Che cos’è l’alessitimia?

Il termine alessitimia è stato coniato negli anni settanta da John Nemiah e Peter Sifneos, per definire un tratto di personalità, cioè una caratteristica tendenzialmente stabile, presente nei pazienti con disturbi psicosomatici (quali ulcera gastroduodenale, asma, eczema ecc ecc). Il termine alessitimia deriva dal greco alexis thymos e tradotto in senso letterale significa “assenza di parole per le emozioni. Nello specifico, il termine alessitimia rappresenta un disturbo delle capacità affettive e simboliche che rende grigio e sterile lo stile comunicativo delle persone con questo tratto marcato.

L’alessitimia comporta una serie di difficoltà rispetto a:

  • Decifrare, comunicare e interpretare i propri e gli altrui sentimenti;
  • Distinguere le emozioni dalle percezioni fisiologiche;
  • Capire i fattori che causano le proprie risposte emotive;
  • Utilizzare il linguaggio verbale come strumento per esprimere le emozioni, con conseguente tendenza a sostituire la parola con l’azione fisica.

Taylor, Bagby e Parker (2000) a tal proposito, hanno considerato l’alessitimia un disturbo dell’elaborazione degli affetti che interferisce con i processi di auto-regolazione emotiva. Questo deficit può essere una causa alla base della tendenza della persona alessitimica ad attuare alcuni comportamenti compulsivi quali: gettarsi nel cibo, abusare di sostanze o di internet e social media, quali mezzi grossolani per scaricare la tensione generata da un’attivazione emotiva non intercettata, capita né elaborata.

Una persona alessitimica presenta un comportamento apparentemente normale, non suscita particolare attenzione, ma può avere posture rigide, non è tipicamente espressivo e comunicativo, può avere esplosioni di rabbia o scoppi di pianto inconsolabile di cui non riesce a comprendere le cause. Ha un’immaginazione impoverita, e scarsa attività onirica, cioè dei sogni. Pur avendo una attivazione fisiologica congrua in presenza di emozioni, non ha sufficiente capacità di riorganizzare gli elementi della propria esperienza corporea e affettiva in una rappresentazione mentale chiara, in un modello mentale definito.

L’alessitimia è un fenomeno molto variegato, risultato di fattori genetici, neurofisiologici , intrapsichici, oltre che di modelli di comunicazione  familiare e fattori socioculturali.

L’alessitimia rappresenta un fattore di rischio per disturbi sia organici sia psicologici: coronaropatie, ipertensione, disturbi gastrointestinali, disturbi alimentari, disturbi d’ansia e depressivi, disturbi correlati alle sostanze. Questo accade perchè vi è nella persona un’alta reattività del sistema nervoso autonomo (un ramo del sistema nervoso), fattore implicato nelle somatizzazioni. La persona tende a stabilire relazioni di forte dipendenza o, al contrario, a ritirarsi nell’isolamento, tende, inoltre, a concentrarsi sulle sensazioni fisiche correlate alle emozioni, delle quali ha una scarsa consapevolezza e comprensione, da ciò può derivare una distorta interpretazione di tali sensazioni, che porta a paure ipocondriache, cioè di stare per sviluppare o di avere di già una malattia corporea, anche severa.

Le basi neurofisiologiche

A livello neurofisiologico, essendo l’emisfero cerebrale sinistro coinvolto nel linguaggio, mentre il destro nell’elaborazione delle emozioni, è probabile che la scarsa comunicazione tra gli emisferi e il deficitario funzionamento dell’emisfero destro siano le cause dell’alessitimia. Esistono poi due tipi di alessitimia: quella di tipo 1, caratterizzata dall’assenza di attivazione emotiva, e quella di tipo 2, che comporta solo un deficit di decodifica cognitiva e di espressione delle emozioni. Tali problematiche sono da considerarsi come esiti di eventi traumatici che hanno spezzato abilità precedentemente acquisite o come esiti di uno sviluppo inadeguato delle facoltà di mentalizzazione, cioè di rappresentazione della mente propria ed altrui. Tali facoltà si sviluppano già dai primi anni di vita per mezzo di un ambiente favorevole dove il bambino viene aiutato ad ascoltare, conoscere e comunicare i propri vissuti interni con comportamenti funzionali e con un vocabolario via via più esteso e ricco. Questo tratto stabile di personalità è maggiormente presente negli uomini, dato il retaggio culturale che spinge nell’educazione dei bambini maschi a insegnare loro abilità pratiche anziché quelle affettive e relazionali.

La Psicoterapia

Da un punto di vista terapeutico, è fondamentale riabilitare la persona a prendere contatto con il proprio mondo interno, dal quale tende a fuggire e che gli appare del tutto misterioso, per costruire le competenze di base dell’intelligenza emotiva, vale a dire intercettare l’emozione differenziandola dalle sensazioni corporee, distinguerla e decifrarla correttamente, imparare ad incanalarla in un linguaggio espressivo e verbale congrui. Tutto questo processo, lungo ma soddisfacente, ridà alla persona le chiavi per accedere al suo mondo interiore e gli strumenti per interagire con gli altri costruendo relazioni amicali, familiari e di coppia articolate e reciproche. Per saperne di più sul mondo delle emozioni, nonchè approfondire la tua conoscenza sulle singole emozioni, le caratteristiche e i significati, ti invito a leggere tutti gli articoli dedicati su questo blog. Buona lettura! Se ti ritrovi nei comportamenti alessitimici che trovi descritti, se questo procura sofferenza a te e a chi ti sta intorno, valuta di richiedere un primo colloquio clinico, in cui possiamo inquadrare la tua situazione e ipotizzare un percorso idoneo per te.
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Le origini

Ti è capitato di osservare profonde differenze nelle modalità relazionali tra le persone? Avrai sicuramente notato che qualcuno sembra spaventato o disinteressato dalle relazioni, e le rifugge, o ne imposta di superficiali; mentre qualcuno sembra in preda ad una forte ansia per cui è sempre in cerca di conferme, si butta a capofitto nelle relazioni e tende a stare molto vicino, “appicciccato” al proprio partner, facendo “scenate” di gelosia ogni qual volta lo sente meno presente. C’è poi qualcuno che sembra preso in un conflitto irrisolvibile tra il bisogno letteralmente disperato di relazione e il terrore della stessa, che lo conduce in spirali distruttive con comportamenti caotici e incoerenti. Ebbene, tutto questo ha delle precise ragioni che rientrano negli stili di attaccamento: vale a dire le modalità di entrare e di mantenere una relazione affettivamente significativa che la persona ha stabilito con le figure di riferimento primarie dell’infanzia, di solito i genitori, ma anche i fratelli, nonni ed altre figure familiari e non solo. Tali stili tendono a mantenersi stabili nell’arco di vita, poichè la persona li interiorizza come MOI, i cosiddetti Modelli Operativi Interni, vale a dire che diventano rappresentazioni mentali di queste modalità relazionali risalenti all’infanzia: questo non significa che non siano soggetti al cambiamento, tutt’altro, entro una nuova relazione affettiva e intima possono mutare. E’ il motivo per cui, se hai uno stile di attaccamento insicuro, di cui tra poco ti parlo, hai la possibilità di farlo evolvere verso uno stile più sicuro se ti ingaggi in una relazione affettivamente significativa, con un caro amico, un partner o lavorandoci in un percorso con uno psicologo/psicoterapeuta.

Dagli studi sul tema è emerso che il bambino ha un’innata predisposizione a cercare la prossimità sia fisica che emotiva con una figura adulta di riferimento, ogni qual volta sperimenta disagio, paura, o è in difficoltà: questo comportamento di ricerca è reso possibile dal cosiddetto sistema di attaccamento, un sistema motivazionale di matrice biologica, che trova il suo complemento naturale nel sistema di accudimento, preposto all’emissione di comportamenti di attenzione e cura da parte dell’adulto verso il bambino. E’ stato dimostrato che nel bambino il sistema di attaccamento è assolutamente prioritario, il bambino è, infatti, una creatura completamente indifesa: questo rende ragione dell’importanza della relazione che va a co-costruire con la propria madre, fin dalla nascita. 

La relazione tra il caregiver e il bambino

Lo stile di attaccamento ha origine nelle relazioni con le figure significative dell’infanzia, come ti ho detto. Esistono 4 tipologie di stile di attaccamento, studiate a lungo e descritte grazie a una mole di ricerca iniziata dagli anni ’60 del secolo scorso ad opera di autori quali John Bowlby, Mary Ainsworth, Mary Main e altri. Voglio menzionare al riguardo una procedura sperimentale denominata The Strange Situation, dove è stato osservato il comportamento di un bambino di un anno in vari momenti con la madre, sia di unione sia di allontanamento, e nell’interazione con un estraneo, ricavandone dati che hanno permesso di concettualizzare queste 4 tipologie di attaccamento. Sono state classificate sulla base di due dimensioni: l’ansia e l’evitamento. Nello stile sicuro risultano bassi i punteggi a entrambe, negli stili insicuri i punteggi sono diversificati: nello stile insicuro – evitante c’è alto evitamento e bassa ansia, in quello insicuro – ambivalente c’è basso evitamento ed alta ansia.

