Il carattere Psicopatico

Ti capita di sentirti il migliore? Hai paura di essere controllato o sfruttato dagli altri? Tieni alla tua immagine di potere? Ti vedi come una persona aggressiva che si impone o che seduce? Il carattere psicopatico ha origine da forme di manipolazione subite nel periodo che va dai 18 mesi fino ai 3 anni, da parte dei  tuoi genitori o di altre figure adulte che si prendono cura di te.

Solitamente le ragioni del formarsi di questo tipo di difesa possono essere rintracciate in queste situazioni: sei nato in una famiglia dove i tuoi genitori sono particolarmente impegnati con il lavoro o altre questioni, per cui tendono a fare promesse che poi non riescono a mantenere, promesse di fare giochi, attività o semplicemente di stare insieme, i tuoi genitori possono anche delegare le cure verso di te ad altre persone come i nonni o una babysitter per lungo tempo, mancando di trascorrere un tempo adeguato a costruire un rapporto davvero solido con te.

Può anche accadere che tu, particolarmente intelligente ed autonomo, venga lasciato solo a fare i compiti o a svolgere altre piccole cose. Inoltre, è frequente riscontrare che i tuoi genitori ti comunichino che il vostro rapporto è speciale, unico, insuperabile. Si tratta di illusioni, di comunicazione manipolativa poichè quel che ti viene detto non si rispecchia nei fatti. Tu tendi a responsabilizzarti precocemente, “a prenderti in carico” data la tua indipendenza, il tuo potercela fare da solo.

In questo modo sia tu che i tuoi genitori vivete nell’illusione che sia tutto a posto nella vostra relazione: i tuoi genitori sono ammirati nel vedere il figlio “bravo” e indipendente, tu gratificato dalle tue abilità autonome.

Durante lo sviluppo cresci dando molta più importanza al successo e al raggiungimento degli obiettivi piuttosto che al tuo mondo interiore, alla forma piuttosto che alla sostanza: manca quella che si può definire come il fare esperienza autentica e profonda del Sè reale, che sta sotto alla forma esteriore. Se hai questa difesa psicopatica tendi ad essere, più o meno sottilmente, manipolativo e seduttivo: comunichi con gli altri in modo tale da giungere aituoi obiettivi, talvolta anche servendoti degli altri per il tuo tornaconto, attrai e seduci con carisma, parlantina, abilità comunicative, magari cultura ed intelligenza. Sei una persona che può risultare molto attraente, soprattutto nella società odierna, così tanto incentrata sul successo e sull’immagine.

Questo tipo di tratto prende anche il nome di “Sfidante”. Il tratto distintivo della difesa psicopatica è la negazione dei propri sentimenti: non sei in contatto con essi, d’altronde non ne hai mai avuto la possibilità fin dall’infanzia, credi e ti identifichi totalmente nei tuoi pensieri, convinzioni e progetti, sei tutto nella tua mente. Vivi nella rappresentazione che ti sei fatto di te stesso, nell’immagine che ti sei costruito di te stesso: qualora, per una qualunque ragione, tale immagine si incrinasse o, peggio, si sgretolasse, sprofonderesti nella depressione, una delle (poche) ragioni per le quali puoi iniziare una psicoterapia.

L’altra ragione è una disfunzione sessuale, come una difficoltà di erezione nell’uomo, poichè mina la tua immagine di potenza e mascolinità. Sei solitamente una persona molto bisognosa di ammirazione e lodi, fai dipendere la tua fragile autostima da queste: qualora non ne riceva abbastanza puoi avere esplosioni di rabbia o, come già detto, cadute depressive.

Capita di frequente che la tua vita si incentri sulla costruzione e il mantenimento di un’immagine esteriore di successo, potere, giovinezza o bellezza, motivo per il quale puoi fare “carte false” calpestando i sentimenti altrui, agendo in modo egoistico ed egocentrico e raccontando menzogne (alle quali puoi persino credere).

Puoi non provare senso di colpa o conflitto interno, data l’assenza di contatto con i propri sentimenti. Puoi essere cinico, perfezionista e grandioso fino al senso, delirante, di onnipotenza. Tra le tue caratteristiche positive si ricordano l’attitudine alla leadership, l’imprenditorialità e l’assertività, il vedere opportunità in mezzo alle difficoltà.

