Può accaderti durante l’esercizio della pesantezza di percepire una sensazione di calore diffuso nelle parti periferiche del corpo (braccia, mani e gambe). Questo accade perchè distendendo e rilassando la muscolatura striata si produce una vasodilatazione ed un maggior afflusso di sangue che va ad irrorare le parti più lontane dal cuore, producendo calore. Questo esercizio, come quello della pesantezza, è uno degli esercizi di base: pesantezza e calore sono gli ingredienti essenziali per produrre quel rilassamento psico-fisico che rappresenta la condizione di base sulla quale poggiano gli altri benefici derivati dagli esercizi complementari. Il principio della vasodilatazione è alla base dell’esercizio sul calore. Dopo che hai raggiunto una buona distensione muscolare, il focus del T.A. si sposta sul sistema vascolare con la concentrazione passiva orientata alla dilatazione dei vasi sanguigni, di arterie e vene. Ne risulta una vera vasodilatazione: l’afflusso di maggiori quantità di sangue nelle parti del corpo porta una sensazione di calore rilevabile anche con un leggero aumento della temperatura cutanea. Il raggiungimento dello stato di calore è più complesso rispetto a quello della pesantezza poichè richiede una distensione più profonda e per qualche soggetto può necessitare di un allenamento più prolungato. Inizialmente è più facile percepire il calore nelle parti più vicine al centro del corpo come le braccia o le mani, poi, con l’allenamento il calore potrà essere avvertito alle gambe ed ai piedi fino a diffondersi in tutto il corpo, con la precisa indicazione di lasciare fuori la testa, che altrimenti ne risulterebbe appesantita e stordita. Può succederti che, di volta in volta, il calore compaia in modo diverso, a volte subito, altre volte più tardi o persino non si manifesti affatto. Questo dipende dalle tue caratteristiche fisiologiche, cioè dai tuoi livelli di vasolabilità che indicano quanto tu sia più o meno in grado di adattarti ai cambiamenti della temperatura esterna e della temperatura interna corporea. E’ evidente che, specialmente all’inizio della pratica, è consigliabile poterlo fare in un ambiente con una temperatura mite o utilizzare anche, se necessario, una coperta, così da consentire al corpo di andare incontro alla vasodilatazione nel modo più agevole possibile.

Nei manuali sul T.A. si riportano casi estermi di ipotermia (alpinisti sommersi da una valanga di neve o rimasti isolati sulle montagne) nei quali l’allenamento nell’esercizio del calore ha reso possibile la sopravvivenza stessa di queste persone in situazioni di grave pericolo.

Come ho detto per la pesantezza, anche per l’esercizio del calore, qualora la sensazione termica tardasse ad arrivare, è possibile ricorrere a degli ausili. Se sei un “tipo visivo“, è utile immaginare una fonte di calore vicina al corpo che lo riscalda, come il fuoco di un camino, una stufa, di essere sdraiato su un prato o su una spiaggia sotto il sole, oppure di essere immerso in una vasca piena di acqua calda. Ugualmente, anzichè limitarti a servirti di immagini evocative durante l’esercizio, per facilitare la percezione del calore è possibile ricorrere alla sperimentazione concreta del calore. Immergere parti del corpo come le mani e i piedi in bacinelle di acqua calda o rimanere esposto ad una piacevole fonte di calore prima di iniziare l’esercizio. In questo modo la memoria sensoriale è in grado di consolidare il ricordo della sensazione di calore per rimandarlo molto più facilmente durante l’esecuzione dell’esercizio.

Calore significa dilatazione e quindi espansione. In Analisi Bioenergetica il movimento è espresso in termini di espansione e contrazione. A pensarci bene, la vita stessa si basa su questi due stati: il respiro, il battito del cuore, la motricità muscolare, la vista e tutti gli organi di senso si basano su queste due polarità di espansione e contrazione. Di solito l’organismo tende ad espandersi nel momento in cui si apre, in cui desidera qualcosa, per questa ragione l’espansione è crescita. All’opposto, l’organismo tende alla contrazione in caso di difesa da un pericolo o in cui voglia mantenere il proprio stato com’è (la famosa zona di comfort).

Ti contrai e spesso senti anche freddo, nel momento in cui provi paura: reazione indispensabile per affrontare un pericolo, anche se spesso si tratto di pericoli immaginati e non concreti. La contrazione consente di non disperdere energie e di essere più reattivo. Allo stesso tempo però è nell’espansione che il corpo incontra il piacere, mentre gli stati di contrazione, soprattutto se prolungati nel tempo, hanno le caratteristiche del fastidio e anche del dolore, come nel caso delle contratture muscolari oppure, guardando in modo più generale alla psiche, della depressione, che altro non è se non una forma di contrazione cronica di tutte le funzioni vitali, in uno stato generale di devitalizzazione. L’espansione comporta la maggior circolazione dell’energia e quindi della vita. Diventare capace della piena espansione di te stesso significa raggiungere la propria autorealizzazione: questo processo non può attuarsi se non permetti al tuo corpo di espanderti secondo la naturale tendenza al piacere.

Diventa comprensibile il fatto che il calore, derivando dalla vasodilatazione e dall’espansione, è alla base dell’esperienza del piacere psico-fisico. All’interno del T.A. l’esercizio del calore è correlato all’apertura del II chakra, chiamato Svadhisthana, situato nel corpo nella zona pelvica. Se nel caso del I chakra il diritto psicologico è quello di esistere, nel II chakra il tuo diritto è quello di sentire e provare piacere. Il II chakra è collegato all’elemento acqua, simboleggia la creatività, il desiderio, ed è rappresentato dal colore arancione. Se la tua energia è bloccata a livello del II chakra è molto probabile che tu non riesca a provare piacere, nè dei sensi in generale (cenestesico, visivo, uditivo, tattile, olfattivo e gustativo) nè sessuale in modo particolare, questo può essere accompagnato da una difficoltà nel lasciarti andare totalmente e a non cedere al naturale processo di espansione.

L’esercizio del calore prevede i seguenti passaggi:

  • Bisogna ritagliarsi uno spazio ed un tempo solo per sè in cui poter stare tranquillo;

  • Assumere una delle posizioni del T.A e chiudere gli occhi;

  • Fare 3 respiri profondi riempiendo e svuotando completamente i polmoni;

  • Lasciare scivolare via dalla mente tutti i pensieri, preoccupazioni ed idee;

  • Ripetere mentalmente da 3 a 6 volte la formula “Io sono perfettamente calmo e disteso”;

  • Concentrarti sul proprio corpo e lasciare andare tutte le tensioni, ripentendo da 3 a 6 volte “Il mio corpo è pesante”;

  • Portare l’attenzione alla mano destra, immaginarne le arterie, le vene e i vasi capillari che irrorano di sangue la mano destra, visualizzare la vasodilatazione e metterti in ascolto delle sensazioni che si sviluppano; ripetere mentalmente da 3 a 6 volte:

  • “Mano destra calda”, “Mano sinistra calda”, “Piedi caldi”, “Corpo caldo, esclusa la testa”;

  • Concludere ognuna di queste formule con “Io sono perfettamente calmo e disteso”;

  • Terminare l’induzione con gli esercizi della ripresa.