Le 4 tipologie in breve:

  1. Lo stile di attaccamento sicuro: questa è la tipologia riscontrata più di frequente, in poco più di metà dei bambini, caratterizzata dalla capacità del bambino di interagire serenamente con la madre, protestare con il pianto al suo allontanamento, e ricongiungersi a lei con gioia lasciandosi calmare e confortare. E’ un bambino che ha piacere anche a vivere momenti di gioco solitario;
  2. Lo stile di attaccamento insicuro – evitante: questa tipologia è riscontrabile in circa 1/4 dei bambini, è caratterizzata dalla scarsità o, più spesso, assenza di interazioni piacevoli e/o giocose tra il bambino e la madre, dall’assenza di sconforto/smarrimento del bambino all’allontanamento della madre e dalla prevalenza di momenti in cui il bambino è assorbito in qualche attività solitaria, distaccato e disinteressato verso la madre;
  3. Lo stile di attaccamento insicuro – ambivalente: anche questa tipologia è riscontrabile in circa 1/4 dei bambini, è connotata dalla presenza di una forte emotività nel bambino, il quale, in presenza della madre, tralascia i propri giochi e interagisce attivamente con lei, mentre al suo allontanamento e al suo ritorno manifesta dapprima turbamento con ansia e agitazione, poi protesta rabbiosa e pianto inconsolabile. Il bambino, per quanto sconvolto, non riesce a calmarsi e a confortarsi una volta ricongiunto alla madre;
  4. Lo stile di attaccamento disorganizzato: questa tipologia è di più raro riscontro, in una percentuale ristretta di casi, ed è connotata dall’assenza di un comportamento coerente e strutturato nel bambino, il quale, invece, manifesta un’angoscia tale per cui mette in atto comportamenti, per l’appunto, disorganizzati, cioè caotici, incoerenti, come il muoversi in modo stereotipato (dondolii ecc ecc), andare incontro alla madre al suo ritorno ma fermandosi bruscamente o evitando il contatto oculare o fisico affettuoso, coprendosi gli occhi o rimanendo immobile come paralizzato. 

Tali stili di attaccamento discendono da altrettante tipologie di comportamento adottate dalla madre o dal principale caregiver. Di seguito te le sintetizzo:

  1. Lo stile materno sicuro: si parla di una madre “risolta” rispetto alle modalità relazionali antiche con i propri genitori, che sa sintonizzarsi emotivamente sulle necessità del figlio, rispettando gli spazi di autonomia del bambino (ad esempio nel gioco), incoraggiandolo all’esplorazione e alla socializzazione, ma anche accorrendo quando il bambino è in difficoltà o ha paura. Sa ascoltarlo, decifrarne i vissuti, contenerne le ansie, e giocare con lui. E’ una base sicura per il figlio, che sviluppa la credenza che tutti i suoi bisogni possono essere compresi e soddisfatti (pur con qualche eccezione) dalla madre;
  2. Lo stile materno evitante: si parla di una madre non risolta, nel senso che tende ad essere molto assorbita da sè stessa e a trascurare il figlio. E’ costantemente disconnessa. Non sa sintonizzarsi con lui, può essere distaccata, assente o respingente. Può nutrire sentimenti spiacevoli, come rabbia o frustrazione, che non le consentono di avvicinarsi al bambino e di essere accogliente; motivo per cui il bambino disattiva stabilmente il suo sistema di attaccamento, sulla base della credenza che i suoi bisogni non possono essere mai soddisfatti;
  3. Lo stile materno ansioso: anche qua si parla di una madre non risolta, ma in un modo diverso dal caso precedente. E’ costantemente connessa con il figlio, non riuscendo però a sintonizzarsi in modo equilibrato: iperapprensiva, intrusiva, invade gli spazi di autonomia del figlio, può essere da una parte controllante e dall’altra respingente. Non fornisce una base sicura, un punto di riferimento: motivo per cui il bambino mantiene attivato troppo a lungo il suo sistema di attaccamento, al fine di richiamarne l’attenzione e assicurarsi la sua vicinanza. La madre, non accordandosi con il bambino, lo costringe a modellarsi sui propri umori: da qui le interazioni tra i due cariche di ansia e di fraintendimenti;
  4. Lo stile materno disorganizzato: si tratta di una madre ancora soverchiata da vissuti relativi a situazioni della propria infanzia o adolescenza, alle prese con difficoltà personali o familiari che non le consentono di sintonizzarsi in modo sensibile sulle esigenze del bambino, in un modo diverso dalle modalità sopra descritte. Può essere traumatizzata, alle prese con eventi fortemente stressanti, vittima di violenza, spaventata e quindi spaventante per il figlio, il quale convive con costanti vissuti di paura, sfiducia alternati al bisogno di affidarsi alla madre. In questi casi è frequente riscontrare una qualche psicopatologia nella madre, variabile importante per la probabilità dell’instaurararsi di qualche tipo di malessere anche nel bambino.

Lo stile di attaccamento in età adulta

Come ti ho detto, gli stili di attaccamento tendono ad auto-alimentarsi nell’arco di vita: è perciò assai probabile che il modo preferenziale con il quale ti ingaggi (o meno) nelle relazioni da adulto rispecchi lo stile di attaccamento da te instaurato nell’infanzia con i tuoi genitori. Di seguito ti riassumo le caratteristiche di ogni stile:

  1. Lo stile sicuro o libero: dai eguale valore sia ai tuoi bisogni di autonomia sia a quelli di relazione, per cui vivi in modo equilibrato sia la tua area individuale sia quella relazionale, entrando e costruendo relazioni affettivamente significative dove porti empatia, rispetto, vicinanza, gioco, piacere. Ti senti degno di amore e fiducia, e allo stesso modo percepisco gli altri. Hai tendenzialmente un’alta autostima;
  2. Lo stile evitante o distanziante: dai maggior valore ai tuoi bisogni di autonomia, svalutando quelli di relazione, che per te equivale a una dipendenza dall’altro. Nel senso che rifuggi dalle relazioni o ne costruisci di brevi, occasionali o superficiali, dove regna un’atmosfera da una parte leggera e giocosa, dall’altra di distacco emotivo. Nutri la convinzione di “non aver bisogno di nessuno” o che “le relazioni portano solo guai o sono inutili” o che “le persone sono egoiste e distaccate”. Queste si basano sulla credenza nucleare che i tuoi bisogni non possono essere accolti e compresi da nessuno e che a te tocca cavartela da solo, proprio come accadeva con i tuoi genitori da bambino;
  3. Lo stile ansioso o preoccupato: dai maggior valori ai tuoi bisogni di dipendenza, svalutando quelli di autonomia, che per te significa una svilente solitudine. Tendi a impegnarti molto in una relazione, fino al punto da esserne ipercoinvolto, senza riconoscere spazi di autonomia nè per te nè per il tuo partner, dal quale ti attendi, e talvolta pretendi, continue conferme, data la tua forte paura dell’abbandono. Nella tua relazione si crea spesso un’atmosfera carica di ansia e, quando non ti senti validato, scontro e ostilità; sulla base della credenza nucleare che l’altro è instabile e a te tocca sollecitarlo continuamente per soddisfare i tuoi (grandi) bisogni di relazione;
  4. Lo stile disorganizzato o irrisolto: in questo caso vivi in un perenne conflitto tra i tuoi bisogni di autonomia e quelli di relazione, nella difficoltà di adottare una strategia coerente per soddisfarne almeno un tipo, come accade nelle tipologie evitante e ansioso sopra descritte. Da una parte, senti un forte bisogno di relazione, dall’altra, ne sei molto spaventato, o addirittura terrorizzato: senti che questo vissuto di angoscia non è risolvibile nè con la modalità evitante (rinunciando alla relazione intima e stando prevalentemente da solo), nè con la modalità ansiosa (rinunciando all’autonomia in favore di una relazione intima). E’ probabile, perciò, che tu alterni fasi di solitudine ad altre di coinvolgimento, senza mai trovare un equilibrio, ma vivendo caos e instabilità (l’essenza della disorganizzazione).

Conclusioni

Come ti ho detto all’inizio dell’articolo, è possibile mutare il tuo stile di attaccamento se è fonte di sofferenza. Ricorda che ora sei un adulto, sei tu il responsabile della tua vita: puoi decidere in ogni momento di modificare quello che non ti piace, come i “copioni” disfunzionali ancora presenti nelle tue relazioni. Se senti di stare ripetendo vecchie modalità relazionali risalenti alla tua famiglia nell’infanzia, se non senti reciprocità, intimità, stabilità nelle tue attuali relazioni, se le rifuggi sistematicamente e se ti senti particolarmente insicuro, ti invito a valutare l’idea di richiedere un primo colloquio, in cui inquadrare e comprendere le tue difficoltà e darti gli strumenti per superarle. Leggi anche l’articolo in cui ti illustro le ferite affettive: https://federicapianapsicologa.it/guarisci-le-tue-ferite-affettive-un-percorso-in-8-step/

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Autosabotaggio: quando diventi il tuo peggior nemico

L’autosabotaggio è un meccanismo che si verifica quando, pur desiderando molto qualcosa, entrano in gioco dinamiche che ti impediscono di ottenerlo. In pratica diventi il peggior nemico di te stesso: ti incastri in circoli viziosi per cui, spesso inconsapevolmente, finisci in dinamiche dannose per il tuo pieno benessere e non raggiungi i tuoi obiettivi.

Oggi ti illustro le 4 principali cause dell’autosabotaggio.

Spesso questo accade perchè possiedi aspettative irrealistiche. Miri al perfezionismo: cioè credi che, non essendo un esperto in un campo, tu non possa produrre buoni risultati in quel campo. In questo caso non agisci perchè credi di non essere abbastanza capace, di essere da meno.

Oppure l’autosabotaggio si verifica quando pensi di non meritarti il successo: in questo secondo caso metti in atto comportamenti che rendono molto più probabile il fallimento del successo, un esempio ne è l’eccedere col bere prima di un esame importante. In tal caso non immagini te stesso all’altezza di raggiungere considerevoli traguardi perchè magari non hai ricevuto messaggi di fiducia e di incoraggiamento fin da piccolo.

Talvolta puoi essere mosso da una motivazione estrinseca, cioè sei spinto a raggiungere un determinato traguardo per soddisfare aspettative altrui: l’autosabotaggio in questo caso ti informa che sei sulla strada sbagliata e che occorre reimpostarla sulla base di obiettivi soltanto tuoi, così da riallinearti con quello che vuoi veramente.

In altri casi ancora puoi temere le conseguenze del successo: dentro di te hai troppa paura di non saper sostenere gli effetti collaterali del tuo successo, come cambiamenti nel tuo ambiente e nelle relazioni con gli altri.

Il punto è che questo subdolo meccanismo avviene sulla base di alcuni modi distorti di pensare e di immaginare il tuo futuro e il cambiamento: ti prefiguri scenari disastrosi fatti di conseguenze terribili, quali l’essere abbandonato o rifiutato, criticato, deriso o diventare oggetto di invidia da parte di altre persone.