A livello corporeo, hai tendenzialmente una grande quantità di energia, per lo più spostata verso l’alto: testa, spalle e il torace sono molto carichi. Il torace può essere tipicamente rigonfio, come in una perenne inspirazione, c’è una sproporzione tra la parte alta e la parte bassa del corpo, per cui gli arti inferiori possono essere insolitamente magri. Il tuo sguardo è molto vitale ma sfuggente, inespressivo emotivamente, magari controllante o seducente, senza fiducia negli altri: vedi solo ciò che vuoi vedere.

Non sei in contatto con il tuo corpo: te ne servi come strumento al servizio della tua immagine di prestanza e bellezza. In particolare non sei in contatto con le sensazioni viscerali e sessuali.

Obiettivi terapeutici:

Per te accettare di avere un problema è forse la parte più ardua: se giungi a questa consapevolezza ti si aprono tantissime opportunità di crescita e cambiamento. Non si tratta di una cosa facile dato che tendi ad autoconfermarti e a spostare l’attenzione dai tuoi sentimenti e vissuti. Qualora però faccia una richiesta di psicoterapia, vieni aiutata, attraverso gli esercizi bioenergetici e non solo, a rientrare in contatto con i tuoi sentimenti: ad aprirti un varco attraverso quelle contrazioni muscolari che, anche per decenni, ti hanno intrappolato in una maschera magari luccicante, ma fatua, come una bellissima conchiglia vuota.

Questo varco riporta alla superficie, tra le altre, anche quella profonda emozione di rabbia per la manipolazione subita nell’infanzia (o più tardi), che ora può trovare un senso ed un accoglimento all’interno di una relazione, quella terapeutica, dove puoi finalmente riappropriarti della tua vera identità, senza più “doverti tenere su” per dimostrare di essere all’altezza di standard elevati. Questo ti consentirà di riscoprire finalmente l’amore, la sessualità e la ricchezza dei sentimenti e di viverli dentro a relazioni umane soddisfacenti e non più manipolative.

 Alcuni esempi di affermazioni che alla fine della psicoterapia divieni in grado di fare sono:

1 – Ho il diritto di essere chi sono veramente.

2 – Rispetto me stesso e gli altri.

3 –  Ascolto e dico la verità.

4 – Sento ed esprimo i miei reali sentimenti.

5 – Ho il diritto di essere supportato dagli altri in base ai miei bisogni.

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Il carattere Simbiotico

Ti sembra che non ci sia un chiaro confine tra te e gli altri? Ti capita di vivere momenti di estasi o di profonda gioia alternati ad altri di depressione e vuoto? Ti sembra di aggredire o ferire un’altra persona se esprimi il tuo pensiero? Soffri di un’intensa paura dell’abbandono? Senti che non hai il diritto di essere te stesso?

Il carattere simbiotico può essere in parte apparentato al carattere orale: questo tratto non compare negli scritti di Alexander Lowen, ma nell’opera di Stephen Johnson, che ne fa una descrizione interessante.

L’origine del carattere simbiotico in te si deve al non aver ricevuto un adeguato sostegno alla naturale spinta all’indipendenza nei pensieri, nei sentimenti e nelle azioni: è molto probabile che tu, dentro alla relazione con tua madre, i tuoi genitori o chi si prendeva cura di te nell’infanzia, abbia sperimentato un eccesso di coinvolgimento, un rapporto “troppo abbondante” che non ha consentito la formazione della tua identità individuale, bloccando i tuoi tentativi di sperimentarti e separarti dalle figure adulte.

Tua madre può essere iperprotettiva ed ansiosa a dismisura e trasmetterti tale ansia ogni qualvolta tu tenti di esplorare il mondo esterno, formarti delle preferenze, assecondare le tue inclinazioni. La conoscenza che riesci a fare del mondo e delle relazioni non deriva quindi da motivazioni tue, quanto dall’aver assimilato per lungo tempo le motivazioni, le convinzioni, le ansie soprattutto, delle figure genitoriali con le quali hai intrecciato un rapporto strettissimo.