Ogni volta che fai l’esercizio del calore è necessario allenarti costantemente così da consolidare la sensazione fisiologica in modo che alla fine sarà sufficiente pronunciare la formula “Corpo caldo” per avvertire tale stato in tutto il corpo immediatamente.

Se vuoi darti l’opportunità di restituire al tuo corpo uno stato di vibrante vitalità, energia e grazia vai all’articolo “Percorsi brevi” dove mostro come è possibile migliorare il proprio benessere psicofisico in modo rapido ed efficace con il Training Autogeno e gli esercizi bioenergetici: http://federicapianapsicologa.it/percorsi-brevi/

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Dopo aver raggiunto un buon livello di distensione attraverso l’esercizio della calma prosegui con il primo esercizio di base, l‘esercizio della pesantezza, il cui obiettivo è far tisperimentare un senso di pesantezza diffuso in tutto il corpo. Questo esercizio, insieme all’induzione del calore, è uno degli esercizi di base: Schulz, infatti, dalla sua esperienza come medico negli ospedali militari, potè constatare che il rilassamento nei feriti era caratterizzato da un progressivo svilupparsi della pesantezza e del calore corporei. Il principio fisiologico alla base di questo stato di pesantezza è il principio della generalizzazione, per cui, concentrandoti passivamente su una particolare sensazione in una parte del corpo, è possibile generalizzare la stessa sensazione a tutto il resto del corpo.

Inizi a indurre la pesantezza partendo dalle braccia, prima il braccio destro (se la persona è destrimana, il braccio sinistro se è mancina), poi il braccio sinistro, per poi andare alle gambe e a tutto quanto il corpo. La sensazione che si produce in seguito all’esercizio è di spinta verso il basso, come ad aderire completamente alla superficie di appoggio. Talvolta il senso di pesantezza può diventare contemporaneamente un senso di leggerezza, in quanto puoi avere la sensazione di completa immobilità ed intorpidimento del corpo tale per cui percepisci un distacco da esso. A livello fisiologico si tratta di un vissuto di abbandono e distensione totali che, con l’allenamento, può diventare sempre più immediato e piacevole.

Può capitare all’inizio e se sei una di quelle persone con maggiori difficoltà a lasciarsi andare e a mollare il controllo, che questa esperienza possa essere percepita con un senso di disagio, che però, ancora una volta grazie alla pratica viene brillantemente superato. Una regola generale è non forzare i tempi nè cercare di accelerare il processo: la commutazione autogena fisiologica e le relative modificazioni corporee devono avvenire in modo naturale, “autogeno” appunto. Non ci deve essere uno sforzo teso a raggiungere velocemente gli obiettivi: lo sforzo produce tensione nervosa e fisica, vanificando il processo del T.A. L’atteggiamento ottimale è di fiducia, apertura e costanza nell’applicazione del metodo. Nel caso in cui la pesantezza tardi ad arrivare nonostante l’allenamento, il suggerimento è di proporti un’immagine significativa che comunichi il senso di pesantezza. Potrai cercare una tua immagine interna da visualizzare, come immaginare il tuo corpo che affonda nella sabbia o sul materasso, che è attirato al basso da una grande calamita, oppure che al corpo siano appesi tanti piccoli pesi che lo portano verso il basso. E’ possibile ampliare la formula aggiungendo elementi che suggeriscono il senso di pesantezza come “Il mio corpo è pesante come il piombo/un blocco di marmo”. Questi stratagemmi mirano ad aprire di più i canali sensoriali al fine di trovare nella memoria corporea quei vissuti del passato in cui hai sperimentato realmente la pesantezza in una parte o in tutto il corpo. Sperimentare la pesantezza in tutto il corpo comporta un avvicinarsi al suolo, alla terra. Tu, lasciando andare tutte le tensioni ed abbandonandoti alla superficie che ti sostiene, puoi affidarti indirettamente al sostegno della terra sotto di te.

Soffermarti su questa immagine diventa importante per il significato simbolico che tale esercizio possiede. Affidarsi alla terra e ricongiungersi ad essa significa infatti ricontattare le tue radici, riavvicinarti alla “Mater”, cioè alla Madre Terra e riceverne tutta l’energia, il sostegno, l’equilibrio e la spinta verso l’alto. Per questa ragione è utile far precedere l’induzione della pesantezza da un esercizio bioenergetico di Grounding. C’è poi un legame con gli aspetti più spirituali dello Yoga correlati al primo chakra, “Muladhara” che significa appunto “radice“, collocato sull’osso sacro. Questo chakra rappresenta la Terra, è indicato dal colore rosso, simboleggia la stabilità, il tuo diritto ad esistere, il primo e più basilare. Queste 3 componenti (fisica, psicologica e spirituale) sono inseparabili poichè lavorare sulla pesantezza corporea significa riappropriarti del contatto con la terra, sentire che le gambe ti sostengono e che sono forti e stabili sul suolo, questo produce un maggior equilibrio sia fisico, sia psicologico che spirituale.

L’esercizio della pesantezza prevede i seguenti passaggi:

  • Prenderti uno spazio ed un tempo solo per sè in cui poter stare tranquillo;

  • Assumere una delle posizioni del T.A.;

  • Chiudere gli occhi;

  • Fare 3 respiri profondi riempiendo e svuotando completamente i polmoni;

  • Lasciare scivolare via dalla mente tutti i pensieri, preoccupazioni ed idee;

  • Ripetere da 3 a 6 volte mentalmente la formula “Io sono perfettamente calmo e disteso”;

  • Concentrarti sul braccio destro (se la persona è mancina sul braccio sinistro) e percorrerlo mentalmente dalle dita della mano fino alla spalla;

  • Ripetere mentalmente da 3 a 6 volte la formula “Braccio destro pesante”;

  • Ripetere mentalmente da 3 a 6 volte la formula “Braccio sinistro pesante”;

  • Ripetere mentalmente da 3 a 6 volte la formula “Gambe pesanti”;

  • Ripetere mentalmente da 3 a 6 volte la formula “Corpo pesante”;

  • Concludere ognuna di queste formule con “Io sono perfettamente calmo e disteso”;

  • Terminare l’induzione con gli esercizi della ripresa.

Ogni volta che fai l’esercizio della pesantezza è necessario allenarti costantemente così da consolidare la sensazione fisiologica in modo che alla fine sarà sufficiente dire la formula “Corpo pesante” per avvertire tale stato in tutto il corpo immediatamente.