L’autosabotaggio in questo senso ti protegge dall’andare incontro a queste conseguenze, ti tiene al riparo da situazioni da te percepite come non sostenibili, purtroppo, al contempo ti fa temere molto l’incertezza, facendoti affezionare sempre di più a ciò che è prevedibile e sotto il tuo controllo. Ferma la tua crescita.

Le ragioni principali dell’autosabotaggio risiedono proprio in determinati modi di pensare a te stesso, cioè in delle credenze su te stesso piuttosto radicate e spesso risalenti all’infanzia e a periodi della vita in cui hai avuto esperienze molto impattanti.

Queste credenze si sono sviluppate in conseguenza di tali esperienze e continuano ad esercitare un effetto su di te, effetto particolarmente visibile nel momento in cui provi a cambiare la tua situazione in qualche ambito della tua vita (amicizie, famiglia, lavoro o coppia) e ti imbatti in ripetute difficoltà. Le conseguenze di questi ripetuti insuccessi sono una grande frustrazione, il dubitare costantemente di te e delle tue capacità, fino all’impotenza e al blocco nell’azione.

Ti voglio dare alcuni spunti per aiutarti a superare l’autosabotaggio.

  • Come prima cosa occorre entrare in una prospettiva in cui ti riprendi la responsabilità sulla tua vita: metti al centro te stesso, i tuoi valori e i tuoi reali bisogni e continui a perseguirli.
  • la seconda cosa è diventare consapevole delle credenze negative su di te che finora ti hanno impedito di raggiungerli.
  • la terza cosa è lavorare su tali credenze per individuarle quando entrano in gioco e ribaltarle con credenze più funzionali, imparando a dare valore a te stesso, a riconoscere che sei importante e che meriti di stare bene e di crescere.

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Mi pensi? Ma quanto mi pensi ?

“Mi pensi? Ma quanto mi pensi? Davvero che ti manco? Ma quanto ti manco?”: ricordo ancora queste parole (o parole simili) pronunciate in una vecchissima pubblicità da una ragazza al telefono dentro a duna cabina telefonica, assorta a testare la qualità del coinvolgimento del fidanzato. Che cos’è la gelosia? E’ il segno inconfutabile della passione del tuo partner o del bisogno di controllarti?

Quali sono i meccanismi che la innescano e la mantengono? In questo articolo diviso in due parti voglio parlarti di questa emozione e di come può manifestarsi nella tua vita, quale il suo significato positivo e darti qualche strumento di auto-aiuto: non affronterò il tema della gelosia patologica, oggetto di un futuro approfondimento, che richiede una psicoterapia vera e propria data l’intensità e la problematicità che crea nella vita di chi ne soffre o la subisce.

Secondo il dizionario Garzanti la gelosia può essere definita come l’ansia tormentata di chi teme di perdere l’amore della persona amata, rivalità, invidia che nasce da vere o presunte preferenze. In italiano il termine gelosia indica in modo indifferenziato quella tra membri di una coppia così come tra fratelli o per i frutti del proprio lavoro o per le proprie cose. In termini generali la gelosia è definibile come la paura di perdere l’esclusività della tua posizione privilegiata in un ambito importante della tua vita. Nell’ambito della coppia, la gelosia si riferisce al timore (e talvolta alla certezza, e qui si entra nella gelosia patologica) dell’infedeltà del partner.

E’ un’emozione legata quindi alla perdita, all’abbandono, più che altro è legata all’ansia anticipatoria della perdita: “Temo che mio marito/moglie/partner possa preferire un’altra persona a me”, ansia su cui si innestano infiniti rimuginii. Talvolta non sei nemmeno troppo spaventato dalla perdita, poichè puoi essere geloso, paradossalmente, anche dopo mesi o anni che la tua relazione con un precedente partner è terminata, se lo scopri accompagnato con un’altra persona (che non sei tu).

Questo è il caso esemplare di gelosia che ha come ingrediente principale la perdita della tua autostima come persona. A livello corporeo, puoi osservare che, immaginando il tradimento del tuo partner, alcuni parametri cambiano, sia che tu immagini un tradimento sessuale sia più globale, emozionale. Puoi sudare freddo, avere tensioni muscolari, essere pallido in viso ma avere vampate di calore a tratti: è proprio l’assetto “da guerra” di chi si prepara ad un combattimento, anche solo nella propria mente con un potenziale rivale.

A livello dell’evoluzione, la gelosia è stata plasmata sul sano scopo di assicurarsi la paternità per il maschio e la vicinanza di un compagno stabile e la garanzia di un legame stabile per la femmina. Dinanzi alla paura (e al sospetto) di essere tradito e di non essere più certo di trasmettere i propri geni ai figli, un tuo antenato delle caverne aveva diverse chance: gettarsi ai piedi della sua amata implorando di non essere scartato per un altro cavernicolo, stimolando la vena materna/accudente in lei ma perdendo virilità; oppure agire aggressivamente facendo fuori sia l’amata che il rivale, ma distruggendo la possibilità di avere il legame tanto desiderato e la prole.

La terza via è rappresentata dalla gelosia: emozione in cui è presente un po’ di aggressività in grado di dimostrare all’amata e al rivale la sua forza e un po’ di paura di restare da solo che induceva il tuo antenato delle caverne a preservare il legame con l’amata e a tenerla accanto a sè. In questo senso il tuo antenato si assicurava la sua famiglia e la sua prole esercitando un controllo sull’amata: ritenendola infedele la obbligava a stare al suo posto, ad osservare i suoi doveri.

Oggi nella società contemporanea questa modalità risulta, per l’appunto, primitiva, dato che le tue relazioni possono essere governate o tutelate da consulenze legali e quant’altro, tuttavia i meccanismi evolutivi ed antichi della gelosia esistono ancora nel tuo assetto biologico e psicologico!

E’ probabile che ci sia qualche fattore biochimico predisponente alla gelosia: da diversi studi sono emersi dati a riguardo, come pure si è visto che un eccesso di gelosia può presentarsi in chi è affetto da patologie neurodegenerative, dopo ictus, traumi cranici e come ingrediente di svariati disturbi psicologici quali le psicosi, la paranoia soprattutto e il disturbo ossessivo-compulsivo. In questi casi è assolutamente necessario intraprendere una cura adeguata della malattia primaria, che porterà alla scomparsa anche della gelosia, detta sintomatica.

Se vuoi saperne di più su questo tema e scoprire come puoi prenderti cura di te vai alla seconda parte dell’articolo cliccando qua: http://federicapianapsicologa.it/mi-pensi-quanto-mi-pensi-anatomia-della-gelosia-capirla-per-gestirla-seconda-parte/

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Anatomia della gelosia

Nella seconda parte dell’articolo sul tema della gelosia ti parlo di quali sono i fattori scatenanti questa emozione, quali le origini della maggiore predisposizione alla gelosia nella tua storia di vita, quali sono i meccanismi disfunzionali da riconoscere e qualche strumento di auto-aiuto per prenderti cura di te e superarela tua gelosia.

Perchè tu possa ingelosirti è necessario che tu abbia il desiderio di una relazione affettiva e/o sessuale con qualcuno, il bisogno di mantenere esclusiva e privilegiata la tua relazione e il timore che altri possano interferire. Provi tanta più gelosia quanto più temi la perdita della relazione con la persona amata e quanto più ci investi a livello personale, quanto ci metti della tua autostima. L’intensità della tua gelosia, quindi, è proporzionale all’entità della doppia perdita: della persona amata e della tua autostima.

Siccome non è facile distinguere il peso relativo di questi due fattori, nella coppia si creano spesso dolorosi equivoci per cui puoi interpretare come dimostrazione dell’amore e dell’interesse del tuo partner verso di te quel che è, in sostanza, la sua forte paura di perdere la sua autostima, a causa del tradimento. Se lo scenario da te temuto si realizza, puoi soffrire moltissimo provando un mix di emozioni: rabbia per lo smacco subito, ansia per l’incertezza delle tue relazioni in futuro “Resterò da solo? Qualcun altro vorrà stare con me?”, e tristezza per la perdita della persona amata.

Se sei una donna e ti sei sposata in giovane età, puoi provare più gelosia poichè non hai forse sperimentato abbastanza la tua seduzione e la tua attrattiva verso gli uomini, se sei appena stato lasciato, sia che tu sia uomo o donna, la tua autostima è parecchio compromessa e, di conseguenza, i tuoi livelli di gelosia più alti: quando però un nuovo potenziale partner ti corteggia, riguadagni quel senso di sicurezza in te e scompare la gelosia verso l’ex.

Generalmente temi di perdere ciò che ritieni difficile da sostituire o riconquistare: da qui deriva la convinzione comune che la gelosia sia un segno positivo di interesse, apprezzamento e desiderio. In realtà, la tua paura nel sentire come insostituibile il tuo partner può derivare non solo dalle sue reali (e buonissime) qualità, quanto dalla tua convinzione di non trovarne un altro per riaccompagnarti felicemente: trovi un esempio di quel che ti sto dicendo nelle improvvise gelosie, dopo anni di distacco nella tua relazione, quando il tuo partner minaccia di lasciarti.

Se, invece, hai un’alta autostima relativa alle tue relazioni affettive sei quel tipo di persona che dice: “Chi non mi vuole non mi merita!”, sei quindi molto più immune alla gelosia, o per lo meno alla gelosia patologica.

Le osservazioni più interessanti risiedono nei legami principali che hai instaurato nell’infanzia dentro alla tua famiglia. Per un figlio maschio, ad esempio, assistere all’infedeltà della propria madre, la donna teoricamente più affidabile sulla faccia della terra, porta a crearsi la convinzione che tutte le donne siano inaffidabili: se ti ritrovi in questa situazione puoi pensare che l’attenzione della tua partner sia una cosa così fragile da doverla difendere ad ogni costo, per tenerla al riparo da tutte le distrazioni e le tentazioni di chi le sta intorno.