La conoscenza del mondo viene mediata dalla presenza di questi modelli interiorizzati che possono diventare molto vincolanti. Tanta è la fusione che si è realizzata tra la tua identità in crescita e quella delle figure genitoriali che in età adulta è difficile per te sentire di determinare con la tua volontà le tue scelte: vedi i tuoi genitori e poi progressivamente gli altri, non come individui a sè stanti ma come “estensioni” di te, parti di te dalle quali è difficile separarti per crearsi un’identità unica ed originale, separata. Non riesci a vedere un chiaro confine tra te stesso e gli altri e a vivere concretamente la diversità insita in ognuno.

Il circolo vizioso consiste nel continuare a “prendere in prestito” le convinzioni, le regole e le scelte degli altri  come guida per le tue azioni, lasciando progressivamente sempre più in disparte il tuo Sé, che resta quindi sommerso e rischia di essere dimenticato, anche per decenni. Quando tenti di modificare la situazione,ti scontri con una forte resistenza, una difficoltà notevole di distanziarti da questi riferimenti ormai radicati in te stesso: sperimenti la tua autonomia come immorale, egoista e sbagliata, con conseguenze negative sugli altri.

Tendi perciò a fare marcia indietro, soprattutto quando l’autonomia coincide con l’allontanarti fisicamente dalle figure significative come i genitori o altri: può venirti un’ansia fortissima fino al vero e proprio attacco di panico, che scoraggia la tua esplorazione e ti porta a rinunciare.

Rinunciando puoi evitare questa forte ansia, il vuoto e l’inevitabile senso di colpa che lti pervadono poichè stai tentando di assecondare te stesso e non più gli altri, inoltre vi è quella convinzione illusoria di essere così “onnipotente” da poter fare del male agli altri semplicemente seguendo il tuo sentire. L’autonomia e la possibilità di essere te stesso è vissuta come minacciosa rispetto al mantenere la relazione con le figure significative.

Quindi la regressione, la fusione, sono incoraggiate. Dal punto di vista dell’aspetto fisico, il tuo corpo è poco sviluppato, con muscolatura ipotonica e debole, sembri decisamente più giovane rispetto alla tua età anagrafica. Vivi nella costante illusione che sei al sicuro solo fin quando ti mantieni dentro la relazione: per mantenere questa, presunta, sicurezza, sei disposto a tutto, alla lealtà e alla fedeltà più estreme, persino quando diventano autolesive.

Obiettivi terapeutici:

Durante la psicoterapia vieni aiutato, attraverso gli esercizi bioenergetici e non solo, ad eliminare questa con-fusione tra te e gli altri: divieni capace di riconoscere il confine tra te e gli altri, abbracciando a pieno titolo sia la tua individualità che la diversità.

Quando riesci a liberarti dai riferimenti interiorizzati e vincolanti, dagli indottrinamenti e da “scorie” di vario tipo, riesci a compiere quel processo di separazione dalle figure significative e di costruzione della tua identità. Quando ti esprimi percepisci che sta dando spazio a te stesso e che non necessariamente ledi o distruggi i sentimenti degli altri, ti prendi la responsabilità di seguire ed onorare la tua natura e delle tue scelte, non delle reazioni degli altri ad esse.

Raggiunta questa fondamentale tappa dell’evoluzione personale, riesci a modificare le relazioni magari disfunzionali con persone troppo vincolanti o oppressive, ed instauri nuove e più gratificanti relazioni con persone dalle quali ti senti rispettato ed amato per quel che sei veramente.

 Alcuni esempi di affermazioni che alla fine della psicoterapia divieni in grado di fare sono:

1 – Io sono Io, tu sei Tu.

2 – Ho il diritto di essere chi sono veramente.

3 – Ho il diritto di esprimermi liberamente prendendomi la responsabilità delle mie scelte.

4 – Ho il diritto di essere amato per quel che sono veramente.

