“Andare o non andare dallo psicologo?”, è la domanda che molte persone che soffrono a causa di problemi psicologici fanno a loro stesse, spesso rimandando per molto tempo la decisione di prenotare un appuntamento, compromettendo ulteriormente la propria salute, le relazioni e anche le capacità lavorative. Capita infatti spesso che anche chi presenta un vero e proprio disturbo tarda a rivolgersi ad un professionista, tentando prima le soluzioni più svariate e non trovandone di valide. Perchè accade questo? In questo articolo intendo elencare una serie di motivi per i quali una persona può evitare di rivolgersi ad uno psicologo per un aiuto.

Inconsapevolezza del problema: la persona può non rendersi effettivamente conto di avere un problema di tipo psicologico per il quale sia necessario chiedere aiuto. Capita che la persona in questo caso soffra anche considerevolmente nella propria vita ma che non sia in grado di attribuire a sè la responsabilità di tale malessere e, di conseguenza, del proprio benessere. La persona può individuare all’esterno le cause del proprio malessere, tagliandosi fuori completamente dalla responsabilità per la propria vita, ad esempio pensando che gli altri non la capiscono, la perseguitano, la sfruttano oppure che sia tutta colpa della società. Non essere consapevoli di avere un problema rimanda a due altri concetti affini: la persona può essere inconsapevole della possibilità di risolvere il problema (può pensare che sia normale soffrire nella vita e che lo si debba solo tollerare e basta) ed essere inconsapevole delle proprie capacità individuali di superare il problema stesso (pensando di non avere intelligenza sufficiente, o meno volontà, in sostanza la persona si sente impotente, è bloccata e del tutto demotivata).

Preconcetti culturali nei confronti dello psicologo e della psicologia: la persona può nutrire uno o più dei seguenti preconcetti, che sono alimentati dall’inconsapevolezza. La persona può pensare che lo psicologo lavori soltanto con i “matti”: questo è un potentissimo e diffusissimo pregiudizio che tiene lontano tante persone dallo studio di uno psicologo, poichè porta con sè un’etichetta negativa, come un marchio, che provoca imbarazzo se non vergogna. La realtà dice tutto il contrario: una buona parte dei clienti è formata da persone alle prese con dei disagi moderati o con momenti particolarmente difficili della propria vita, inoltre, andare dallo psicologo è una scelta di persone coraggiose e motivate che vogliono dare più slancio alla propria vita, superando le crisi e diventando padroni della propria vita!

Un altro preconcetto riguarda l’idea diffusa che il lavoro dello psicologo è analogo a quello di un buon amico che ti vuole bene e ti ascolta: il lavoro psicologico non può ridursi ad un semplice conversare, cosa assimilabile ad una chiaccherata con un amico. La maggioranza delle persone che vanno da uno psicologo hanno amici e familiari disposti ad ascoltarli, ma il loro aiuto non è sufficiente a stare davvero bene, poichè un problema psicologico ha dei meccanismi specifici studiati scientificamente dalle branche della psicologia. In questo campo opera infatti lo psicologo in quanto professionista della salute: il suo lavoro è conoscere sia il funzionamento sano e patologico della mente sia le tecniche emotive, mentali, comportamentali e relazionali necessarie a riportare l’equilibrio psicologico della persona.

Altre paure infondate di molte persone sono: l’idea che un percorso psicologico duri anni ed anni e che sia economicamente molto costoso, addirittura che lo psicologo entri nella mente delle persone, manipolandone la personalità o facendo una sorta di lavaggio del cervello. Quanto al primo punto bisogna dire che oggi esistono tanti approcci psicologici, ma, soprattutto, ogni bravo professionista sa “ritagliare” sulle specifiche esigenze del singolo paziente l’approccio più adatto e strategico, per raggiungere gli obiettivi concordati nel minor tempo possibile; contando, comunque, che ogni persona è unica, come ogni problema psicologico, e che non si può pensare di impostare una durata standard per ogni percorso. Quanto al secondo punto, si tratta di un preconcetto dettato da un’ingenuità notevole: lo psicologo non fa qualcosa sulla persona, come un chirurgo munito di bisturi, ma accompagna la persona in un percorso di scoperta, consapevolezza e miglioramento di sè, lo psicologo lavora con e per la persona, con rispetto, sensibilità ed empatia. Non c’è nulla che lo psicologo possa fare senza il consenso del paziente, nè può condurre il paziente in aree dove questi non se la sente di avventurarsi. Lo psicologo offre possibilità, apre panorami, ridà alla persona l’occasione di essere l’artefice del proprio destino.

Infine, una persona può nutrire aspettative non realistiche: pensare che lo psicologo possa salvarla, come una specie di surrogato divino. In questo caso la persona pensa di dover solo presentarsi in studio e lasciare allo psicologo “la direzione dei lavori”, deresponsabilizzandosi ed aspettandosi il miracolo. Inoltre la persona può desiderare di avere dallo psicologo delle prove certe che il percorso funzionerà, anche dopo una singola seduta! In tal caso la persona può avere un’aspettativa sincera accompagnata da una diffidenza cui vorrà trovare risposta con delle rassicurazioni, che, purtroppo, non possono esaurire il suo dubbio. Anzichè assecondare la sua diffidenza, la persona può riflettere su quanto abbia paura ad affidarsi a qualcuno, su quanto non tolleri le incertezze della vita e chiedersi se la sua diffidenza dipenda dal fatto che non si sente adeguatamente compresa dagli altri: in tal caso è molto probabile che questo rappresenti il vero nocciolo del problema e che, con un professionista preparato, possa realmente superarlo.

Infine, la persona può avere un’ambivalenza riguardo al percorso psicologico: può da una parte desiderare di essere aiutata a stare meglio, dall’altra sia in qualche modo attaccata agli aspetti paradossalmente positivi del suo problema. La persona può trovare dei benefici nel “ruolo di malato”, che magari riceve più cure, attenzioni e comprensione, oppure, se sta male da molto tempo, può pensare che cambiare davvero rappresenti una minaccia verso sè stessa, quasi a non immaginarsi diversa da com’è abituata a vedersi. In tutti questi casi anche un solo colloquio con uno psicologo può essere di grande aiuto, poichè:

Aiuta la persona a sondare le motivazioni sia esplicite che subconsce, a chiarire la propria richiesta di aiuto, a smantellare i falsi miti ed i pregiudizi elencati sopra, e a individuare il tipo di percorso psicologico personalizzato sulle esigenze del paziente.

 

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