Anche se i suoi comportamenti sconfermano la tua paura, è molto probabile che tu vada in cerca di possibili appigli per convincerti che la tua idea, creatasi nella tua infanzia, è veritiera: per te è più “semplice” e “automatico” avere la conferma di una tua idea patogena e ansiogena, piuttosto che scartarla in favore di un’idea più benigna, poichè la tua mente è diventata prigioniera di tale idea patogena e si sente paradossalmente più “al sicuro” restando ancorata ad essa. Il costo chi paghi è altissimo: una sofferenza che può diventare anche patologica. E qui può esserti davvero utile rivolgerti ad uno psicologo che ti aiuti a superarla definitivamente.

Se sei una persona tendenzialmente sicura, con buona autostima e bassi livelli di ansia, di fronte alla paura o al sospetto del tradimento, tendi a intavolare un confronto costruttivo esprimendo la tua paura e la tua rabbia ma dando al tuo partner la possibilità di spiegarsi, sei obiettivo e in grado di calmarti: la tua relazione ne esce rafforzata.

Se sei una persona, invece, più insicura con una scarsa autostima due sono gli scenari possibili. Se hai alti livelli di ansia e uno stile “appiccicoso” (in gergo si dice ansioso-resistente) tendi a non manifestare la tua rabbia inizialmente, ma dentro ti sembra di esplodere, dopodichè è probabile che, durante un confronto con il tuo partner, dopo aver rimuginato a lungo sulla paura che possa averti tradito, gli riversi tutta la tua rabbia tempestandolo di accuse e inducendolo più probabilmente ad allontanarsi da te. Si tratta della “profezia che si autoavvera” di cui ti parlerò in futuri approfondimenti.

Se hai alti livelli di ansia e uno stile “distanziante” tendi a considerare per certa l’infedeltà del tuo partner e a mostrarti per nulla teso o impaurito: mantieni un atteggiamento distaccato, “non dai soddisfazione” al tuo partner piangendo o sbraitando. In entrambi i casi, dato che hai dentro di te un’insicurezza, dai per certo il tradimento del tuo partner: nel primo caso manifesti apertamente la tua gelosia, nel secondo caso fai finta che la cosa non ti tocchi, o sei un geloso o sei un tollerante.

Quali sono i meccanismi insani della gelosia cui fare attenzione? Se tendi a fare controlli di vario tipo, sul cellulare o sugli abiti o altri oggetti del tuo partner, lo segui e quant’altro, devi comprendere che limitare le possibilità che il tanto temuto tradimento si verifichi non può incidere sull’eventuale desiderio o motivazione del tuo partner a tradirti.

Se sei particolarmente geloso la tua preoccupazione è non avere più quella relazione privilegiata ed esclusiva con il tuo partner, il punto è che le manovre di controllo che attui possono al massimo confermare tale preoccupazione, mai smentirla, proprio perchè vai alla ricerca “del marcio, della magagna”, escludendo del tutto dalla tua “indagine” gli aspetti positivi e gratificanti della tua relazione. Il continuo andare a caccia di potenziali rivali non aiuta di certo la tua autostima, minacciata dalla tensione, dalla paura anticipatoria della perdita del legame: se ti ritieni unico ed ineguagliabile non hai motivo di temere così tanto i potenziali rivali!

Ogni volta che un rivale viene allontanato tu dimostri a te stesso che sei ancora nel posto privilegiato che desideri, accanto al tuo partner, ma alimenti sempre di più l’idea che la fedeltà del tuo partner dipendano dal tuo servizio di sicurezza e dai tuoi controlli anzichè dal suo amore ed interesse genuini nè, e questa è la cosa più importante, dal tuo essere una persona degna di essere amata e rispettata. Vivi a braccetto con “lo spettro del tradimento”: diventa un film mentale in cui ti proietti in ogni circostanza in grado di innescare la tua paura del tradimento.

Cosa puoi fare se sei particolarmente geloso? Nel caso in cui la tua gelosia non sia patologica, puoi prenderti cura di te seguendo questi step. Innanzitutto devi evidenziare i pensieri che sottostanno alla tua gelosia, vale a dire le convinzioni su quel che è giusto e sbagliato nelle relazioni affettive, su come percepisci i ruoli dei membri nella coppia, su quali sono, secondo te, le “regole” implicite delle relazioni e l’origine di tali convinzioni, più probabilmente nella tua infanzia e nelle dinamiche familiari.

In secondo luogo, devi rintracciare la percezione e la considerazione che hai di te stesso come persona e come membro di una coppia: a livello generale, quindi, e a livello della coppia. E’ probabile che tu ritrovi una considerazione negativa e svalutante di te stesso: può emergere una visione insicura, debole, “svantaggiata o inadeguata” rispetto agli altri.

Dopo queste fasi di consapevolezza è necessario che tu rimetta in discussione le idee che si sono rivelate patogene e i relativi meccanismi che hai adottato nella tua relazione per scongiurare l’attuarsi dello scenario temuto, cioè l’infedeltà del tuo partner e la perdita della tua posizione al suo fianco: rimettere in discussione l’idea distorta e svalutante di te stesso che ti ha portato ad agire controllando il tuo partner o fingendo un senso di sicurezza mostrandoti distaccato rispetto al suo eventuale tradimento.

Il passo fondamentale sta proprio nella costruzione di una considerazione di te nuova, positiva, dove i tuoi limiti e le tue risorse sono in equilibrio,  con una sana autostima, dove ti senti una persona degna di rispetto ed amore al pari degli altri e ti vedi in grado di mantenere questa considerazione di te anche oltre l’eventualità, per quanto spiacevole, di essere rifiutato dal tuo partner. Una considerazione di te in cui il tuo valore come persona non dipende completamente dal tuo essere membro di una coppia ma persona indipendente ed amabile in quanto tale.

Leggi la prima parte dell’articolo qua: http://federicapianapsicologa.it/mi-pensi-quanto-mi-pensi-anatomia-della-gelosia-capirla-per-gestirla-prima-parte/

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L’archetipo Dioniso

L’ultimo archetipo di cui ti parlo in questa serie dedicata agli archetipi del maschile, è l’archetipo Dioniso: il più giovane tra gli dei dell’Olimpo, unico ad avere una madre mortale, Semele. Si narra nel mito che Era, moglie di Zeus, scoperto questo ennesimo tradimento del marito, escogita un tranello che porta alla morte della donna. Fortunatamente Zeus porta via dal grembo di lei il feto di Dioniso, cucendoselo nella coscia e dandolo alla luce più tardi, dopodichè lo affida ad una famiglia di Semele perchè lo allevino, travestito da bambina: la vendetta di Era giunge fino a loro, li porta alla pazzia e ciò mette un’altra volta in pericolo il piccolo Dioniso, che viene salvato dal padre, il quale lo tramuta in un capretto e lo affida alle ninfe dei boschi. Qui Dioniso cresce ed apprende le leggi ed i misteri della natura. Fa molti viaggi esplorando territori e portando con sè scompiglio e terrore, dato il suo passato traumatico inflittogli dalla vendicativa Era: sconvolge gli animi e semina panico e distruzione, fino a quando non si redime, sposa Arianna (abbandonata da Teseo a Nasso) e, con l’intercessione di Zeus, riporta in vita la madre Semele. Figura legatissima al mondo femminile, Dioniso è un liberatore delle donne: al contrario di altri archetipi maschili portati alla svalutazione se non alla sottomissione della donna. E’ un archetipo complesso, multiforme ed affascinante, è, tra gli dei Figli, quello ambivalente, cioè quello in cui convivono forze potenti e contrapposte che necessitano di un grande supporto per creare equilibrio. L’archetipo Dioniso si può attivare nella tua vita in risposta a traumi da cui cerchi di fuggire rifugiandoti nell’alcool o in azioni sregolate, in situazioni in cui cedi al caos e alla spontaneità, vivi intensamente il qui ed ora. Questo archetipo, data la complessità, non è facilmente inquadrabile in semplici caselle: caratteristica comune che osservi di fronte agli aspetti dionisiaci in una persona è la sensazione che ci sia un eccesso, “troppo” di qualcosa, che genera fascino, ma anche disagio ed allerta

Scopri se il tuo archetipo dominante è Dioniso.