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Il carattere Masochista

Senti di non aver potuto imporre la tua volontà ed essere libero? Hai ricevuto troppi rimproveri e colpevolizzazioni? Ti capita di fare cose per provocazione o dispetto o mostrare la tua aggressività in modo indiretto? Hai la sensazione generale di essere bloccato nella vita? Ti senti troppo accondiscendente?

L’origine del carattere masochista si deve al non aver avuto la possibilità di esercitare la tua volontà, la tua autonomia e di importi dentro alla relazione con i tuoi genitori (o chi si è preso cura di te) nel periodo che va dai 18 mesi fino ai 3 anni.

Sei un bambino che viene visto e riconosciuto dai propri genitori, che riceve sufficienti cure, ma al quale non viene riconosciuta l’autonomia e il diritto di importi: il tuo affermarsi è negato da una lotta di potere che si scatena in famiglia e che ti costringe a “ingoiare il rospo” e a ricacciare dentro di te quella rabbia e quella frustrazione patite e che non puoi rivolgere all’esterno.

Più di frequente è probabile trovare un contesto di questo tipo: tua madre può essere una buona madre molto premurosa e preoccupata per la salute, l’alimentazione, l’igiene e l’educazione, perciò tende ad esercitare troppo controllo su di te, a dirti continuamente cosa devi fare, a scegliere al tuo posto passandoti sostanzialmente il messaggio che lei sappia sempre quel che è meglio per te.

Tuo padre può essere un uomo meno presente in casa, magari un po’ periferico a causa del lavoro o per caratteristiche personali, che non riesce a bilanciare l’iperpresenza e il controllo materno magari avendo lui per primo un tratto masochistico per cui non si oppone alla volontà della madre ma agisce in modo accondiscendente.

Ti scontri con una dura opposizione da parte della madre o di entrambi i tuoi genitori quando provi a protestare, a dire No! o Basta! o comunque ad esprimere il tuo autentico pensiero. Puoi ricevere rimproveri fino ad aspre colpevolizzazioni o ad umiliazioni, poichè senti che non puoi “vincere” sui genitori che hanno naturalmente più potere ed autorità di te. La tua volontà ed autentica espressione vengono così schiacchiate fino a spezzarsi: ti viene negato il diritto ad importi e ad avere un’autonomia.

La tua individualità viene piegata alle volontà o alle esigenze familiari che non ti consentono di essere indipendente. Questi atteggiamenti genitoriali, come già detto in altri articoli, non sono gratuiti ma sicuramente originano da caratteristiche, blocchi o disagi dei genitori.

Nel tuo corpo si sviluppa una corazza imponente: la quantità di energia psico-corporea che hai è davvero molto alta, infatti hai una struttura corporea robusta o tarchiata, con muscoli sovrasviluppati soprattutto negli arti inferiori, il tuo bacino è retratto in avanti, con quell’aspetto che ricorda “la coda tra le gambe”, il tuo collo robusto o persino taurino ed incassato nelle spalle. I tuoi occhi comunicano una grande tristezza, come di chi ha rinunciato ad esprimersi liberamente.

Hai la tendenza al contenimento duraturo della rabbia e dell’aggressività: non a casa questo carattere viene anche chiamato “Tollerante”. Ti mostri incredibilmente comprensivo, attento ai bisogni altrui, per l’appunto tollerante, hai grande capacità di sacrificio e di sostenere sforzi prolungati, data la grande quantità di energia, però intrappolata nelle contrazioni croniche.

Tra le caratteristiche disfunzionali si ritrovano la tendenza al lamento, al mostrare la tua rabbia/aggressività in modo indiretto: magari dicendo di sì ad una richiesta di aiuto e poi “dimenticandosene” o “tirando via”, la difficoltà a concludere quel che hai iniziato, l’altelnarsi di accondiscendenza alle richieste altrui e di testardaggine sulle tue posizioni. Hai poi un tratto caratteristico: la provocazione passiva.

Provochi, più o meno consapevolmente, il tuo interlocutore che poi di solito si arrabbia e questo “autorizza” te ad arrabbiarti a tua volta così da poter scaricare tutta quell’energia accumulata e rilassarsìti momentaneamente, per poi ricominciare il circolo vizioso da capo: compressione, provocazione passiva, esplosione e relax.

