La sensualità

Che cos’è la sensualità? Mi riferisco alle capacità dei sensi, alla sensibilità. In senso generale mi riferisco al percepire impulsi e desideri sessuali e al ricercare i piaceri dei sensi, sia in quelli della sfera erotica sia in quelli tipici delle varie forme di sensualità, anche le più raffinate come l’arte, la musica, il teatro, il cinema, la danza. Rispetto al sentirsi o meno attraenti o sexy, alcune giovani donne non si sentono attraenti, nonostante riconoscano di essere piuttosto bene, interessanti e gradevoli.

Le ragioni possono essere numerose: ad esempio nella loro gestualità e comunicazione non verbale. Molte donne mantengono fisicamente un assetto e un passo molto rigido, incurvano il busto, oppure si assestano in una postura troppo eretta e maestosa, apparendo o dimesse, o rigide ed innaturali. Una donna che balla il tango di certo non si atteggerebbe in quel modo.

Ci sono poi aspetti più profondi e strettamente psicologici: condizionamenti familiari (ad esempio un dato rapporto tra madre e figlia può instillare un certo modo di vivere nella figlia, in continuità o in aperta ribellione allo stile materno); esperienze di vita con partner con esigenze diverse, un certo temperamento (introversione e timidezza, estroversione e istrionismo), nonchè effetti dei media e della cultura contemporanea.

La comunicazione non verbale. Il linguaggio del tuo corpo è molto importante poichè veicola un’infinità di messaggi, quali disponibilità, dolcezza, accoglimento, o il contrario. Può esserci contraddizione tra le tue parole e il linguaggio del tuo corpo, che è il più veritiero.

La sensualità indica una dimensione importante del femminile che non ha a che fare con l’essere sexy: quest’ultimo termine si riferisce ad un atteggiamento un po’ studiato e costruito, mentre la sensualità è un qualcosa che ti permette di sentirti naturale, spontanea, “fluida e fluente”, e di apparire come tale. Certo è che puoi affinare e valorizzare qualità personali quali l’ironia e la dialettica che vanno ad accompagnare la capacità di “usare” in modo sensuale il tuo corpo.

Il tuo corpo comunica costantemente, inviando messaggi tramite le reazioni fisiologiche, la postura, la mimica, i gesti, il modo di camminare e di vestire. Tali segnali possono essere consapevoli e inconsapevoli, colti o meno dall’interlocutore: il compito di ognuno, e tuo come donna in particolare, è divenire estremamente consapevole della portata dei tuoi aspetti sensoriali e sensuali, per imparare ad indossarli e a goderne tu stessa, prima ancora che farne uno strumento di seduzione interpersonale.

Effetti della moda, dei media e della cultura in generale. Vivi in una società che ti ha convinto della necessità di essere sexy, piuttosto che sensoriale/sensuale tramite l’ascolto del tuo sentire, bombardandoti di icone sessuali, bombe supersexy, machi dominanti e sempre pronti alla conquista, eroine libidinose e mille contesti patinati che richiedono come imperativo il soddisfacimento erotico. Tali messaggi sono evidenti ovunque: nelle pubblicità, nei manifesti, nelle riviste e soprattutto navigando online. Sembra che il messaggio sovrano sia: chi non accetta e non si adegua a tale sistema di convinzioni, quasi fosse un Credo, è escluso, è perduto.

Come puoi rispondere consapevolmente se non ti ritrovi in questa mentalità? Se sei una donna che non si sente una bomba super sexy o un uomo che non si rispecchia nell’ideale del macho pronto all’agguato e a sfoderare i muscoli? Forse una buona domanda da porsi è questa: “Voglio realmente adeguarmi a tale mentalià? A tali stereotipi? O sono gli altri che si aspettano questo da me?”, “Cosa mi dice la mia pancia veramente?”, infine, “Qual è il mio modo più autentico di sentirmi sensuale e poi sexy?”.