Se vuoi darti l’opportunità di rispondere allo stress restituendo al tuo corpo uno stato di vibrante vitalità, energia e grazia vai all’articolo “Percorsi brevi” in cui mostro com’è possibile migliorare il nostro benessere psicofisico con il Training Autogeno e gli esercizi bioenergetici: http://federicapianapsicologa.it/percorsi-brevi/

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In questa serie di articoli ti illustrerò nel dettaglio il protocollo del Training Autogeno di Schulz dal 1° all’ultimo esercizio.

Il Training Autogeno (abbreviato T.A.) può essere concepito come una tecnica di cambiamento e guarigione perchè consente di produrre reali cambiamenti fisici e psicologici andando ad agire su una parte specifica del sistema nervoso, vale a dire il sistema neurovegetativo, preposto a regolare funzioni solitamente al di fuori del controllo volontario.

Il suo fondatore, il medico J. H. Schulz, è arrivato a ideare questo metodo grazie alla collaborazione con Vogt, inventore del sistema del Rilassamento Frazionato, e alle sue esperienze come medico negli ospedali militari. Il T.A. ha una vaga somiglianza con l’ipnosi, entrambi i metodi portano la persona in uno stato di coscienza e concentrazione diversi da quelli ordinari della veglia che rendono possibile alla persona assimilare come una “spugna” specifiche formule. La differenza sta nel fatto che l’ipnosi è eteroindotta, nel senso che viene impostata dal conduttore, mentre il T.A. dopo una prima fase di apprendimento diventa un bagaglio personale che può essere sperimentato in totale autonomia. A livello fisiologico con il T.A. si verifica un fenomeno di commutazione autogena, cioè una autodistensione che porta al cambiamento in termini vegetativi e psicologici. Questo cambiamento si realizza con l’allenamento: dopo diversi mesi di pratica il solo pronunciare la formula produce immediatamente l’effetto ricercato. Per questa ragione il T.A. si presta ad essere imparato in più sessioni, da 8 a 10. Lo stato di rilassamento profondo raggiunto con il T.A. è assimilabile a quello che precede il sonno, qui ti trovi ad un livello di coscienza ottimale per la possibilità di avere intuizioni, raggiungere una maggiore lucidità, imparare più velocemente, ascoltare le tue sensazioni fisiche per conoscerle e modificarle. Molti artisti e scienziati dicono di avere avuto “lampi di genio” poco prima di addormentarsi. E’ possibile perchè il restringimento del campo di coscienza isola la mente dai rumori di fondo come pensieri o preoccupazioni che normalmente non aiutano a sfruttare al massimo le tue risorse.

Qual è il luogo più adatto dove svolgere il T.A.? Inizialmente ti consiglio di praticarlo in un luogo tranquillo e comfortevole, dove tu possa sentirti a tuo agio senza essere disturbato da rumori, luce eccessiva, temperatura troppo bassa o troppo alta. In seguito sarà possibile raggiungere la calma e la concentrazione sempre più velocemente e tu potrai ritagliarti anche uno spazio in situazioni meno comfortevoli: l’auto parcheggiata, la poltrona dell’ufficio o persino durante una visita medica (come dal dentista)! Nella fase iniziale dell’apprendimento, ti consigliondi allenarti nel T.A. fino a 2 volte al giorno, la mattina e alla sera, prima di andare a letto. In questo secondo caso, è possibile utilizzare l’induzione per lasciarti scivolare lentamente nel sonno (evitando quindi gli esercizi della ripresa).

E’ possibile scegliere tra 3 diverse posture:

  • Posizione distesa supina: dopo aver allentato gli abiti troppo stretti, esserti tolto eventuali occhiali, gioielli o accessori vari che possono causare fastidio e dopo aver tolto le scarpe, devi stenderti a pancia all’insù su una superficie morbida (tappeto o materasso), poggiando la testa su un cuscino. Questa è la posizione più comoda ed indicata all’inizio poichè ti consente la maggiore distensione e il pieno appoggio sulla superficie di sostegno. E’ sconsigliata in caso di grave sovrappeso od obesità e di asma perchè non facilita la respirazione.

  • Posizione a poltrona: dopo aver allentato gli abiti, esserti tolto gli accessori e le scarpe, ti siedi su una poltrona provvista di braccioli con uno schienale rigido ed abbastanza alto da permetterti di poggiare collo e testa. E’ un po’ meno comoda rispetto alla posizione supina, ma non ha controindicazioni.

  • Posizione del cocchiere: ti siedi su uno sgabello o un supporto che ti consente di poggiare i piedi a terra. Le gambe sono leggermente divaricate e formano un angolo retto rispetto al pavimento. Il tronco poggia in modo perpendicolare sul bacino mentre il collo è inclinato in avanti. Gli avambracci poggiano sulle cosce vicino alle ginocchia e le mani scivolano nello spazio tra le cosce. E’ la meno indicata all’inizio poichè è la meno comoda essendo fastidiosa se hai dolori o disturbi alla schiena o al collo. Indicata nel praticante esperto poichè può essere praticata in qualunque luogo (uno scalino, persino uno scoglio).

    Gli esercizi del T.A. prevedono specifici proponimenti di sensazioni corporee attraverso l’uso di specifiche formule. Ogni esercizio ne prevede una o meglio più di una. Il proponimento non deve essere sentito come un ordine, ma come un vissuto corporeo che deve essere lasciato arrivare da solo e senza sforzo alcuno. L’obiettivo del T.A., infatti, non è portare qualcosa dentro di te, ma fare emergere ciò che c’è di già a livello potenziale: dai all’energia la possibilità di trovare una ridistribuzione più equilibrata nel tuo corpo. Ogni proponimento viene ripetuto più volte, dalle 3 alle 6 volte. La ripetizione è utile come un Mantra nei rituali orientali, ha ciò lo scopo di elicitare una suggestione nella persona, infiltrandosi nel tuo corpo e nella tua mente.

    Il primo esercizio proposto dal T.A. è l’induzione alla calma, in cui viene suggerita una dimensione di quiete generale. Questa fase è la base di partenza per tutti gli esercizi successivi. Una volta individuato il luogo e il momento adatto è sufficiente assumere una delle posture descritte e calarti in una condizione di passività mentale, isolando fuori dalla mente tutti i pensieri e le preoccupazioni e mettendoti in ascolto di ciò che accade, in un atteggiamento di non volontà, a diventare un osservatore di te stesso. Ognuno ha un canale preferenziale di rappresentazione della formula. Ci sono 2 tipi: i tipi visivi e i tipi acustici. Se sei un tipo visivo trovi facile assimilare la formula se ad essa associ un’immagine che la simboleggi oppure te la rappresenti visivamente come una scritta a grandi caratteri davanti a te. Se sei un tipo acustico trovi invece più facile assimilare la formula puntando sulla componente sonora associata, come il ritmo, la cadenza e la ripetizione.

