole e libero da condizionamenti.

L’approccio che utilizzo io è una felice integrazione tra due correnti di pensiero sviluppatesi dagli anni ’50 in poi, la psicoterapia umanistico-esistenziale e la psicoterapia corporea. Da questo connubio nasce la psicoterapia umanistica e bioenergetica, che presenta queste caratteristiche chiave che in parte lo distinguono dagli approcci sopra elencati: è soprattutto una psicoterapia olistica, che dà piena dignità a tutto l’essere umano, non concentrandosi solo sugli aspetti patologici. Valorizza la dimensione etica, la creatività, la consapevolezza di sè e la spinta all’autorealizzazione. Tali elementi rendono la psicologia umanistica un approccio volto allo sviluppo delle potenzialità della persona, considerando la salute come l’esito dell’integrazione tra le sfere biologica, psicologica, relazionale e sociale. In questo approccio lo psicologo non è un tecnico-riparatore di disfunzioni o un sapiente distaccato e neutrale, ma lo psicologo si pone come facilitatore di quei processi di cura e cambiamento già presenti nella persona, che necessitano soltanto di essere coltivati all’interno di uno spazio di ascolto, empatia e comprensione profondi. Per far ciò la psicoterapia umanistica e bioenergetica si serve di un ventaglio di strumenti variegati come tecniche creative, esperienziali ed altre mirate all’integrazione tra mente, corpo ed emozioni quali le tecniche di respirazione, il Training Autogeno, le fantasie guidate, le meditazioni e gli esercizi bioenergetici che aiutano a liberarsi dallo stress e dalle tensioni muscolari croniche, amplificano la consapevolezza, l’espressione e la padronanza di sè, promuovono lo stato di vitalità dell’intero organismo. 

Se vuoi darti l’opportunità di migliorare il tuo benessere psicofisico vai all’articolo “Percorsi brevi” in cui mostro com’è possibile ottenerlo in modo rapido ed efficace con il Training Autogeno e gli esercizi bioenergeticihttp://federicapianapsicologa.it/percorsi-brevi/ 

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