Da bambino ti trovi molto a tuo agio con attività femminili poichè ti mettono a contatto con i sensi: la cucina, le stoffe, i profumi, la danza. Sei un bambino molto emotivo e ti esprimi facilmente con il pianto, a differenza di altri maschietti più “composti”, non sei capace di agire su base razionale facilmente, per cui manifesti le tue emozioni in modo rapido e pure veemente, anche spostandole sul piano corporeo e sviluppando disturbi psicosomatici. Sta ai genitori riuscire ad entrare in sintonia con la tua personalità energica e sfaccettata e comunicarti accettazione, abbracciando le tue “diversità”: data l’affinità al mondo femminile, è più probabile che tu abbia un legame stretto con tua madre, in questo senso tuo padre deve dimostrarsi molto sensibile e capace di instaurare un saldo legame con te, astenendosi dai giudizi stereotipati su mascolinità e femminilità. Solo con un padre capace di assolvere a questo compito non ti troverai disorientato nella tua vita sociale e scolastica in mezzo agli altri bambini. Se, invece, sperimenti il rifiuto da parte di tua madre, vivrai probabilmente alla ricerca di una madre surrogata in una donna una volta diventato adulto e, probabilmente, passando da una relazione all’altra a causa dell’originaria ferita del rifiuto/abbandono materno. Nel difficile periodo adolescenziale, sei alle prese con i turbamenti emotivi, fisici, sessuali e relazionali ancora di più dei tuoi coetanei: puoi avere atteggiamenti stravaganti, seguire mode bizzarre, sperimentare droghe, compagnie le più diverse, e fare esperienze emotive e sessuali sia di tipo eterosessuale che omosessuale. Attratto da molteplici esperienze, puoi andare incontro a diversi turbamenti e sviluppare disturbi psicologici, in assenza di genitori attenti e sensibili che sappiano starti accanto senza stigmatizzare i tuoi comportamenti. Se vivi in una famiglia fortemente religiosa è probabile che tu viva una colpevolizzazione, soprattutto riguardo alla tua sessualità. In età adulta, una volta andato via da casa, la tua voglia di sperimentare può portarti ancora più in là, superando i tuoi limiti. Se in infanzia hai beneficiato di un’atmosfera accogliente e ti sei sentito accettato, è probabile che la tua deriva verso la sofferenza mentale non ci sia grazie alla presenza di una guida, più probabile una donna, più matura di te, pratica, stabile ed accogliente. Per quanto riguarda il lavoro, non vai d’accordo con ambienti accademici ed istituzionali in cui vigono regole definite, gerarchie di potere, strategie e stratagemmi: puoi darti alla via del sacerdozio, diventare praticante ed insegnante di discipline quali lo Yoga ed il Tantra, oppure entrare nella carriera artistica (teatro, pittura, scultura) dove saprai deliziare il pubblico con la tua creatività piena di istinto e passione. La condizione essenziale per realizzarti è trovare un contesto che accetti il tuo caos senza volerlo imbrigliare in maglie troppo strette di regole e principi. Quanto ai rapporti con gli uomini, sei un anticonformista ed individualista, ti trovi benissimo con un uomo Ermes, con il quale condividi esperienze nuove e viaggi entusiasmanti, con un Efesto, del quale apprezzi la bellezza dei lavori manuali, con un Apollo, che resta affascinato dal tuo essere istintivo e corporeo. Per quanto riguarda i rapporti con le donne, sei capace di avvolgere e di travolgere una donna in un vortice di passione ed estasi, anche nel sesso: fare l’amore con te è un’esperienza che può sbloccare la sessualità sopita o repressa di ogni donna. Se questa sa coinvolgersi cavalcando emozioni forti ed evitando gelosia e possessività, con te è possibile un rapporto abbastanza equilibrato. Quanto al matrimonio, non sei quel tipo di uomo che ben si adatta ad un impiego routinario o che si impegna in una scalata sociale per conferire alla moglie il prestigio di una “bella vita”. Puoi essere sregolato, mutevole, inaffidabile: per la donna che spera che tu “cambi” dopo il matrimonio può aprirsi una vita di sofferenze. Le coppie più riuscite sono quelle formate da te, uomo Dioniso ed una donna Afrodite: coniugate la vostra sensualità, il vivo rapporto con il corpo e la capacità di vivere intensamente in momento presente; da un Dioniso con una Demetra, che tende a farti da madre surrogata (anche se poi può spostare queste attenzioni sui figli), da un Dioniso con una Estia, che può riscoprire una sessualità intensa ed inaspettata e può venirne fuori un’unione spirituale. Meno idonee le donne Atena ed Era, troppo razionali, volitive, esigente e possessive. Nel rapporto con i tuoi figli, ti comporti più come un compagno di giochi: facilmente puoi però anche deluderli per via della tua inaffidabilità, incapacità di rispettare le promesse e per le tue assenze. Non sei di certo un uomo tradizionale, “quadrato” e metodico, ma, con un po’ di impegno, puoi sviluppare un buon attaccamento con i figli. 

Il lato Ombra dell’archetipo Dioniso è l’ebbrezza, la dissolutezza. La tua energia può farti imprigionarti, facendoti restare un eterno fanciullo, immaturo, irresponsabile, che non sai gestire gli impulsi e vai incontro a derive catastrofiche, importanti disturbi psicologici e all’autodistruzione. La stessa energia, se ben incanalata, può far fiorire meraviglie anche nelle persone più distaccate e razionali. E’ necessaria una regolamentazione che porti armonia nella tua energia caotica: occorre che tu sviluppi la capacità di auto-osservarti, di diventare testimone dei tuoi tumultuosi vissuti, per far ciò vengono in tuo aiuto archetipi quali Zeus ed Apollo, che patrocinano la visione chiara ed obiettiva, “dall’alto”, e il senso della misura, dell’armonia, del distacco. Apollo e Dioniso rappresentano due facce della stessa medaglia: sono la Luce e l’Ombra insita nell’animo umano, due parti complementari che devono entrare in una danza armonica per portare salute e ricchezza. 

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L’Archetipo Ares

L’archetipo Ares rappresenta, insieme ad Efesto, uno degli dei Figli rifiutati: nel mito si racconta che, pur discendendo dall’unione di Zeus ed Era (anche se in alcuni racconti pare che sia lei a generarlo da sola), Ares viene rifiutato dai genitori poichè eccessivamente impetuoso, irrazionale e coinvolto nello scontro e nella guerra.

Ares incarna quegli attribuiti maschili di forza bruta, istintualità ed eccesso che non riscuotono grande stima nella nostra società, ben più incline a favorire un modello maschile “mercuriale”, legato cioè all’archetipo Ermes, o “apollineo”, proprio di Apollo: entrambi rappresentanti della ragione, del controllo, della strategia e della comunicazione.

Nei miti il padre Zeus disprezza e ridicolizza Ares: questo rifiuto non può che alimentare la potenza degli istinti di Ares inducendolo al discontrollo. Viene istruito dal suo mentore, il dio Priapo, sull’arte della danza e poi su quella della guerra.

Si ribella agli ordini del padre Zeus lanciandosi nelle battaglie infuocato dal suo spirito impulsivo per poi esserne sbeffeggiato davanti agli altri dei dell’Olimpo; si unisce a molte donne generando  numerosi figli: è celebre nei racconti il suo legame con Afrodite, della quale diviene l’amante.

E’ possibile che l’archetipo Ares si risvegli nella tua vita quando vivi reazioni impulsive ed appassionate che sei portato ad agire attraverso il corpo senza pensare alle conseguenze: reazioni compatibili con la sessualità e la danza, o in risposta ad eventi che suscitano collera, anche in difesa di qualcuno più vulnerabile, ma non con molti elementi della vita quotidiana che necessitano di elaborazione e lucidità mentali. 

Scopri se il tuo archetipo dominante è Ares. Sei un bambino molto attivo ed energico: protesti urlando fino a quando non ottieni quel che desideri, dopodichè ti acquieti totalmente. Quando sei tranquillo sei un bambino socievole ed espansivo, curioso, al quale piace coinvolgersi in giochi fisici ad alto impatto, dimostrando già in tenera età un temperamento focoso.

Tendi a prendere quel che vuoi quando lo vuoi, preda dell’emozione del momento: tendenza che ti porta a fare piccoli disastri rompendo oggetti fragili e lasciando dietro di te parecchi cocci. Sta ai tuoi genitori e agli insegnanti comprendere la fondamentale bontà del tuo temperamento e non intestardirsi a renderti un “bambino modello” che “sta dove ti si mette”, quanto piuttosto a incanalare la tua grande energia in attività per te stimolanti e proficue, comunicandoti accettazione.

Una madre che incarna l’archetipo Atena, donna razionale, pragmatica e lucida, è forse la miglior madre per te: è capace di non colludere con la tua istintività, trovando adeguate strategie per renderla produttiva; una buona madre è pure una donna Afrodite, che sa coinvolgerti con la sua dolcezza e tenerezza. Al contrario, una madre Era, forse il tipo di madre che più di frequente si riscontra, è la madre che può più intaccare la tua fragile autostima imponendoti regole severe, mostrandosi collerica e spesso insoddisfatta o, peggio, provando repulsione per la tua istintualità.

La figura del padre è pure cruciale, poichè fonda la tua identità adulta maschile: se hai un padre Zeus ne puoi venire mortificato ed allontanato dato il suo approccio troppo razionale e distaccato; la stessa cosa si può verificare con un padre Apollo; al contrario, il miglior padre per te è rappresentato da un uomo Dioniso in equilibrio, poichè sa entrare in sintonia con la tua istintualità aiutandoti a incanalarla senza giudizio e sapendoti mostrare affetto in modo diretto e fisico.

In adolescenza è scontato vivere in modo amplificato tutta l’irruenza di questa fase della vita caratterizzata dalla pubertà con l’erompere degli impulsi sessuali, dell’aggressività e degli sbalzi d’umore. La rotta evolutiva per te dipende in gran parte dal tipo di amicizie coi coetanei: se questi ti coinvolgono in hobby ed interessi, soprattutto sportivi, positivi, ti diverti e sviluppi un bellissimo senso di appartenenza e una sana autostima; se i tuoi amici sono ragazzi disorientati con alle spalle famiglie problematiche che ti coinvolgono in attività da bande al limite della legalità, vai probabilmente incontro ad una deriva sociale.

A livello lavorativo non sei tagliato per studi universitari o attività che richiedono pianificazione a lungo termine: prediligi lavori dove hai molteplici stimoli, puoi muoverti, non essere assoggettato a rigide gerarchie e ruoli statici. Attratto dalla vita militare, dove, a parte l’impegno per inserirsi nella disciplina, puoi fare carriera data la tua naturale vocazione, dai corpi di polizia, dal mondo delle arti e dello spettacolo dove ti distingui per i tuoi ruoli appassionati: ti piace poi molto lavorare in gruppi, sei solidale e leale, cameratesco.

Con i tuoi amici spendi molto volentieri il tuo tempo condividendo attività pratiche e tenendoti lontano da discorsi politici, filosofici o comunque impegnati: i tuoi argomenti preferiti sono gli sport e le donne, hai un grande senso dell’amicizia infatti ti muovi senza esitazione in aiuto degli amici in difficoltà e puoi lasciarti andare ad abbracci e gesti fisici goliardici.

Per quanto riguarda il rapporto con le donne ti muovi spinto dal fuoco della passione: ti avvicini alle donne con il fare di un predatore. Sei un seduttore impetuoso, assolutamente non raffinato: la coppia più di successo è quella composta da te ed una donna Afrodite, poichè entrambi siete esuberanti, istintivi, sensuali, vivete nel qui ed ora noncuranti delle conseguenze. Siete una coppia stravagante che vive “con il vento tra i capelli”.

La coppia, invece, più disastrosa, è quella tra te ed una donna fragile proveniente da una famiglia problematica dove ha vissuto la violenza e la coercizione. Generalmente Ares tendi ad essere respinto da altri tipi di donne che ti considerano troppo irruento ed ingestibile: in tali casi è molto probabile che diventi persino misogino, sentendoti rifiutato e sbeffeggiato dalle donne, mentre il tuo più profondo desiderio è quello di trovare una compagna che si coinvolga con te nella passione e nell’istinto di attività quali il sesso, la danza, lo sport o il cibo.

