La relazione tra genitori e figli è una delle dimensioni relazionali più significative: la genitorialità è un’esperienza di enorme portata. Si suol dire che i genitori nascono insieme ai figli, nel senso che durante la gravidanza si attiva un processo, più o meno rapido o graduale, che investe potentemente la sfera psichica dei futuri genitori, accompagnandoli in questo tempo che non termina necessariamente con il parto, ma prosegue anche nei mesi e negli anni successivi. Gli adulti, dal concepimento al parto e ben oltre, sviluppano psicologicamente quelle facoltà che li portano ad assumere un ruolo nuovo: l’essere genitori. In questo articolo non voglio soffermarmi sulle prime fasi della genitorialità o sulle problematiche che possono insorgere, a causa di svariati fattori interiori o ambientali, nel puerperio (vedi i “baby blues” fino alle vere e proprie depressioni post-partum nelle loro manifestazioni più o meno gravi): voglio piuttosto offrirti (che tu sia un genitore o un figlio, o entrambi) una panoramica semplice ma, mi auguro, interessante, su quei “punti caldi” all’interno delle relazioni tra genitori e figli che si ritrovano in tutti i contesti familiari, in una fase o nell’altra dello sviluppo dei figli. A ricordare che la vignetta “della famiglia del Mulino Bianco”, immagine popolare che è entrata nelle case grazie ai mass media, è uno stereotipo, un’illusione, peraltro pericolosa a mio avviso, poichè spinge anche inconsapevolmente i genitori in quella direzione, disorientandoli.

Veniamo ora a 6 spunti utili ed estremamente pratici per creare e mantenere un clima positivo nelle relazioni tra genitori e figli. 

1- Stabilire una giusta distanza relazionale: i genitori non sono gli amici o i compagni di scuola dei propri figli, il loro ruolo è educativo e pedagogico. Per quanto un genitore possa essere giocoso, “giovanile e moderno” ed amichevole, deve sempre ricordarsi di essere una figura di riferimento adulta e peraltro unica (gli insegnanti e le altre figure adulte che ruotano nella vita dei figli non sono equiparabili ai genitori, ogni figura ha una sua specificità che non va confusa con le altre).

2- Gioco di squadra tra i genitori: quando la comunicazione e l’intesa tra i genitori sono buone, si diffonde un clima positivo e stabile che vale più di troppe parole spese con i figli. Saper concordare le giuste strategie educative rasserena i genitori e, soprattutto, i figli, i quali vedono nei genitori un fronte comune, un’alleanza compatta in grado di fornire risposte ai diversi bisogni durante lo sviluppo.

3- Adeguarsi alle età dei figli: talvolta molti genitori, con l’intenzione di responsabilizzare adeguatamente i propri figli, tendono a considerarli come dei piccoli adulti, comunicando con loro come fanno tra, appunto, adulti, con qualche piccola modifica che non cambia la sostanza della comunicazione. Non è saggio parlare ad un bambino piccolo come ad un adulto in miniatura, nè parlare ad un adolescente come se fosse un bambino piccolo. Riconoscere l’età effettiva dei figli consente ai genitori di dare le giuste regole, avere le giuste aspettative e sintonizzare la comunicazione in base alle reali risorse dei figli in sviluppo.

4- Poche ma chiare regole: ciò consente ai figli di comportarsi in modo adeguato, poichè viene data loro una cornice di riferimento precisa. I figli sanno esattamente cos’è possibile fare (o chiedere) e cosa non lo è. E’ utile comunicare le regole ai bambini e negoziare le regole con gli adolescenti, i quali, se si sentono aggrediti, diventano più ribelli, oppositivi. Compito dei genitori in tal senso è aiutare i figli ad imparare dagli errori, senza farglieli vivere come mortificazioni, ma sempre come opportunità di crescita.

5- Limitare le punizioni: quanto all’aspetto della disciplina, è utile per i genitori limitare le punizioni, ma, cosa ancora più importante e non trascurabile, rinforzare i comportamenti positivi dei figli. Perchè? Perchè la punizione sanziona soltanto il comportamento sbagliato, ma ha il grande limite di non indicare “la retta vita”, non insegna cioè ai figli i comportamenti sani e costruttivi. Questo spiega il motivo per cui di fronte ad un eccesso di punizioni in assenza di alternative più sane, i figli, disorientati, possono reagire con ostinazione e opposizione. 

6- No alle reazioni emotive impulsive: non è affatto facile per i genitori, anche quelli più comprensivi e pacati, sottrarsi alla trappola emotiva della reazione immediata, “a caldo”, che scatta spesso per lo sconcerto, la sorpresa e la frustrazione che suscitano alcuni comportamenti dei figli. Per tale ragione diviene necessario darsi il tempo per capire cosa sta succedendo nella mente e nel cuore dei figli, quali emozioni, interrogativi, esperienze interne ed esterne, e nella relazione con loro. Questo rende possibile sintonizzarsi con la loro età e rispondere adeguatamente: altrimenti il pasticcio sembra inevitabile, e spesso seguito da “magoni” e sensi di colpa da parte dei genitori per aver fatto un intervento errato, per l’appunto impulsivo, o improprio.

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