    Al termine dell’induzione di ogni esercizio, che non supera mai i 25-30 minuti, è estremamente importante concederti qualche minuto per la ripresa. E’ necessario riattivare gradualmente tutta la componente motoria del tuo corpo, dato il livello di distensione raggiunto. Questa fase è fondamentale per evitare sonnolenza, pesantezza, sbandamento o mal di testa alla fine di ogni esercizio.  Per una corretta ripresa è necessario muovere lentamente, con delicatezza, ma con energia, tutto il corpo, partendo dalle dita dei piedi, poi le dita delle mani e, a poco a poco, gambe e braccia, collo e bacino. Una volta ripreso il movimento degli arti, è utile fare 3 respiri profondi, disporti prima su un fianco e poi riaprire lentamente gli occhi, in vista di tornare seduti o in piedi.

    L’induzione alla calma prevede i seguenti passaggi:

    • Assumere la posizione preferita, chiudere gli occhi;

    • Fare 3 respiri profondi in cui si riempiono e si svuotano completamente i polmoni;

    • Lasciar scivolare via dalla mente tutti i pensieri e le preoccupazioni;

    • Prepararti ad allentare tutte le tensioni del corpo, dai piedi fino alla testa;

    • Accogliere tutto ciò che accade dentro di sè;

    • Proponimento della formula “Io sono perfettamente calmo e disteso” ripetendola da 3 a 6 volte;

    • Rimanere in contatto con le sensazioni vissute per qualche minuto;

    • Procedere con gli esercizi della ripresa.

Se vuoi darti l’opportunità di rispondere allo stress restituendo al tuo corpo uno stato di vibrante vitalità, energia e grazia vai all’articolo “Percorsi brevi” in cui mostro com’è possibile migliorare il nostro benessere psicofisico con il Training Autogeno e gli esercizi bioenergetici: http://federicapianapsicologa.it/percorsi-brevi/

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In questo quarto ed ultimo articolo dedicato all’argomento dello stress ti illustro 3 semplici pratiche realmente efficaci e adatti a tutti che puoi apprendere per coltivare quell’attitudine mentale di presenza e centratura necessaria per rispondere in modo consapevole alle situazioni stressanti. La prima tecnica prende il nome di mindfulness, termine inglese che indica la capacità di prestare attenzione all’esperienza che si svolge momento dopo momento in modo intenzionale e senza giudizio. La seconda tecnica si chiama body scan psicosomatico, consiste nel portare la consapevolezza su ogni parte del corpo partendo dalla testa, contattare eventuali tensioni e zone di discomfort, cioè blocchi psicosomatici, e iniziare a scioglierli portandovi la propria energia e il proprio respiro. Tale tecnica è stata messa a punto dallo staff dell’istituto di Psicosomatica PNEI a Bagni di Lucca, LU, dove ho svolto corsi di formazione negli anni 2013-2014. Infine, la terza tecnica, “Creazione di uno spazio mentale”, consiste nel transitare da una focalizzazione sul corpo ad una più ampia consapevolezza ed accettazione delle proprie esperienze interne, in termini di pensieri, immagini, memorie, credenze, fantasie e paure.

1- Pratica di mindfulness: assumi la postura del faraone, se sei seduto su una sedia i piedi sono paralleli e appoggiati a terra, le mani sulle cosce, petto ed addome rilassati e pronti a lasciarsi attraversare dal respiro, la colonna è eretta e la testa è allineata con essa. In alternativa, puoi sedere a terra a gambe incrociate. Chiudi gli occhi e porta l’attenzione al respiro, all’esperienza di questo momento. Porta ora l’attenzione al respiro, al movimento dell’inspirazione e dell’espirazione. Può capitare che la tua mente vaghi, non è uno sbaglio nè una colpa, è la normale attività della tua mente, che, come una scimmia, salta da un pensiero all’altro e da un’immagine all’altra. Ogni volta che ti accorgi di questo, riporta gentilmente la tua attenzione al respiro. Fallo con pazienza e dolcezza, congratulandoti con te stesso ogni volta che ritorni alla tua consapevolezza. Sposta ora l’attezione alle sensazioni corporee, lasciando sullo sfondo la sensazione sottile del respiro. Porta l’attenzione alle sensazioni legate al peso del corpo, al contatto con gli abiti, la sedia o il tappetino, le sensazioni legate alla postura. Cerca di tenere insieme le sensazioni legate al corpo con le sensazioni legate al respiro. Potrebbero emergere sensazioni sgradevoli, tensioni o dolori. Datti l’opportunità di esplorare queste sensazioni portandovi dolcemente la tua consapevolezza e scoprire se mutano e che effetto possono avere su di te. Se dovessero turbarti oltre misura puoi modificare con consapevolezza la tua postura. Ogni volta che ti senti trascinare via dalla forza delle tue sensazioni corporee o dei tuoi pensieri, gentilmente riporta la consapevolezza al respiro e al corpo. Resta ancora alcuni istanti in questo spazio di ascolto imparziale del respiro e del corpo, raccogli le tue sensazioni e apprestati a concludere questa pratica. Muovi leggermente le estremità, dita delle mani e dei piedi, lentamente riapri gli occhi e torna in contatto con l’ambiente e con chi è insieme a te.

2 – Body scan psicosomatico: assumi una posizione comoda, dignitosa, in modo da restare aperto e sveglio mentre svolgi questa pratica. Puoi scegliere se stare seduto su un tappetino a gambe incrociate, su una sedia oppure di sdraiarti sul tappetino. Non appena ti senti pronto, inizia a raccoglierti al tuo interno e chiudi gli occhi: prenditi il tempo di alcuni respiri per entrare sempre più profondamente in contatto con la tua realtà interiore, momento dopo momento. Quando ti senti pronto, porta l’attenzione al respiro che entra e che esce dal naso, che va in tutta la testa. Ascolta le sensazioni in questa zona, c’è tensione o distensione? Senti se ci sono delle differenze nelle zone della testa, nella nuca e nella fronte. Ci sono parti più sensibili di altre? Ci sono parti più luminose di altre? Ora apri leggermente la bocca e senti l’aria che entra e scende nella gola. Porta qui l’attenzione ed esplora questa zona. Ci sono tensioni o aperture? Se senti tensione, ascoltala e cerca di delinearla : che forma ha? Di che colore è? Di che materiale è? E’ chiara o scura? E’ fredda o calda? Scendi ora con l’attenzione nelle spalle e nel torace. Portaci il respiro e senti i movimenti del torace: è libero di espandersi o resta stretto? Poniti in ascolto delle sensazioni che provengono da questa regione così importante, il cuore. Com’è il tuo cuore? Che forma ha, di che colore è, che dimensione ha, che temperatura ha? C’è tensione o apertura ? Qualunque cosa contatti rimani presente ed aperto, senza giudicare o interpretare. Espandi la tua consapevolezza dal torace anche alle spalle e alle braccia e resta qui per qualche istante. Poi scendi nell’addome, portaci il respiro ed ascolta i movimenti di questa parte. Com’è il respiro nell’addome? Fin dove si estende? Senti se c’è tensione o rilassamento e delinea la tensione là dov’è : che forma ha, di che colore è, di che materiale è, che temperatura ha? Ora scendi nel bacino, portaci il respiro ed ascolta le sensazioni in questa zona. Senti se c’è tensione o rilassamento e delinea la tensione là dov’è: che forma ha, di che colore è, di che materiale è, che temperatura ha? Infine scendi nelle gambe giù fino ai piedi, ascolta le sensazioni legate al contatto della pelle con gli abiti, con la sedia o il tappetino. Resta in contatto con il tuo corpo, e quando ti accorgi che la mente vaga, con gentilezza riporta l’attenzione al respiro e al corpo. Sentiti adesso tutto intero, un’unità mente-corpo, dalla cima della testa alle dita dei piedi, raccogli ancora per qualche istante le sensazioni che il corpo produce. Quando lo desideri, lentamente, muovi le estremità, dita dei piedi e delle mani, apri gli occhi e torna in contatto con l’ambiente e con chi è insieme a te.