Nella sessualità, se sei in equilibrio, sei sensuale e vigoroso, se in disequilibrio perchè magari la tua infanzia è stata segnata dalla violenza o dal rifiuto, è probabile che abbia tu una condotta deviante, usando a tua volta la violenza sulla partner: in generale non sei un tipo di uomo ligio a principi religiosi per cui difficilmente riesci ad astenerti dall’attività sessuale. Sei portato al tradimento, e vieni facilmente scoperto dalla partner date le tue difficoltà di agire con metodo e furbizia.

Arrivi al matrimonio sull’onda del sentimento: ti sposi senza “valutare” bene la donna che hai di fronte, ma semplicemente se ti sente ardere per lei. Facile che il matrimonio giunga in seguito alla gravidanza della donna.

Se, durante la vita coniugale, mostri la tua intemperanza e reattività avendo problemi a lavoro o con la partner o con le famiglie di origine, è probabile che la coppia giunga a terribili litigi che esasperano ancor di più la tua veemenza e rendono molto probabile il divorzio. Probabile, anche, però, che in età matura tu sviluppi altre sensibilità e  tu voglia dedicarsi con più metodo alla carriera o voglia intraprendere nuove attività, arricchendo la tua vita di stimoli diversi e fino ad allora impensabili.

Con i figli ancora piccoli puoi essere davvero un buon padre: molto presente, fisico e giocherellone, coinvolgi i bambini negli sport e ti appassioni insieme a loro. I problemi iniziano durante l’adolescenza in cui i figli manifestano ribellione, sviluppano interessi intellettuali o artistici: se tu come non hai in steanche altri archetipi, non riesci più a comprenderli e puoi “perderteli per strada”.

Peggiore è lo scenario in cui tu, reduce da una infelice infanzia, reagisca alle provocazioni dei figli usando la violenza, magari sotto l’effetto di alcool di cui fai abuso: in tali casi in casa si sparge un’atmosfera di terrore cui è saggio porre termine con una separazione coniugale

Il principale lato “Ombra” dell’archetipo Ares è la violenza: portare in te questo archetipo impone un grande equilibrio, poichè facilmente lo spirito guerriero ed indomito può degenerare nella violenza cieca e indiscriminata. Hai bisogno di rientrare in contatto con il tuo Bambino interiore, quella parte emotiva che è stata calpestata, anche con la violenza, nell’infanzia, dal rifiuto, la repulsione e la colpevolizzazione degli adulti.

Solo riscoprendo la tenerezza e la dolcezza di questa parte molto spesso repressa puoi emanciparti dalla violenza che fa intorno a lui terra bruciata. In questo compito essenziale è l’aiuto di Ermes, che ti insegna a rispondere con la parola, anzichè con l’impulso, agli eventi della vita.

Per sviluppare poi un rapporto armonioso con il tuo corpo, ti giova del supporto di una donna Afrodite, che, con mitezza e dolcezza, ti aiuta a vivere il corpo nella danza e nei sensi, superando le tue reazioni istintive fuori controllo. Infine, per guadagnare autocontrollo e disciplina, ti giovi del supporto di altri archetipi, quali Apollo ed Atena, che ti insegnano la giusta misura, la pianificazione e la pacatezza nell’agire e nelle scelte. 

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L’archetipo Efesto

In questo articolo ti introduco un altro degli dei Figli, ma, a differenza dei prediletti Ermes ed Apollo, Efesto fa parte dei figli rifiutati. Dio fabbro, padre della maestria artigiana, della metallurgia e dell’ingegneria, viene ritratto nei miti con falce e martello, intento al lavoro, con una personalità introversa e burbera e con una menomazione ad un piede.

Il bambino Efesto nella mitologia viene rifiutato dai genitori, scaraventato giù dall’Olimpo a causa della sua menomazione che lo rende “brutto” e quindi inadatto alla gloria e alla vanità del regno dell’Olimpo: Efesto viene poi riaccolto grazie alla dimostrazione del suo eccezionale talento artigiano.

Molto noti nei racconti sono le esperienze, oltre che di abbandono alla nascita, di rifiuto da parte delle donne delle quali si innamora (la dea Atena) e di tradimento da parte della moglie Afrodite. Questo archetipo rappresenta l’intensa vocazione verso il fare: il lavorare materiali fino a farli divenire opere al contempo belle e funzionali, il costruire manufatti.

E’ un impulso assai creativo e realizzativo. Al contempo tale archetipo rappresenta la ferita del rifiuto e dell’abbandono, che trova un suo superamento proprio nel creare cose bellissime attraverso le quali riguadagnare approvazione ed, infine, amore.

In Efesto c’è una certa passionalità che ha però bisogno di un contesto adatto affinchè si sviluppi all’esterno: tende per lo più a restare dentro la persona, come pure la sfera emotiva, tale creatività si sviluppa in solitudine. Situazioni in cui si vive un rifiuto, un abbandono, una rabbia repressa ma anche un grande impulso a creare sono momenti in cui l’archetipo Efesto può essere attivato.

Scopri se il tuo archetipo dominante è Efesto. Sei un bambino che pone delle sfide ai genitori e agli insegnanti: di indole introversa, sei estremamente reattivo anche a piccoli stimoli, d’altra parte puoi sembrare del tutto disinteressato a quegli stimoli che gli adulti ti propongono.

Non sei affettuoso e pare che tu viva in un mondo tutto tuo, impenetrabile agli altri: ciò può causare una prima reazione di disapprovazione e rifiuto che possono accentuare la tua chiusura. A scuola sei un bambino solitario. Molto interessato a giochi come le costruzioni, con cui ti diletti e mostri le tue abilità notevoli: se ti si mostra attenzione e curiosità rispetto a questi giochi entri più facilmente in relazione e  ti senti accettato ed amato per la tua singolarità.

Questo getta le basi per una rotta di sviluppo edificata su una sana autostima che ti servirà per farsi una strada e sviluppare il tuo talento creativo. La madre “peggiore” per te è una madre Era, giudicante, irascibile e col bisogno di “mostrare” i figli agli altri per garantirsene l’approvazione: in tal caso non le è possibile servirsi di un bambino complesso ed impenetrabile come te per accrescere la sua autostima. Può quindi rifiutarti emotivamente, ancora peggiore la situazione in cui hia menomazioni fisiche o intellettive.

Il padre “peggiore” per te è un tipo Zeus, che, data la scarsa sensibilità, non riesce a comprendere la tua personalità, così diverso da te, rifiutandoti a sua volta. Se hai fratelli, sei il meno amato, quello considerato solitario e scontroso. I genitori, invece, più idonei per la tua crescita sono un padre Efesto come te ed una madre espansiva, tenera ed accudente come una Demetra ed una Afrodite

Se hai avuto un’infanzia positiva, la giovinezza e l’età adulta saranno abbastanza equilibrate. Magari da giovane riesci a farti strada iscrivendoti a scuole dove apprendi arti e mestieri manuali: scultura, falegnameria, meccanica, ceramica, musica o pittura. Significativi sono i maestri che incontri sul tuo cammino e che, oltre ad insegnarti le arti, ti aiutano a valorizzare le tue inclinazioni. In questi contesti puoi crearti amicizie con persone a te simili che condividono le stesse passioni e, in parte, la stessa indole.

Se, invece, hai avuto un’infanzia particolarmente infelice, coverai rancore, senso di rivalsa fino alla vendetta contro il mondo ingiusto, resterai chiuso in casa dedicandoti alle tue passioni rimuginando sui torti subiti. La rabbia che hai dentro di te tendenzialmente non viene sfogata sugli altri ma rivolta contro di te: l’intenso lavoro manuale rappresenta pertanto un’opportunità unica per diluire i tuoi vissuti repressi canalizzandoli e scongiurando una depressione severa.

Ti realizzi al massimo nel lavoro: come il dio greco (l’unico a lavorare tra gli dei dell’Olimpo) sei un instancabile lavoratore, assolutamente non ambizioso, come un uomo Zeus o Apollo, disinteressato agli ambienti potenti e ai loro complicati ingranaggi. Se non riesci a trovare il lavoro che ti realizza pienamente, accade che ti presti a lavori sottopagati e non piacevoli, sfruttato da superiori che ti delegano mansioni che definiscono degradanti.

Per quanto riguarda i rapporti con gli uomini, con le esperienze pregresse di rifiuto ed abbandono, tendi a non inserirti mai a pieno nei gruppi: non ti senti di appartenere a nessun gruppo e non hai un buon rapporto con l’autorità, soprattutto se aggressiva e dominante. Quando ti trovi di fronte ad una persona autoritaria di questo tipo puoi avere reazioni di intensa rabbia e ribellione che ti portano all’emarginazione.

Un valido amico per te è un uomo Dioniso, emotivamente intenso, che condivide esperienze di dolore e rifiuto, e che esprime quel che tu tendi a trattenere. Le donne sono molto importanti per te: desideri una donna che ti faccia da mentore per la tua arte, da musa ispiratrice, o che si prenda cura di te e finalmente abbia accesso alla tua sfera emotiva nascosta.

Nella sessualità puoi essere intenso ma comunque riservato: non comunichi con le parole quel che provi verso la tua donna, anche se dentro di te ne conservi un’altissima considerazione. Purtroppo puoi ancora una volta sperimentare il rifiuto, attraverso il tradimento, contribuendovi con un atteggiamento di eccessiva dedizione al tuo lavoro: tu puoi tollerare una lunga astensione dai rapporti sessuali, non vale la stessa cosa per le tue partner.

Il matrimonio è un passo molto importante: dalla scelta della partner dipende la tua integrazione o meno nel mondo esterno. Molto valida per te è una moglie Atena, capace di vedere il tuo talento e, soprattutto, di aiutarti a trarne profitto con la sua strategia e destrezza nel mondo sociale: questo è il miglior connubio.

