Oggi illustro un altro archetipo degli dei Figli, Ermes, il quale, insieme al fratello maggiore Apollo, è il prediletto dal padre Zeus. Ermes, racconta il mito, appena nato va ad esplorare il mondo ed inventa lo strumento musicale della lira, poi, affamato, uccide le giovenche del fratello Apollo. Scoperto, smentisce e finge ignoranza: alla fine regala la lira al fratello e viene perdonato. Tutti i miti che parlano di Ermes ne esaltano le qualità dell’ingegno, del vivo intelletto, della rapidità di pensiero ed azione, dell’astuzia fino all’inganno, della capacità di attraversare i mondi (dall’Olimpo alla terra fino all’Oltretomba) portando messaggi di Zeus e salvando dei ed uomini. Noto anche per le sue capacità di seduzione: pur essendosi unito a molte partner e avendo generato più figli, Ermes non intreccia mai una relazione stabile ma resta celibe, eterno ragazzo: un Peter Pan. Tra i doni di questo archetipo vi sono le abilità di comunicazione, la diplomazia, il commercio, ma anche il lato “ermetico” per l’appunto delle cose: il lato ambiguo che necessita di interpretazione e chiarezza. Questo archetipo può attivarsi nella nostra vita durante la fanciullezza, in risposta a forti cambiamenti esistenziali, quando siamo chiamati ad affrontare novità, a percorrere nuovi territori o quando serve abbandonare gli schemi e agire con spontaneità e creatività. 

E’ più probabile che un secondo- o terzogenito sviluppi l’archetipo Ermes: un bambino del genere nasce gode di più libertà poichè è il fratello maggiore ad essere più coperto di responsabilità, tuttavia, il secondogenito nasce sapendo che il fratello maggiore ha l’eredità familiare quindi può accadere che senta il bisogno di sviluppare scaltrezza per farsi strada, capita spesso che riesca ad ottenere di più dai genitori che persistono nel vederlo, anche una volta adulto, sempre “il più piccolo”. Il bambino Ermes è molto vivace fisicamente: tocca, manipola e smonta ogni cosa, brillante mentalmente e socievole: parla presto ed impara un buon vocabolario, si interessa fin da subito ai rapporti con gli altri. Se viene colto a fare una marachella, tende a mentire con sguardo finto innocente e ad usare le sue abilità di parola per evitare le punizioni. L’ingresso a scuola non è difficile: il bambino è socievole, curioso, apprende facilmente. Occorre non forzarlo a stare seduto troppo a lungo o ad essere preciso e metodico. I primi problemi si evidenziano già a quest’età, data la tendenza del piccolo a prendere cose non sue perchè attratto o incuriosito, a mentire facilmente e a giustificarsi con storie divertenti e fantasiose. Sminuire queste tendenze è deleterio perchè può alimentarle al punto da farne uno stile di vita in età adulta, non è positivo nemmeno imporgli una disciplina ferrea passandogli il messaggio di “bambino cattivo”, poichè può facilmente identificarsi con questa etichetta. Insegnargli modi concreti per rimediare alle sue marachelle, ai suoi errori, aiutandolo a comprendere gli elementi di base della reciprocità, correttezza ed empatia nelle relazioni con gli altri è il compito fondamentale degli adulti intorno a lui: un ruolo cruciale è pertanto svolto dai genitori. La madre è forse il genitore che più incide sul suo sviluppo: una madre introversa, moderata, riflessiva ed autonoma, come una donna Estia, è perfetta, se ha un padre Zeus, dal polso fermo che non si fa intenerire dalla bricconaggine del figlio ma sa anche intravederne le capacità, il piccolo Ermes cresce in modo regolare. Non sono invece buone madri per Ermes donne fortemente emotive, insicure, territoriali e drammatiche, come le Era e le Demetra, non sono buoni padri uomini introversi e giudicanti, come gli Ade, o emotivamente disregolati, come i Poseidone. In adolescenza, il giovane Ermes mette in discussione tutto quel che gli è stato insegnato: il suo desiderio unico è ottenere quel che vuole dalla vita nel più breve tempo possibile. Perciò si interessa a molteplici cose, al punto da potersi disperdere tra queste, e soprattutto si esercita a testare e ad oltrepassare limiti, varca territori, come fa nella mitologia il dio Ermes. Non si impegna strenuamente per ottenere voti alti, come fa un ragazzo Apollo, studia solo ciò che gli interessa e lo attrae fintanto che il suo interesse dura: può ingaggiarsi in un nuovo progetto, sviluppare interessi culturali, artistici o psicologici, oppure incarnare il lato Ombra di questo archetipo, il viandante senza meta. E’ proprio in questa fase di passaggio tra l’infanzia e l’età adulta che il giovane Ermes è più soggetto non solo alla dispersione scolastica, ma anche al disorientamento esistenziale, fino al “prendere una cattiva strada” inserendosi in attività illecite e truffaldine. Verso il mondo del lavoro l’uomo Ermes ha un atteggiamento che gli è tipico: non gli piace essere inserito in precisi ruoli e categorie, tende dunque a non specializzarsi. La sua attenzione si dirige su più cose contemporaneamente, dato l’amore per la libertà può scegliere lavori dove viaggia spesso. Dato il suo fiuto per gli affari, è un abile commerciante, date le sue doti comunicative, è un diplomatico o un politico. Può anche diventare un abile psicologo capace di far attraversare ai suoi pazienti i territori della loro psiche. 