3 – Creazione di uno spazio mentale: assumi una posizione comoda, dignitosa, in modo da restare aperto e sveglio mentre svolgi questa pratica. Puoi scegliere se stare seduto su un tappetino a gambe incrociate, su una sedia oppure di sdraiarti sul tappetino. Non appena ti senti pronto, inizia a raccoglierti al tuo interno e chiudi gli occhi: prenditi il tempo di alcuni respiri per entrare sempre più profondamente in contatto con la tua realtà interiore, momento dopo momento. Porta l’attenzione alle sensazioni che provengono dal contatto con gli abiti, con la sedia o con il tappetino, alle sensazioni legate alla postura. Lascia che il respiro fluisca spontaneamente, come un’onda, e abita questo spazio di consapevolezza, sospendendo ogni giudizio. Quanto spesso nella tua vita ti concedi di immergerti in questo stato mentale? Quanto invece è facile ed automatico fondersi con questo flusso di immagini, pensieri ed emozioni al punto da perdertici? Prova a considerare questi eventi mentali per ciò che sono: semplici oggetti nel flusso della coscienza. Ogni volta che compare un nuovo pensiero o una nuova immagine, limitati ad osservarli. Puoi anche dare loro un nome, dicendoti in silenzio: “Sto giudicando” o “Sto pensando al domani”. E’ possibile riconoscere, accettare e tollerare questi eventi mentali? Crea uno spazio mentale nel qui ed ora per ogni evento mentale. Qualora emergano sensazioni dolorose, memorie difficili o paure, rimani in contatto con queste esperienze. Nessun pensiero è permanente, tutto scorre nel flusso della vita, ogni momento è diverso da quello precedente e da quello seguente. Di volta in volta, può essere utile riagganciarti al qui ed ora, ricontattando le sensazioni fisiche e il flusso del respiro. Quando lo desideri, lentamente, muovi le estremità, dita dei piedi e delle mani, apri gli occhi e tornia in contatto con l’ambiente e con chi è insieme a te.

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1- Rompere il circolo vizioso. Il primo passo è acquisire la consapevolezza di ciò che accade esattamente nel momento in cui sta accadendo. Non è inevitabile percorrere reagire con l’attacco o la fuga, l’impotenza o la depressione ogni volta che sei in preda allo stress. E’ possibile fare una scelta diversa, la scelta della consapevolezza. Essere consapevole momento per momento consente di influire sul corso degli eventi proprio quando è più forte la tendenza alla reazione automatica. Non appena porti consapevolezza a ciò che sta succedendo in una situazione di stress, cambi alla base la situazione, poichè disinneschi il “pilota automatico“. Non devi più reprimere i pensieri e le emozioni, ti dai il permesso di sentirti ferito, impaurito, deluso o arrabbiato e di avvertire le tensioni nel tuo corpo: in uno stato di consapevolezza e presenza riconosci questi turbamenti per ciò che sono, cioè semplici emozioni, pensieri e sensazioni fisiche, ciò riduce naturalmente l’intensità della reazione e i suoi effetti su di te.

2- Centratura. E’ irrealistico aspettarti che la consapevolezza debba emergere “come per magia” in situazioni di stress: solo allenandoti in modo costante alla pratica della consapevolezza è possibile far sì che la calma e l’attenzione diventino abbastanza forti da farti rispondere in modo equilibrato allo stress. La pratica della consapevolezza consolida un atteggiamento completamente diverso dal controllo o, peggio, dalla repressione: nè percorrere la strada della consapevolezza significa che sarai sempre libero dallo stress come in un eterno paradiso, o che non avrai mai più reazioni disfunzionali. Praticando la consapevolezza riduci l’intensità dello stress, recuperi più rapidamente, lasci andare le tue limitanti visioni della situazione e ti dai il permesso di osservare cosa accade, dentro e fuori di te, se la affronti con più calma e centratura. In tal modo, scoprirai che quelle cose che un tempo portavano una grande agitazione ora non sono che lievi turbamenti: non perchè non si tratta più di situazioni stressanti, ma perchè sei stato tu a cambiare interiormente. Sei più aperto, consapevole, presente a te stesso e più fiducioso: in contatto con la tua energia vitale e il tuo potere personale.

3 – Respiro. Come puoi coltivare la capacità di rispondere allo stress nella vita quotidiana? Momento dopo momento, radicandoti nel tuo corpo e nel tuo respiro. Affrontare ogni situazione di stress in questo modo le trasforma da momenti drammatici a sfide ed opportunità di crescita. Il respiro ha di per sè un effetto calmante, soprattutto quando è collocato nell’addome, con la respirazione diaframmatica. Il respiro è come un’ancora che offre stabilità, come uno scoglio in mezzo al mare, intorno al quale l’acqua scorre. Da uno spazio di centratura e calma riesci ad escogitare soluzioni più creative e funzionali allo stress. Le situazioni difficili non sono più soverchianti e resti in possesso del tuo equilibrio, allargando le ntue vedute, guadagnando in flessibilità e calibrando le tue reazioni emotive ed i tuo pensieri nel contesto. Via via che la centratura e l’attitudine mentale di calma e presenza diventano più familiari, riesci ad evocarle quando ce n’è più bisogno: “cavalcando l’onda” anzichè negarla, fuggire o restarne schiacciato. La consapevolezza reca in dono un conforto anche in mezzo alla sofferenza, è il conforto di una mente saggia e centrata.