Altre possibilità sono con una donna Kore/Persefone: tu la scegli perchè giovane e bella, plasmabile, ma lei, mutevole com’è, non ricambia realmente i tuoi sentimenti e può rivolgersi altrove. Infine, la coppia Afrodite ed Efesto: tu la scegli per farne la tua musa ispiratrice, lei è attratta da te per la sensibilità emotiva nascosta e per l’ammirazione che nutri verso di lei, stufandosi, però, dopo un po’, di essere ferma sul piedistallo e desiderosa del nuovo e del mondo esterno, la donna Afrodite ti lascia, tradendoti.

Se hai dei figli, tendi a non seguirli con costanza e manifestare loro calore e dare regole: è più probabile che siano i bambini, crescendo, a comprendere il tuo complesso carattere e a trovare dei modi per starti accanto senza urtarti o scatenarne la rabbia.

Non amando le novità e il cambiamento, puoi non accettare i normali cambiamenti evolutivi dei tuoi figli: tenderai a tenere sotto le tue ali la figlia femmina, tenendola accondiscendente e mite, mentre il figlio maschio può non trovare quella guida necessaria ad inserirsi nei gruppi di amici o nel mondo del lavoro. Un modo per creare un legame più intenso tra te e i suoi figli è il renderli partecipi delle tue eccezionali doti manuali ed artigianali: il tuo studio o officina può diventare un’area di gioco e condivisione molto proficua. 

I lati Ombra di questo archetipo sono il rancore, la ribellione e l’ebbrezza. La via per la tua crescita passa attraverso la riparazione della tua ferita originaria, quella del rifiuto, dell’abbandono e della non appartenenza, grazie allo sviluppo della socialità e alla regolazione delle tue emozioni, covate in solitudine, soprattutto di dolore e rancore.

Riuscire ad aprirti agli altri, pur con misura, è il passo fondamentale per esprimere i tuoi sentimenti e “plasmare” la tua personalità indurita dalla sofferenza, rendendoti parte di una comunità. Il processo di cambiamento ed evoluzione è difficile e lungo: non devi però scambiare alcuni ruoli che ti vengono proposti come vie di accesso alla socialità. Tra questi ruoli ci sono quello dello schiavo, di chi si sottomette a compiti o lavori umilianti pur di far parte della comunità;

il ruolo del buffone, di chi intrattiene gli altri suscitandone risate ed allegria con la propria goffaggine; infine, il ruolo del capro espiatorio, di chi si assume le responsabilità che altri, come genitori conflittuali, non vogliono assumersi, sentendosi la causa dei mali della propria famiglia e cercando di fare da mediatore.

Questi sono tutti modi distorti che non ti consentono una riparazione della ferita: grazie all’aiuto di Dioniso, che ti aiuta ad esprimersi emotivamente, di Ermes, che ti rende possibile aprirti al nuovo e alla società attraverso le abilità comunicative, di Apollo ed Atena, che ti donano la capacità di analisi logica, la misura e l’adattabilità per farti strada nella società.

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L’archetipo Ermes

Oggi ti illustro un altro archetipo degli dei Figli, Ermes, il quale, insieme al fratello maggiore Apollo, è il prediletto dal padre Zeus. Ermes, racconta il mito, appena nato va ad esplorare il mondo ed inventa lo strumento musicale della lira, poi, affamato, uccide le giovenche del fratello Apollo.

Scoperto, smentisce e finge ignoranza: alla fine regala la lira al fratello e viene perdonato. Tutti i miti che parlano di Ermes ne esaltano le qualità dell’ingegno, del vivo intelletto, della rapidità di pensiero ed azione, dell’astuzia fino all’inganno, della capacità di attraversare i mondi (dall’Olimpo alla terra fino all’Oltretomba) portando messaggi di Zeus e salvando dei ed uomini. Noto anche per le sue capacità di seduzione: pur essendosi unito a molte partner e avendo generato più figli, Ermes non intreccia mai una relazione stabile ma resta celibe, eterno ragazzo: un Peter Pan.

Tra i doni di questo archetipo vi sono le abilità di comunicazione, la diplomazia, il commercio, ma anche il lato “ermetico” per l’appunto delle cose: il lato ambiguo che necessita di interpretazione e chiarezza. Questo archetipo può attivarsi nella tua vita durante la fanciullezza, in risposta a forti cambiamenti esistenziali, quando sei chiamato ad affrontare novità, a percorrere nuovi territori o quando serve abbandonare gli schemi e agire con spontaneità e creatività. 

Scopri se il tuo archetipo dominante è Ermes. E’ più probabile che tu sia un secondo- o terzogenito: godi di più libertà poichè è il fratello maggiore ad essere più coperto di responsabilità, tuttavia, tu nasci sapendo che il fratello maggiore ha l’eredità familiare quindi può accadere che tu senta il bisogno di sviluppare scaltrezza per farti strada, capita spesso che riesca ad ottenere di più dai genitori che persistono nel vederti, anche una volta adulto, sempre “il più piccolo”.

Sei un bambino molto vivace fisicamente: tocchi, manipoli e smonti ogni cosa, brillante mentalmente e socievole: parli presto ed impari un buon vocabolario, ti interessi fin da subito ai rapporti con gli altri. Se vieni colto a fare una marachella, tendi a mentire con sguardo finto innocente e ad usare le tue abilità di parola per evitare le punizioni. L’ingresso a scuola non è difficile: sei socievole, curioso, apprendi facilmente.

Occorre non forzarti a stare seduto troppo a lungo o ad essere preciso e metodico. I primi problemi si evidenziano già a quest’età, data la tua tendenza a prendere cose non tue perchè attratto o incuriosito, a mentire facilmente e a giustificarti con storie divertenti e fantasiose.

Sminuire queste tendenze è deleterio perchè può alimentarle al punto da farne uno stile di vita in età adulta, non è positivo nemmeno importi una disciplina ferrea passandoti il messaggio di “bambino cattivo”, poichè puoi facilmente identificarti con questa etichetta. Insegnarti modi concreti per rimediare alle tue marachelle, ai tuoi errori, aiutandoti a comprendere gli elementi di base della reciprocità, correttezza ed empatia nelle relazioni con gli altri è il compito fondamentale degli adulti intorno a te: un ruolo cruciale è pertanto svolto dai tuoi genitori.

La madre è forse il genitore che più incide sul tuo sviluppo: una madre introversa, moderata, riflessiva ed autonoma, come una donna Estia, è perfetta per te, se hai un padre Zeus, dal polso fermo che non si fa intenerire dalla tua bricconaggine ma sa anche intravederne le capacità, cresci in modo regolare.

Non sono invece buone madri per te donne fortemente emotive, insicure, territoriali e drammatiche, come le Era e le Demetra, non sono buoni padri uomini introversi e giudicanti, come gli Ade, o emotivamente disregolati, come i Poseidone. In adolescenza, metti in discussione tutto quel che ti è stato insegnato: il tuo desiderio unico è ottenere quel che vuoi dalla vita nel più breve tempo possibile.

Perciò ti interessi a molteplici cose, al punto da poterti disperdere tra queste, e soprattutto ti eserciti a testare e ad oltrepassare limiti, varca territori, come fa nella mitologia il dio Ermes. Non ti impegni strenuamente per ottenere voti alti, come fa un ragazzo Apollo, studa solo ciò che ti interessa e ti attrae fintanto che il tuo interesse dura: puoi ingaggiarti in un nuovo progetto, sviluppare interessi culturali, artistici o psicologici, oppure incarnare il lato Ombra di questo archetipo, il viandante senza meta.

E’ proprio in questa fase di passaggio tra l’infanzia e l’età adulta che sei più soggetto non solo alla dispersione scolastica, ma anche al disorientamento esistenziale, fino al “prendere una cattiva strada” finendo in attività illecite e truffaldine. Verso il mondo del lavoro hia un atteggiamento tipico: non ti piace essere inserito in precisi ruoli e categorie, tendi  a non specializzarti. La tua attenzione si dirige su più cose contemporaneamente, dato l’amore per la libertà puoi scegliere lavori dove viaggi spesso.

Dato il tuo fiuto per gli affari, sei un abile commerciante, date le tue doti comunicative, sei un diplomatico o un politico. Puoi anche diventare un abile psicologo capace di far attraversare ai tuoi pazienti i territori della loro psiche. 

Nei rapporti con le donne, sei intrigante, seduttivo, affascinante, ma soprattutto rapido: entri nella vita di una donna sconvolgendola con il turbinio di parole e gesti, ma in breve tempo scompari, quando magari sembra che la relazione inizi a consolidarsi. Puoi poi ricomparire all’improvviso e senza scusarti: noncurante dei vissuti della donna, “sedotta ed abbandonata”. Vuoi sentirti assolutamente libero di entrare ed uscire nei rapporti come e quando preferisci, senza alcun vincolo di responsabilità o reciprocità.

Facile intuire come una donna possessiva, controllante e fortemente emotiva non faccia al caso tuo, ne viene anzi travolta e abbandonata: un connubio migliore si crea con una donna materna ma moderata ed autonoma, come una donna Estia, con una donna esuberante e sensuale, come una Afrodite: il “segreto” per mantenere una relazione con un uomo come te è essere una donna sicura di sè, autonoma e disposta a non proiettare su di te bisogni che non puoi e non vuoi soddisfare (pacatezza, stabilità, empatia e sensibilità, responsabilità).

I confini non sono assolutamente definiti nelle relazioni con te: li varchi e li superi con il tuo spirito di esplorazione e curiosità, anche i confini tra amicizia ed amore. Il problema è implicito a tale dinamica: tendi a prenderti esattamente ciò che vuoi quando lo vuoi, incurante delle conseguenze per te stesso e per gli altri. Un esempio paradigmatico di ciò è quando vai ad interessarti di una donna già impegnata.

Nella sessualità sei giocoso ed esplorativo: non giudichi nessuna tendenza, anche omosessuale o trasgressiva, presente in te. Non arrivi al matrimonio solitamente, peregrini anche per tutta la vita nel ruolo di Peter Pan refrattario alle responsabilità o di Don Giovanni pronto all’avventura.

Se ti leghi ad una donna, puoi conviverci senza sposarti, puoi fare un lavoro che ti porta spesso a viaggiare, non intrecciare conversazioni emotivamente intime e affidarti alle capacità della partner di cavartela da sola e coltivare interessi tuoi.