Prosegui la lettura dell’articolo “La sensualità: oltre il concetto di sexy. Parte seconda”:http://federicapianapsicologa.it/la-sensualita-oltre-il-concetto-di-sexy-parte-seconda/Se vuoi darti l’opportunità di migliorare il rapporto con il tuo corpo e la tua immagine corporea vai alla pagina “Il mio approccio” in cui illustro il mio metodo integrato alla psicoterapia:http://federicapianapsicologa.it/il-mio-approccio/ Se invece vuoi darti l’opportunità di migliorare il tuo benessere psicofisico restituendo al tuo corpo uno stato di vibrante vitalità, energia e grazia vai all’articolo “Percorsi brevi” in cui mostro com’è possibile migliorare il nostro benessere psicofisico con il Training Autogeno e gli esercizi bioenergetici: http://federicapianapsicologa.it/percorsi-brevi/ 

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Il corpo e l’immagine

Per poter avere un rapporto più equilibrato con il tuo corpo e la tua immagine è necessario coltivare un atteggiamento mentale diverso e modificare alcuni comportamenti controproducenti. Ti mostro un percorso in 6 step unito ad una tecnica psicoterapeutica che utilizzo nel mio approccio umanistico e bioenergetico.

Step 1. Sviluppare consapevolezza delle conseguenze dell’ insoddisfazione corporea sulla tua vita: le più comuni sono l’inevitabile calo dell’autostima, l’ansia e la vergogna nelle relazioni sociali, difficoltà nella sessualità, depressione e, aspetto molto significativo, vulnerabilità a problemi alimentari.

Step 2. Prendere consapevolezza delle parole dispregiative che usi su te stesso o che ti rivolgono gli altri, ma soprattutto delle emozioni che scaturiscono di conseguenza a questi auto od eterogiudizi. Soprattutto fare un elenco per iscritto, di tutti quei termini che rivolgi a te stesso e che possono essere talvolta massacranti ed annichilenti, cui, purtroppo per abitudine, non presti più attenzione ma che minano in modo lento e “sotterraneo” il tuo benessere.

Step 3. Sviluppare un dialogo interiore positivo. In inglese si utilizza il termine Self-talk: si tratta di imparare a sostituire ai termini dispregiativi e talvolta sadici altri termini benevoli e gentili, se non dei veri complimenti/apprezzamenti, che ti aiutino a far rifiorire la consapevolezza profonda della tua bellezza interiore e nondimeno esteriore. E’ possibile fare questo passaggio solo nel momento in cui accetti di non volerti più fare del male “giocando al massacro” con giudizi negativi e lasci che si infiltri in te la possibilità di uno sguardo gentile e rinforzante. Questo step può essere difficile se hai una concezione particolarmente negativa di te stesso o se presenti un disturbo vero e proprio sull’immagine corporea, come il disturbo da Dismorfismo Corporeo. Un esercizio molto utile in tal senso è un esercizio da farsi allo specchio: guardarsi astenendosi dal giudicarsi, proprio come si fa durante le tecniche di meditazione. Disporsi ad osservare e ascoltare senza giudicare nè in positivo nè in negativo, accompagnando con un respiro calmo e regolare.

Step 4. Prendere consapevolezza dei comportamenti correlati all’ insoddisfazione corporea: evitare (luoghi, situazioni o persone che mettono a disagio, come palestre, piscine, specchi, fare il bis a tavola, persone attraenti), nascondere (camuffare il corpo sotto gli abiti), correggere (con il makeup o un taglio di capelli o trattamenti estetici snervanti o persino chirurgici) e verificare (chiedere il parere altrui, guardarsi allo specchio in tante posizioni o pesarsi spesso).

Step 5. Imparare a prendersi cura di sè attraverso 3 tipi di esperienze corporee gratificanti. Si tratta di iniziare a praticare attività legate alla salute e alla forma fisica (come gli sport), attività legate a sensazioni corporee piacevoli (farsi fare dei massaggi o imparare tecniche di auto-massaggio), infine, attività legate all’aspetto fisico puramente estetico (come regalarsi un’abbronzatura dorata, valorizzare il volto con il giusto make-up ed acconciature).