Se vuoi imparare 3 semplici ed efficaci tecniche per rispondere con consapevolezza allo stress vai all’articolo “3 tecniche per imparare a gestire lo stress”: http://federicapianapsicologa.it/3-tecniche-per-imparare-a-gestire-lo-stress/

Se vuoi darti l’opportunità di rispondere allo stress restituendo al tuo corpo uno stato di vibrante vitalità, energia e grazia vai all’articolo “Percorsi brevi” in cui mostro com’è possibile migliorare il nostro benessere psicofisico con il Training Autogeno e gli esercizi bioenergetici: http://federicapianapsicologa.it/percorsi-brevi/

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1- Il ciclo della reattività. Gli stressor che si protraggono nel tempo sono di tipo cronico, quelli che hanno una durata limitata sono di tipo acuto, alcuni sono prevedibili, altri no. Come per l’ansia, ogni volta che ti trovi di fronte ad una minaccia fisica o psicologica, il tuo organismo risponde con una tipica reazione di allarme, l’attacco o la fuga. Si crea sovreccitazione, con forti tensioni muscolari ed emozioni intense, come terrore, impotenza, rabbia, ciò è reso possibile da una rapida cascata di segnali nervosi e la liberazione degli ormoni dello stress, quali il cortisolo e l’adrenalina. In stato di sovreccitazione i sensi si acuiscono in modo da rispondere alla minaccia in breve tempo: le pupille si dilatano, aumenta l’attenzione, il ritmo e la forza delle contrazioni del cuore crescono, il flusso sanguigno diretto all’apparato digerente si arresta. Tutti questi cambiamenti avvengono grazie all’attivazione del ramo simpatico del sistema nervoso autonomo; che governa la reazione di attacco o fuga, preposta ad accelerare i processi interni del corpo, mentre l’altro, il ramo parasimpatico, serve a disattivarli e a rilassarli. Questi percorsi interconnessi rendono possibile una risposta fisiologica ed emotiva integrata ai fattori di stress e fanno parte di un circuito complesso detto asse dello stress.

2 – Sovraeccitazione cronica. Può accadere che la sovraeccitazione tipica della reazione di stress diventi cronica. Questa reazione di stress incontrollata, può produrre serie conseguenze per la salute psicologica e fisica. Che cosa accade quando la reazione di attacco o fuga insorge ma non è possibile nè fuggire nè combattere? Ti senti in trappola, arrabbiato, triste o ansioso. Un modo comune di affrontare tutto ciò è reprimere le emozioni: la reazione di stress non si esaurisce, come avviene fisiologicamente grazie all’attacco o alla fuga, ma perdura e ti trascini dietro uno stato di sovraeccitazione che, nel tempo, può dar luogo ad ipertensione, aritmie cardiache, disturbi digestivi, cefalee croniche, mal di schiena, disturbi del sonno e uno stato di ansia generalizzata.

3 – Strategie di adattamento disfunzionali. Alcune persone imparano ad adattarsi molto bene a circostanze difficili, creandosi le proprie strategie: sanno prendersi una pausa, del tempo libero, coltivare interessi, chiedere aiuto ad altri, autoregolare le proprie emozioni e valutare le situazioni nella giusta prospettiva. Queste sono le persone più resistenti allo stress, hanno quella facoltà chiamata resilienza, vale a dire la capacità di superare avversità riorganizzando la propria esistenza, che mantiene una direzione, un senso e un valore. C’è chi, invece, affronta lo stress con modalità di adattamento disfunzionali, poichè nel tempo aggravano lo stress psicofisico. Una strategia comune è la negazione, per cui ti rifiuti di ammettere che hai un problema, rifugiarti in modo compulsivo nel lavoro, se la vita familiare è insoddisfacente, il lavoro è un’ottima scusa per stare il più possibile lontano da casa, lo è ancora di più se è fonte di gratificazione e prestigio sociale. Un’altra tendenza assai diffusa è ricorrere a qualche tipo di sostanza, legale o illegale, alcool, nicotina, caffè e una enorme varietà di farmaci. Anche il cibo può essere utilizzato come una sostanza per lenire il disagio emotivo. Basti pensare a quando mangi sulla spinta di emozioni o come abitudine per stimolarti e soddisfare bisogni non tanto fisici quanto emotivi (colmare vuoti, reprimere emozioni).

4 – Crollo e depressione. Puoi vivere per degli anni prigioniero del circolo vizioso fatto di stress, reazioni disfunzionali, seguiti da ulteriore stress e da ulteriori tentativi di adattamento, e così via. Probabilmente ci sono persone che vogliono aiutarti ad ammettere che hai un problema e a cercare un rimedio. Può capitare, spesso, di ignorare i messaggi del tuo corpo e i suggerimenti degli altri quando il ciclo della reattitivà allo stress è consolidato al punto da essere diventato un’abitudine. Ciò accade perchè le abitudini forniscono una sicurezza e un sollievo minimi cui diventa difficile rinunciare, anche se ti danneggiano seriamente. Prima o poi tutti gli effetti cumulati dello stress portano ad un crollo: il modo in cui si manifesta dipende dalla tua genetica, dal tuo ambiente e dal tuo stile di vita. L’anello più debole della catena è quello che cede per primo, qualunque organo o apparato può essere il bersaglio che innesca la malattia. C’è anche un’altra possibilità: quando una situazione di stress inevitabile si protrae a lungo, come nell’assistenza ad un familiare anziano o disabile, se non impari strategie di adattamento funzionali a breve a lungo termine, lo stress può portare ad un senso di disperazione ed impotenza che sfocia in depressione cronica. Infine, quando diventi prigioniero del ciclo della reattività allo stress, sei portato a pensare che “così è la vita”, arrendendoti. Al contrario, l’alternativa sana alla prigionia consiste nel cessare di reagire con il pilota automatico e iniziare a rispondere allo stress, aprendo la via alla consapevolezza nella vita quotidiana.

Se vuoi sapere come disinnescare il pilota automatico e imparare semplici tecniche per ridurre lo stress prosegui la lettura con l’articolo “La strada della consapevolezza: tre principi per ridurre lo stress”:   http://federicapianapsicologa.it/la-strada-della-consapevolezza-tre-principi-per-ridurre-lo-stress/

Se vuoi darti l’opportunità di restituire al tuo corpo uno stato di vibrante vitalità, energia e grazia vai all’articolo “Percorsi brevi” dove mostro com’è possibile migliorare il nostro stato di benessere psicofisico in modo rapido ed efficace con il Training Autogeno e gli esercizi bioenergetici: http://federicapianapsicologa.it/percorsi-brevi/

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Lo stress è un ingrediente presente nella vita di tutti. Per comprenderlo a fondo occorre adottare un’ottica a 360°. Il primo ad aver parlato di stress fu Hans Selye negli anni ’50, partendo dai suoi studi sugli animali. Selye chiamò “stress” solo la risposta dell’organismo, mentre dava il nome di “stressor“, allo stimolo che innescava tale risposta. Definì lo stress come “la risposta non-specifica dell’organismo a qualunque pressione o richiesta“. La pressione o richiesta che rappresenta lo stressor può essere sia un evento interno che un evento esterno. Ad esempio, un certo pensiero o sentimento può essere causa di stress, quindi uno stressor, in altri casi, invece, lo stesso pensiero o sentimento può sopraggiungere in risposta ad uno stimolo esterno come uno scontro con una persona o una perdita.