Se hai figli, tendi a trascurarli emotivamente e anche fisicamente: come quando ti allontani per i tuoi viaggi di lavoro. Le tue migliori qualità sono il far conoscere ai figli i territori che hai varcato e le esperienze che hai fatto, sei più un compagno di giochi anzichè un educatore, ruolo delegato a tua moglie, se questa non è capace di svolgerlo al meglio così da compensare le tue carenze, la rotta di sviluppo dei figli è a rischio.

Nei rapporti con gli uomini, non sei certo un leader, ma un gregario che sai stupire e divertire gli amici con le tue idee ed iniziative, con le quali sia coinvolgerli e trascinarli. Frequenti compagnie diverse, non sei strettamente “fedele” a nessuno, significativo è che le tue amicizie si basano più sulla condivisione di attività ed interessi piuttosto che sulla condivisione emotiva e sull’empatia. 

I lati Ombra di questo archetipo sono la menzogna e l’inganno. La tua intelligenza e il tuo ingegno, uniti alle spiccati doti comunicative, possono degenerare portandoti ad agire a tuo esclusivo vantaggio noncurante degli effetti sugli altri: cattivo consigliere, semini discordia anche in famiglia, traia alle spalle altrui, divieni un mentitore e un falsario professionista.

La tua evoluzione passa attraverso la scoperta dell’etica: dimensioni come la compassione, l’empatia e l’amore nel verso senso della parola, unite al senso della giustizia e dell’equità, divengono il sentiero della tua rinascita. Ma non può compierla da solo, devi servirsi di tre archetipi: Zeus, Afrodite ed Apollo.

Zeus rappresenta il padre autorevole di cui hai un disperato bisogno: è un uomo più anziano e saggio che devi interiorizzare, riuscendo a mitigare il tuo impulso alla fuga dalle responsabilità; Apollo, invece, ti dona il senso della giustizia, del distacco e della misura: può essere un fratello maggiore o un valido amico, dal quale imparare le regole e la costanza; poi Afrodite, la parte femminile, che ti porta a scoprire il più grande dei tesori: i sentimenti, e l’amore

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L’archetipo Apollo

In questo articolo ti voglio parlare di uno degli dei Figli, così denominati poichè discendenti della prima generazione di dei dell’Olimpo. L’archetipo in questione è Apollo, detto anche “Febo” (luminoso): dio del Sole alla guida del carro celeste. Figlio di Zeus e Leto e fratello gemello di Artemide.

Dotato di frecce dorate, Apollo si muove nel regno degli umani dispensando legge, armonia, bellezza attraverso le arti e la musica, le scienze attraverso le sue Muse e la medicina. Attribuita a lui è anche la capacità profetica, amministrata dalle sue sacerdotesse.

Figlio prediletto di Zeus insieme ad Ermes, Apollo incarna alcuni dei valori più esaltati nella cultura occidentale: l’uso dell’intelligenza razionale, il distacco, la forma, la pianificazione, la precisione, la chiarezza e la bellezza. Nel mito Apollo, come Ermes, non si unisce a nessuna donna: ama chi lo rifugge, allontana chi lo ama, oppure rovina il rapporto con la partner a causa della sua competitività. Questo archetipo può attivarsi nella tua vita nel momento dell’entrata alla scuola o in risposta al bisogno di approvazione di una figura paterna

Scopri se il tuo archetipo dominante è Apollo. Sei un bambino solare ed allegro. Molto curioso, desideri sapere i perchè e come sono fatte le cose. Tipicamente usi questa curiosità per comprendere ciò che gli altri si aspettano da te per soddisfarlo: tua caratteristica è l’accondiscendenza.

Capendo poi che il successo e l’approvazione risiedono proprio nell’accondiscendere alle aspettative delle figure autorevoli, quali genitori ed insegnanti, ti impegni totalmente nella realizzazione di questi obiettivi, pur rischiando seriamente di intraprendere una strada che ti potrebbe alienare da se stesso e dalla tua più autentica sostanza, privilegiando esclusivamente la forma.

A scuola ti inserisci da subito molto bene: ti fai molti amici, che possono riconoscerti il ruolo di leader, ti fai ben volere dagli insegnanti, e puoi suscitare i primi sentimenti nelle bambine, che ti trovano però sfuggente. Metodico ed organizzato nello studio, puoi dedicarti anche allo sport se senti di avere qualche talento che può portarti ad emergere. Ti tieni sistematicamente lontano dal caos e dalle “ragazzate”.

Per un bambino come te la coppia peggiore è quella fatta di genitori narcisisti, bisognosi di rispecchiarsi nei tuoi risultati e nei successi per emanciparsi dalle proprie sconfitte o mancati conseguimenti del passato. Il padre migliore è un uomo Zeus in equilibrio, che ti stimola e ti trasmette la fiducia per poter emergere senza imporre traguardi lontani dalle tue caratteristiche reali: in tale caso puoi sentirti inadeguato e mortificato, ma generalmente insisti pur di compiacere tuo padre e renderlo fiero di te.

Se non riesci a soddisfare tuo padre, ne vieni rifiutato, e puoi quindi ricercare in altre figure maschili un padre surrogato al fine di ottenerne l’approvazione. Una cosa simile accade per una madre Era non in equilibrio: collerica e possessiva, ti svaluta; oppure una madre Afrodite non in equilibrio, troppo volubile emotivamente. Se, invece, i genitori seguono una linea diversa, impari che  sei amato per la persona che sei, per la tua unicità, e non per i risultati che consegui e dei quali sai “brillare”.

Puoi imparare a scoprire la tua più intima natura, venire a contatto con i tuoi sentimenti, vere inclinazioni, e portarli alla luce diventando un adulto realizzato. Se è questo il percorso tracciato fin dall’infanzia, attraversi la fase dell’adolescenza senza troppe turbolenze: eccelli nello studio e negli sport, ricopri incarichi importanti come rappresentante d’istituto, persegui le tue ambizioni in modo semplice ma sereno.

Se, invece, provieni da un’infanzia meno positiva, o hai degli handicap fisici o di altro tipo, la tua giovinezza può esserne segnata in modo tremendo: portandoti a sentirsi inadeguato, con forte ansia da prestazione, ma comunque spinto a dimostrarti all’altezza.

L’ingresso nel mondo del lavoro, come per la scuola, non è fonte di grosse difficoltà per te: anzi, è un’opportunità per dimostrare le tue capacità. Sai pianificare ed applicarti con metodo ai tuoi obiettivi, verificando i progressi ed auto-motivandoti finchè non consegui il risultato di cui i capi, o i mentori, tipicamente uomini Zeus, possono essere fieri.

Scegli studi universitari e carriere che richiedono lunghi e difficili apprendimenti: la carriera di medico, avvocato o nella finanza. Ma, a differenza dell’uomo Zeus, ancora più ambizioso e desideroso di potere e denaro, tu desideri servire e riscuotere ammirazione. Puoi continuare così per tutta la vita, ma, se intervengono cambiamenti, può venirti il dubbio di aver intrapreso una vita fasulla, ed iniziano i problemi, come una fase di depressione.

Nei rapporti con le donne, ricerchi la bellezza, indipendenza e capacità: sei per lo più attratto da donne che ricalcano il carattere della sorella Artemide. Con una donna così al suo fianco, brilli, vieni stimolato, condividete l’entusiasmo e il successo nella carriera e in società.

Manca però la passione e l’intimità sessuale: vivi nettamente nella mente e non sei in contatto con le emozioni e gli istinti, ne deriva che non sei un bravo amante, poichè impegnato a dimostrarsi all’altezza della “performance” e non coinvolto emotivamente. Può quindi capitare che la partner ricerchi altrove quella scintilla erotica che in te è totalmente assente.

Le coppie ben riuscite sono quelle dove la donna ricerca più la forma della sostanza: come nel caso di una donna Atena, intelligente e pragmatica, Demetra, che dirotta le sue energie sui figli, ma un lato di te può anche essere attratto da una donna totalmente opposta a lui, come una Persefone, intuitiva, fanciullesca, volubile ed irrazionale, con la quale vai perennemente alla ricerca di un equilibrio che non è forse possibile trovare.

L’intimità emotiva con te è ancora più difficile da creare poichè tu, di tanto in tanto, necessiti di allontanarti dedicandoti al lavoro o a interessi tuoi: resti irraggiungibile e lontano, come il sole. Con i figli, come con le altre persone, non intrecci rapporti coinvolgenti: resti distaccato, ma, se in equilibrio, sei generalmente un buon padre che detti regole e principi “giusti” e stimoli i figli a mostrare le proprie capacità. Non sei presente talvolta fisicamente, poichè spesso a lavoro, o anche all’estero. Se i figli ti somigliano possono godere di buoni momenti di condivisione in cui riscuotono la tua approvazione, altrimenti, i loro bisogni ed inclinazioni peculiari possono restare sconosciuti a tuoi occhi. 

I lati Ombra dell’archetipo Apollo sono la vanità, il narcisismo, l’incompetenza emotiva e il distacco nelle relazioni. Le difficoltà in cui ti imbatte sono legate alla distanza emotiva: difficoltà di comunicazione, di intimità ed empatia. Se sacrifichi la tua vita in nome di questo archetipo, questa diviene una bellissima conchiglia vuota, quasi una bella bara dove la tua anima è destinata a morire.

Il tuo compito per la tua evoluzione è abbracciare la tua umanità fatta di ombre e non solo di luce: entrare a contatto con le emozioni e gli istinti, con la tua vita interiore fin nei suoi aspetti meno lodevoli, imparare che sono tutte parti degne di essere integrate per renderti una persona completa, autentica e realizzata.

Devi rinunciare alla tua vanità, al tuo bisogno di sentirsi superiore, eccelso, incontrando l’umiltà e la realtà tua ed altrui puoi completarti, entrare in relazione con gli altri e far parte della collettività. In questo viaggio ti sono utilissimi gli archetipi Dioniso (venerato per alcuni mesi dell’anno nello stesso tempio di Apollo), per il suo potere di farti scoprire il corpo, i sensi e il piacere, ed Afrodite, per il suo potere di fart scoprire le emozioni, la sensualità e l’amore.

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