Una tecnica in psicoterapia umanistica e bioenergetica: la Sagoma Corporea. Una modalità creativa ad alto impatto, che ti permette di prendere consapevolezza della tua immagine interiore, corporea ed emotiva: cioè la tua identità così come la vivi, per poi portarla all’esterno con una riproduzione grafica e pittorica e darti poi la possibilità di re-integrarla in modo più consapevole, maturo e funzionale. E’ incredibilmente potente osservare la discrepanza tra la tua immagine interiore e la tua immagine esteriore.

Le 3 fasi della tecnica. E’ necessario disporre di grandi fogli bianchi di carta da pacchi bianchi per poter contenere la sagoma a dimensione naturale e una quantità di pennarelli colorati. 

Fase 1: la preparazione. Ti invito a crearti il tuo ambiente, disponendo in modo diverso i mobili e gli oggetti, prenderti lo spazio e creare familiarità con ciò che si andrà a fare insieme.

Fase 2: disegna te stesso. Ti faccio scegliere due colori, uno che piace di più e l’altro che piace di meno, e di disegnare la tua sagoma a grandezza naturale con il pennarello del colore preferito. Ti assisto laddove ci sono imbarazzo, titubanza o ansia rispetto alle tue doti pittoriche o pressione a “rendere una prestazione perfetta”

Fase 3: faccia a faccia. Ti invito a porti ai piedi del disegno appena fatto, ad osservarlo e a contattare l’esperienza interiore che ti accompagna, vale a dire vissuti, sensazioni corporee, ricordi e pensieri, accompagnandoti in questo momento di disvelamento e condivisione. Ti invito poi a tradurre in parole questi vissuti scrivendole sulle parti del corpo interessate.

Fase 4: vesti la sagoma. Ti invito a stenderti supino sul foglio proprio sopra la sagoma in precedenza disegnata, come ad indossarla. Ti prendi poi il tempo per metterti in ascolto di ciò che ti accade dentro mentre traccio le linee del tuo corpo con il pennarello dell’altro colore.

Fase 5: incontro e scontro. Mettendoti nuovamente di fronte al foglio puoi osservare la differenza, talvolta marcata, tra le due sagome, la differenza nella forma e nelle dimensioni tra questi due corpi, quello vissuto e percepito interiormente e quello reale. Per far sì che tali differenze vengano messe in evidenza ti chiedo di colorare le porzioni di disegno in eccesso o in difetto tra le due sagome.

Fase 6: integrazione. Osservando di nuovo il disegno e confrontando le due tracce ti aiuto ad integrare le due parti del Sè: da una parte l’immagine interiore, un po’ temuta, un po’ idealizzata, dall’altra parte l’immagine reale che talvolta puoi percepire come migliore di quanto ti aspettavi, talaltra peggiore rispetto all’immagine ideale. Nuovi vissuti emergono da questa terza immagine che sintetizza le due precedenti: ti invito così a tradurre in parole questi nuovi vissuti sulla sagoma.

La fase finale prevede che tu prenda consapevolezza del fatto che il tuo Sè è complesso e multisfaccettato, abitato da aspetti piacevoli ed altri meno piacevoli, da emozioni gratificanti e da altre dolorose, ma capace di riconoscerti in tale complessità ed imparare ad amarti.

Vai all’articolo: http://federicapianapsicologa.it/il-corpo-e-limmagine-corporea-dallinsoddisfazione-al-piacere-parte-prima/

Se vuoi darti l’opportunità di migliorare il rapporto con il tuo corpo e la tua immagine corporea vai alla pagina “Il mio approccio” in cui illustro il mio metodo integrato alla psicoterapia: http://federicapianapsicologa.it/il-mio-approccio/ Se invece vuoi darti l’opportunità di migliorare il tuo benessere psicofisco restituendo al tuo corpo uno stato di vibrante vitalità, energia e grazia vai all’articolo “Percorsi brevi” in cui mostro com’è possibile migliorare il nostro benessere psicofisico con il Training Autogeno e gli esercizi bioenergetici: http://federicapianapsicologa.it/percorsi-brevi/