Selye sosteneva che l’aspetto più interessante dello stress è che consiste in una risposta fisiologica generalizzata con cui l’organismo cerca di adattarsi alle richieste cui è soggetto. Egli chiamò questa risposta sindrome di adattamento generale vedendoci il mezzo con cui gli animali e gli esseri umani riescono a mantenere la loro funzionalità, e a volte a mantenersi in vita, davanti a pericoli, traumi o cambiamenti. Sottolineò che lo stress è una componente naturale della vita e, come tale, ineliminabile completamente.

Selye osservò che in certe circostanze lo stress può dare luogo a vere e proprie patologie dell’adattamento: quando i tentativi di rispondere agli stressor non sono funzionali, ma sregolati o inadeguati. Ne deriva, perciò, che più sei in grado di produrre risposte efficaci agli stressor, più possibilità hai di scongiurare danni per la tuaa salute psico-fisica.

La possibilità di affrontare efficacemente uno stressor dipende dalla sua intensità. A un estremo ci sono eventi tanto violenti da ucciderti o provocarti seri danni, indipendentemente da come li percepisci, se non è possibile evitarli: come l’esposizione a dosi massicce di radiazioni o sostanze tossiche, o un brutto incidente stradale. A metà tra gli stressor letali e quelli più benigni, c’è un’ampia gamma di casi in cui è il modo in cui percepisci ed affronti la situazione a determinare a quanto stress vai incontro. Imparando ad utilizzare in modo consapevole ed intelligente le tue risorse, ed apprenderne di nuove quando serve, è possibile ridurre gli effetti dello stress.

Se vuoi saperne di più sui meccanismi dello stress, i circoli viziosi e le strategie di adattamento prosegui la lettura con l’articolo “Conoscere e gestire lo stress: parte seconda”:http://federicapianapsicologa.it/conoscere-e-gestire-lo-stress-parte-seconda/

Se vuoi darti l’opportunità di restituire al tuo corpo uno stato di vibrante vitalità, energia e grazia vai all’articolo “Percorsi brevi” dove mostro com’è possibile migliorare il nostro stato di benessere psicofisico in modo rapido ed efficace con il Training Autogeno e gli esercizi bioenergetici: http://federicapianapsicologa.it/percorsi-brevi/

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Dall’unione del Training Autogeno di Schulz e degli esercizi bioenergetici un’opportunità per migliorare il tuo benessere psico-fisico in modo rapido ed efficace.

Oltre al sostegno e alla psicoterapia individuale e di coppia, offro percorsi di crescita individuali volti a raggiungere obiettivi precisi, sulla base delle tue esigenze ed entro un numero di incontri predefinito, da 10 a 12 incontri. Il percorso prevede l’applicazione del protocollo del Training Autogeno di Schulz, il metodo di rilassamento e consapevolezza psico-corporea più studiato, in combinazione strategica con gli esercizi propri dell’Analisi Bioenergetica: tale connubio risulta essere, nella mia esperienza, particolarmente efficace poichè porta ti in breve tempo a contattare e sciogliere i tuoi blocchi emozionali visibili a livello muscolare ripristinando il naturale flusso dell’energia, producendo uno stato di maggiore vitalità e salute del corpo e della mente.

Tali percorsi mirano a creare in te uno stato di benessere psico-fisico globale reso possibile da una maggiore autostima, capacità di auto-determinarti e di sviluppare le proprie potenzialità.

Con la forza della Bioenergetica e la dolcezza del Training Autogeno è possibile restituire al corpo uno stato di vibrante vitalità, energia e grazia.

Il percorso di crescita personale inizia con una valutazione generale della persona attraverso il colloquio e dei test specifici, cui segue l’accordo sugli obiettivi e la tempistica degli incontri. Le aree di applicazione sono:

  1. Potenziamento dell’autostima;
  2. Potenziamento dell’assertività (affermazione ed espressione di te) e dell’autoefficacia (fiducia nelle tue capacità);
  3. Sviluppo della comunicazione efficace e della gestione del conflitto;
  4. Rilassamento e gestione dell’ansia e dello stress;
  5. Attenuazione del dolore (stati infiammatori, dolori muscolari, cefalea, problemi mestruali);
  6. Attenuazione dei disturbi del sonno (insonnia);
  7. Regolazione delle emozioni (ansia, tristezza, rabbia, dolore, vergogna, sensi di colpa);
  8. Miglioramento della performance nel lavoro e nello studio;
  9. Miglioramento nella percezione del tuo corpo e dell’immagine corporea;
  10. Consapevolezza e gestione del tuo rapporto con il cibo.

Alla fine degli incontri, valuto insieme a te gli obiettivi raggiunti e le eventuali difficoltà. Sulla base di tale valutazione, si può portare a termine il percorso di crescita, oppure decidere di proseguire con un percorso più approfondito di psicoterapia individuale o di coppia.

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Che cos’è?

Il Training Autogeno è il più noto e studiato metodo di rilassamento psico-corporeo creato da J. H. Schultz negli anni ’30. Definire il Training Autogeno un metodo di rilassamento è riduttivo, si tratta infatti di una tecnica di guarigione poichè consente di produrre reali cambiamenti fisici e psicologici andando ad agire sul sistema neurovegetativo e sulla consapevolezza di corpo, emozioni, pensieri e in generale della tua personalità. Il nome stesso indica un allenamento (Training) che si genera da sè (Autogeno) e che quindi puoi apprendere ed utilizzare in modo autonomo dopo aver partecipato al corso sotto la guida di un conduttore.

Come funziona?

Lo stato di distensione che viene suggerito in fase preliminare ti permette di scivolare lentamente in uno stato di attenzione e di attivazione fisiologica simile al dormiveglia, che ti consente di isolarti dai rumori di fondo e di renderti ricettivo ai concetti trasmessi dalle apposite formule del protocollo. A livello fisiologico, ciò che accade nel Training Autogeno è un fenomeno di Commutazione Autogena, cioè una autodistensione che rende possibili dei cambiamenti sia fisici che psichici.

Le fasi del protocollo

L’esercizio preliminare consiste nell’induzione alla calma, cioè uno stato di rilassamento generalizzato in cui lasci andare via tutti i tuoi pensieri e ad allentare tutte le tue tensioni. Poi vi sono esercizi di Base e Complementari.

Gli esercizi di Base sono 2:

  • La pesantezza: in cui si viene a creare uno stato di abbandono corporeo in cui tutti i tuoi muscoli si rilassano e si distendono,

  • Il calore: in cui si ha una vasodilatazione periferica con un aumento del flusso sanguigno e una sensazione di espansione e calore, supportate da un leggero aumento della temperatura cutanea.

