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Quando la tristezza diventa depressione

Come capire se la tua tristezza è diventata depressione? Negli ultimi manuali usati dai professionisti della salute mentale vengono classificati diversi tipi di depressione: in questo articolo voglio parlarti di quelli riscontrati più di frequente. Si tratta della depressione maggiore, della depressione persistente e del disturbo da disregolazione dell’umore dirompente. Vi sono poi i disturbi bipolari, che costituiscono una categoria a parte e che non tratterò in questo articolo. 

La differenza tra una semplice tristezza e l’inizio della depressione è una questione di intensità, durata e frequenza dei sintomi. Si parla di depressione quando si crea una situazione che procura conseguenze negative su vari ambiti della tua vita, quando i sintomi durano per un tempo più lungo di due mesi, quando ci sono antecedenti nella tua storia familiare e dinamiche che si ripetono, quando il tuo umore è basso per la maggior parte del tempo, quando le capacità di concentrazione e memoria risultano seriamente compromesse, come pure i tuoi livelli di energia fisica, il ritmo sonno-veglia (insonnia o ipersonnia) e l’alimentazione (forte perdita o forte aumento di peso) e tutti questi elementi si ripercuotono negativamente in modo globale sulla tua salute. La depressione è una malattia che coinvolge tanto la mente quanto il corpo: è una malattia psico-biologica, poichè i sintomi interessano la sfera delle emozioni, dei pensieri, delle capacità mentali quanto la parte corporea, nello specifico i sistemi endocrino, nervoso ed immunitario. Quando sei in depressione vera e propria perdi molte delle tue facoltà: sei inabile al lavoro, ti ritiri dalla vita sociale, divieni incapace di portare avanti semplici compiti quotidiani e perdi interesse nella maggior parte delle cose che prima procuravano piacere. Alcuni miti da sfatare: se sei in depressione non sei “svogliato”, “fannullone”, “lamentoso”, “svampito”, hai una malattia seria, non riesci da solo a tirarti fuori da questa condizione davvero invalidante, non ti basta la sola “forza di volontà” e il supporto di familiari ed amici. Necessiti di un aiuto, anzi, di una presa in carico professionale che preveda un approccio sia farmacologico sia psicologico.

La depressione maggiore è la condizione più grave che compromette molto il tuo stato di salute generale, si presenta con episodi gravi ma di breve durata (almeno 2 settimane); mentre la depressione persistente è un tipo di depressione meno grave ma di maggiore durata (almeno 2 anni), quella che nel linguaggio popolare viene chiamata “esaurimento nervoso” che consiste in una continua vulnerabilità emotiva con sbalzi di umore, tristezza, pianto e sintomi corporei. Non pensare che la depressione persistente, solo perchè più lieve, sia da sottovalutare: se non la prendi in carico può compromettere seriamente la qualità della vita. Nel disturbo da disregolazione dell’umore dirompente la caratteristica centrale è la rabbia, emozione presente nella depressione in generale. Ma in questo caso è quell’emozione più visibile che va a coprire la tristezza, il dolore e le altre emozioni presenti: la tua rabbia può essere diretta sia verso gli altri, con scoppi anche improvvisi fino ad azioni aggressive, sia verso te stesso. I quadri descritti rientrano nei disturbi veri e propri: tuttavia ci sono molte forme ancora più lievi ma estremamente comuni. Sono delle forme non diagnosticabili ma che possono portare comunque un peggioramento nella qualità della vita: si tratta di condizioni di marcata e persistente tristezza, nervosismo o agitazione, sbalzi di umore cronici. Quanto agli antecedenti nella storia familiare delle persone che poi si ammalano di depressione, si ritrovano di frequente lutti nell’infanzia, in seguito ai quali da bambino, oltre al dolore per la perdita, ti ritrovi sprovvisto di un adeguato sostegno poichè gli adulti sono sopraffatti dal loro dolore e non sono in grado di occuparti emotivamente di te. Vivi di frequente una dolorosa solitudine che ti porta a sviluppare precocemente il senso di responsabilità e l’autosufficienza: impari a cavartela da solo nella cruda realtà e dimentichi la spensieratezza tipica dell’infanzia. Crescendo, se hai la predisposizione alla depressione, sei un ragazzo responsabile, riflessivo, autonomo, a volte solitario ed impegnato nello studio o in altre attività dove riporti elevati risultati. L’ambiente familiare in cui vivi ripone alte aspettative su di te: impari che per ottenere l’amore dei tuoi cari devi rispondere alle loro aspettative. Si parla di amore condizionato: “Se sarò bravo (nello studio, nello sport, nella musica) sarò amato”, senti di non poter essere amato se ti mostri per la persona che sei, ma per i risultati che riporti. Quando poi accade qualcosa che rompe questo equilibrio senti di non poter ricevere più l’amore degli altri e pensi “Tutto è inutile, è destino che non possa essere amato, ogni sforzo è vano”. Da qui la depressione. 

Un’ultima cosa va detta in merito ad una cosa che riguarda la depressione: il rischio di suicidio. Un mito da sfatare è che porre delle domande dirette se sei depresso ti può inculcare il pensiero del suicidio: se non hai di questi pensieri rispondi comunque volentieri capendone il senso, se hai pensieri sulla morte ti senti molto sollevato e capito nella tua sofferenza, senti che l’altro è interessato ad aiutarti senza ignorare questi pensieri. I pensieri sulla morte devono assolutamente essere presi in considerazione: ancora di più se sono frequenti e se si accompagnano a reali intenzioni o comportamenti, o se ci sono precedenti tentativi di suicidio o gesti auto-lesivi

Nella seconda parte approfondirò le cause della depressione e darò qualche spunto sulle cure possibili: la depressione è una vera e propria malattia e va presa in carico in modo professionale. Ma ne puoi uscire e riappropriarti della tua serenità e della tua vita. Vai qui: http://federicapianapsicologa.it/quando-la-tristezza-diventa-depressione-parte-seconda/

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