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Il corpo e l’immagine

E’ esperienza comune a tutti, specialmente per le donne e le giovani in crescita, il guardarsi allo specchio e vedersi e valutarsi in un modo soggettivo, che può essere anche molto diverso rispetto a come ci vede e ci valuta un’altra persona. Ciò accade perchè non hai semplicemente a che fare con il tuo corpo, ma con l’immagine mentale che ti sei fatto con esso: l’immagine corporea. Si tratta di un concetto piuttosto ampio che si compone di 3 parti.

Definizione di immagine corporea e di insoddisfazione corporea: vi è una componente percettiva di distorsione (il grado di inesattezza con cui percepisci il tuo fisico), l’insoddisfazione vera e propria (i vissuti di insoddisfazione e ansia verso il corpo di cui hai una valutazione negativa) e la componente comportamentale (evitare situazioni che creano disagio, comportamenti deleteri come paragonarti agli altri, correggere in modo ossessivo il proprio aspetto fisico).

Come si costruiscono la percezione e l’insoddisfazione corporea. Sono diversi i fattori che contribuiscono ad una visione positiva e soddisfacente del tuo corpo o al contrario. Ci sono le influenze del passato, quegli elementi che ti hanno portato a percepire il tuo aspetto come lo percepisci oggi. Poi ci sono le influenze del presente, le esperienze quotidiane che determinano le sensazioni che provi, i pensieri che formuli e i comportamenti che adotti. Esperienze che contribuiscono a rafforzare o indebolire la tua insoddisfazione corporea: condizionamenti familiari (complimenti o meno), le persone prese come modello, le prese in giro, le conseguenze legate alla crescita, alla maternità e all’invecchiamento, eventuali incidenti o problemi di salute. Anche la moda e i media influenzano l’immagine corporea bombardandoti di immagini artificiali, che dovrebbero costituire l’ideale di bellezza, accentuandone il ruolo come fonte di felicità. L’industria cosmetica e della chirurgia estetica guadagnano quote di mercato sempre maggiori. E’ evidente oramai che in Occidente ed in tutto il mondo industrializzato, l’ideale della magrezza rappresenta quasi un imperativo da perseguire ad ogni costo, o quasi. L’ideale della magrezza fa parte della cultura occidentale fin dall’inizio del Novecento, ma è solo dagli anni ’60 che le diete e la magrezza sono diventate una vera ossessione culturale di massa. Tale situazione condiziona soprattutto la donna, poichè l’attrazione e la desiderabilità sono componenti importanti dell’autostima e del successo sociale femminile.

Lo studio più noto che documenta la diffusione crescente dell’ideale della magrezza fa parte delle ricerche condotte da Garner e Garfinkel. Per oltre 20 anni hanno preso in esame due standard di bellezza femminile : le vincitrici del concorso di Miss America e le “conigliette del mese” di Playboy, registrando in entrambi una diminuzione graduale del peso delle modelle ed una riduzione delle curve. Storicamente, quando le donne sono state impegnate a dimostrare le loro capacità intellettuali, è risultato predominante l’ideale della magrezza, ciò perchè persistendo il condizionamento dovuto ai pregiudizi sessuali e agli stereotipi negativi, la presenza di curve nella donna è associata alla mancanza di intelligenza e di capacità (il luogo comune dell’oca bionda). Per di più come hai visto la formosità, e qualunque forma di grassezza, è strettamente collegata ai concetti di fertilità e capacità riproduttiva. Di conseguenza l’aspirazione ad essere magra e anche priva di curve rappresenta per te come donna un tentativo di sfuggire alla concezione patriarcale interiorizzata, in base alla quale la funzione riproduttiva definisce il tuo carattere, posizione e valore. Attraverso il linguaggio della forma corporea, essa rappresenta anche un tentativo di imitare l’uomo che ha purtroppo conseguenze autodistruttive, poichè non ti porta alla vera emancipazione ed autorealizzazione.

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