Gli esercizi Complementari sono 4:

  • Il cuore: in cui si giunge a migliorare la funzione cardiocircolatoria entrando in ascolto e in sintonia col tuo battito e ritmo cardiaco,

  • Il respiro: in cui si realizza una maggiore regolarità delle funzioni respiratorie, senza alternarne il ritmo naturale,

  • Il plesso solare: in cui si produce un maggior afflusso di sangue a tutti gli organi interni e all’apparato gastrointestinale, portando un piacevole senso di calore interno e di smorzamento delle emozioni forti, “viscerali”, connesse all’alterazione di questa zona,

  • La fronte fresca: in cui si produce una leggera vasocostrizione dei vasi sanguigni del cranio ed una sensazione di freschezza che si espande dalla fronte a tutta la testa, andando a diminuire eventuali dolori (emicranie) e a migliorare le capacità logiche e cognitive.

A cosa serve?

Il Training Autogeno si dimostra utile in una varietà di situazioni, sia di tipo fisico che psicologico.

  • Distensione come riposo: recupero di energie nel caso di affaticamento mentale, fisico o di deprivazione di sonno.

  • Autoinduzione alla calma: effetto calmante e lenitivo sulle emozioni.

  • Consapevolezza psico-corporea: la possibilità di ritagliarsi uno spazio per te stesso imparando ad ascoltare il tuo corpo, le sensazioni e le emozioni aiuta a conoscerti più a fondo, a regolare alcune funzioni fisiche e a calibrare le emozioni, senza fartene travolgere.

  • Miglioramento delle prestazioni nello sport, nel lavoro, nello studio e nell’arte. Lo stato di concentrazione che si raggiunge con l’allenamento consente di favorire alcuni aspetti che vuoi migliorare nello sport, nel lavoro, nello studio e nell’arte.

  • Eliminazione o attenuazione di moltissimi disturbi. Problemi psicosomatici (disturbi dell’alimentazione e della digestione, ipertensione, ipotensione, asma, bruxismo, balbuzie, psoriasi). Sintomi dolorosi (reumatismi, infiammazioni, cervicale, sindrome premestruale e dismenorrea, cistite, emicrania e nevralgia). Dipendenze (fumo, alcool, cibo). Disturbi del sonno (insonnia). Disturbi d’ansia (attacchi di panico, fobie, disturbo da stress). Preparazione al parto e riabilitazione psicofisica nel post-partum.

  • Autoconoscenza, autocontrollo e padronanza di te.
  • Autodeterminazione (tramite la formulazione di proponimenti studiati ad hoc nei singoli casi).

Controindicazioni:

Il Training Autogeno è un metodo di comprovata efficacia adatto alla maggior parte delle persone di tutte le età, dai bambini, alle gestanti fino agli anziani. Ci sono tuttavia dei casi in cui è controindicato. Si parla di situazioni psicopatologiche: disturbo ossessivo-compulsivo, grave ipocondria, grave depressione, psicosi, e di patologie organiche: infarti recenti (fino a 6 mesi), insufficienza cardiaca e scompenso cardiaco.

Come propongo il Training Autogeno:

Svolgo sessioni sia individuali, che di coppia (con il partner, un familiare o un amico) che in gruppo ( da 4 a 12 persone). Sono disponibile a svolgere le sessioni di lavoro individuali e di coppia in ogni momento dell’anno, su appuntamento; mentre svolgo le sessioni di gruppo in alcune date calendarizzate, consultabili nella sezione “News ed eventi” di questo sito. La durata di un percorso di Training Autogeno individuale o di coppia è di 10-12 incontri a cadenza settimanale, in cui, dopo l’illustrazione dei concetti teorici alla base del metodo, ti guido in esercizi preliminari di attivazione e consapevolezza psico-corporea tratti dall’Analisi Bioenergetica oppure utilizzo visualizzazioni guidate, allo scopo di farti calare in una dimensione di ascolto e di attenzione di, di contatto e scioglimento di tensioni nervose e muscolari, utili ad entrare in profondità nel tuo corpo e nei tuoi vissuti interiori. Al termine dell’esercizio sono previsti un feedback ed una condivisione utili ad affrontare le eventuali difficoltà, rispondere alle domande e comprendere al meglio lo svolgimento del metodo. E’ inoltre previsto un lavoro a casa, facilitato dalle tracce audio e da piccole dispense utili ad annotare i progressi e le difficoltà nella pratica. Lo schema di un percorso di Training Autogeno di gruppo è il medesimo, la durata può variare dai 9 ai 10 incontri.

Per conoscere nel dettaglio il Training Autogeno di Schultz vai nella sezione “Gestione dello stress” dove troverai articoli dedicati ai singoli esercizi.

Oltre al sostegno, alla consulenza e alla psicoterapia, offro percorsi di crescita sia individuali che di gruppo, volti principalmente a raggiungere obiettivi precisi, sulla base delle tue esigenze ed entro un numero di incontri concordato.

Si tratta di percorsi brevi che mirano a creare, in te come individuo o in un gruppo, l’empowerment. Tale espressione definisce un processo di crescita basato sull’aumento della stima di te e dell’autodeterminazione, volto a far emergere le tue risorse latenti e portarti a realizzare il tuo potenziale. Questo processo porta ad un rovesciamento nella percezione dei tuoi limiti, rendendo possibile raggiungere risultati superiori alle tue aspettative. Attraverso l’empowerment tu come individuo o un gruppo passa dall’ “impotenza appresa” (cioè la passività accompagnata da sfiducia nell’affrontare i problemi) alla ”fiducia appresa” (in te stesso e nelle proprie capacità).

L’empowerment si declina su 3 dimensioni: intrapersonale, interpersonale e comportamentale. La 1° dimensione si riferisce alla percezione di controllo e competenza rispetto a sfide e problemi; la 2° dimensione alla capacità critica di analizzare il tuo contesto, individuare le risorse necessarie e scegliere un piano d’azione; la 3° dimensione, infine, riguarda la partecipazione attiva e le azioni messe in pratica in vista degli obiettivi.

Il percorso di crescita personale inizia con una valutazione globale della tua situazione attraverso un colloquio e test specifici, cui segue l’accordo sugli obiettivi e sulla tempistica degli incontri.

Le aree di interesse sono:
Potenziamento dell’autostima;
Potenziamento dell’assertività e dell’autoefficacia;
Sviluppo della comunicazione efficace e della risoluzione dei conflitti;
Rilassamento e gestione dell’ansia;
Gestione dello stress psico-fisico;
Miglioramento della consapevolezza nel rapporto con il cibo.

Alla fine degli incontri concordati, valutiamo insieme paziente gli obiettivi raggiunti; sulla base di tale valutazione, si può portare a conclusione il percorso di crescita, oppure, qualora tu ne senta il bisogno, proseguire con percorsi più approfonditi di consulenza psicologica o di psicoterapia.

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