Nei rapporti con le donne, l’uomo Ermes è intrigante, seduttivo, affascinante, ma soprattutto rapido: entra nella vita di una donna sconvolgendola con il turbinio di parole e gesti, ma in breve tempo scompare, quando magari sembra che la relazione inizi a consolidarsi. Può poi ricomparire all’improvviso e senza scusarsi: noncurante dei vissuti della donna, “sedotta ed abbandonata”. Vuole sentirsi assolutamente libero di entrare ed uscire nei rapporti come e quando preferisce, senza alcun vincolo di responsabilità o reciprocità. Facile intuire come una donna possessiva, controllante e fortemente emotiva non faccia al caso suo, ne viene anzi travolta e abbandonata: un connubio migliore si crea con una donna materna ma moderata ed autonoma, come una donna Estia, con una donna esuberante e sensuale, come una Afrodite: il “segreto” per mantenere una relazione con un uomo Ermes è essere una donna sicura di sè, autonoma e disposta a non proiettare su di lui bisogni che non può e non vuole soddisfare (pacatezza, stabilità, empatia e sensibilità, responsabilità). I confini non sono assolutamente definiti nelle relazioni con un uomo Ermes: li varca e li supera con il suo spirito di esplorazione e curiosità, anche i confini tra amicizia ed amore. Il problema è implicito a tale dinamica: l’uomo Ermes tende a prendersi esattamente ciò che vuole quando lo vuole, incurante delle conseguenze per se stesso e per gli altri. Un esempio paradigmatico di ciò è quando va ad interessarsi di una donna già impegnata. Nella sessualità l’uomo Ermes è giocoso ed esplorativo: non giudica nessuna tendenza, anche omosessuale o trasgressiva, presente in lui. Non arriva al matrimonio solitamente, peregrina anche per tutta la vita nel ruolo di Peter Pan refrattario alle responsabilità o di Don Giovanni pronto all’avventura. Se si lega ad una donna, può conviverci senza sposarsi, può fare un lavoro che lo porta spesso a viaggiare, non intrecciare conversazioni emotivamente intime e affidarsi alle capacità della partner di cavarsela da sola e coltivare interessi propri. Se ha figli, l’uomo Ermes tende a trascurarli emotivamente e anche fisicamente: come quando si allontana per i suoi viaggi di lavoro. Le sue migliori qualità sono il far conoscere ai figli i territori che ha varcato e le esperienze che ha fatto, è più un compagno di giochi anzichè un educatore, ruolo delegato alla moglie, se questa non è capace di svolgerlo al meglio così da compensare le carenze dell’uomo Ermes, la rotta di sviluppo dei figli è a rischio. Nei rapporti con gli uomini, Ermes non è certo un leader, ma un gregario che sa stupire e divertire gli amici con le sue idee ed iniziative, con le quali sa coinvolgerli e trascinarli. Frequenta compagnie diverse, non è strettamente “fedele” a nessuno, significativo è che le sue amicizie si basano più sulla condivisione di attività ed interessi piuttosto che sulla condivisione emotiva e sull’empatia. 

I lati Ombra di questo archetipo sono la menzogna e l’inganno. La sua intelligenza e il suo ingegno, uniti alle spiccati doti comunicative, possono degenerare portandolo ad agire a suo esclusivo vantaggio noncurante degli effetti sugli altri: cattivo consigliere, semina discordia anche in famiglia, trama alle spalle altrui, diviene un mentitore e un falsario professionista. La sua evoluzione passa attraverso la scoperta dell’etica: dimensioni come la compassione, l’empatia e l’amore nel verso senso della parola, unite al senso della giustizia e dell’equità, divengono il sentiero della sua rinascita. Tuttavia, l’uomo Ermes non può compierla da solo, deve servirsi di tre archetipi: Zeus, Afrodite ed Apollo. Zeus rappresenta il padre autorevole di cui Ermes ha disperato bisogno: è un uomo più anziano e saggio che Ermes deve interiorizzare, riuscendo a mitigare il suo impulso alla fuga dalle responsabilità; Apollo, invece, dona ad Ermes il senso della giustizia, del distacco e della misura: può essere un fratello maggiore o un valido amico, dal quale imparare le regole e la costanza; poi Afrodite, la parte femminile, che conduce l’uomo Ermes a scoprire il più grande dei tesori: i sentimenti, e l’amore

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