Obiettivi terapeutici:

Durante la psicoterapia vieni aiutato, attraverso gli esercizi bioenergetici, a mobilizzare la tua grande energia al fine di esprimerla in modo costruttivo, senza esplosioni che rappresentano una via di sfogo ma che non risolvono il problema di fondo. Vieni soprattutto aiutato a non avere più paura della tua energia e del tuo desiderio represso di esprimerti ed espanderti: in una parola di affermarti.

Quando riesci ad allentare la tua corazza uscendone piano piano, riesci a liberare l’energia intrappolata nelle contrazioni muscolari croniche, riesci ad esprimerti nei contesti interpersonali senza più temere di essere punito o colpevolizzato. Recuperi così il tuo diritto ad importi e ad essere indipendente.

Questo aiuta a liberarti dagli effetti negativi dell’ipercontrollo e dell’intrusione genitoriale e ad aprirti una strada verso il piacere, fisico e psicologico. Le attività benefiche a livello corporeo, oltre ad esercizi bioenergetici specifici, sono il camminare, il nuotare, il fare stretching, Yoga, il massaggio e quelle attività che consentono di allungare i muscoli tesi e di restituire fluidità e leggerezza là dove c’erano compressione e schiacciamento.

 Alcuni esempi di affermazioni che alla fine della psicoterapia divieni in grado di fare sono:

1 – Onoro la forza che è in me.

2 – Porto a termine con piacere e senza sforzo i miei compiti.

3 – Il fuoco che è in me elimina i blocchi e le paure.

4 – Posso fare tutto ciò che desidero fare.

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Il carattere Orale

Senti di non aver ricevuto abbastanza amore e nutrimento affettivo? Ti sembra di avere un profondo vuoto interiore? Lamenti un’energia piuttosto bassa ed una muscolatura poco sviluppata? Ti capita di sentirti indipendente ma di scoprire che non è in fondo davvero così? Ti capita di alternare stati di euforia a stati di depressione?

Alla base della difesa orale c’è l’aver ricevuto da parte di tua a madre o di altri care giver nell’infanzia insufficienti o irregolari cure, attenzioni, calore e sostegno anche fisico ed energetico nel periodo che va dai 6 ai 18 mesi.

L’irregolarità di questi fondamentali elementi dell’attaccamento sicuro nella relazione con tua madre, oltre al già citato diritto di essere visto e di esistere, fanno sì che, a livello psico-corporeo, lo scarso contatto energetico tra la parte anteriore del tuo corpo e del corpo di tua madre produca un livello di carica insufficiente, cioè una bassa energia, uno stato di debolezza e/o sottosviluppo osteo-muscolare.

Una tipica situazione che rende ragione dell’instaurarsi della difesa orale è la seguente: qualora ti trovi in un momento di difficoltà, per un dolore fisico, un imprevisto, il vederti solo e in pericolo, e manifesti il tuo bisogno con il pianto, al quale tua madre o altra persona che si prende cura di te non risponde, perchè assente, malata o occupata da altre questioni, entri in uno stato di disperazione e piangi finchè hai energia.

Un’altra situazione è una precoce separazione tra te e tua madre, magari perchè per ragioni lavorative vieni mandato all’asilo nido, o per effetto della separazione tra i tuoi genitori, per la scelta di adottare metodi educativi rigidi che vietano il contatto corporeo e lo scambio tenero tra te e gli adulti.

Quando la tua energia si esaurisce e il tuo bisogno non è stato soddisfatto, rinunci al tuo diritto di chiedere e tale rinuncia prende forma nel corpo in un “collasso energetico” per cui l’apparato osteo-muscolare ne risulta compromesso: le tue gambe crescono molto deboli ed incapaci di fornire un sostegno affidabile al corpo, le tue braccia sono scariche, come effetto dell’essersi protese senza risultato verso l’esterno, verso tua madre, il tuo torace è rimpicciolito e chiuso verso l’interno, come a proteggere fino ad ingabbiare la regione cardiaca, il tuo sguardo può essere implorante o seducente come quello di un bambino (occhi da cerbiatto).

La tua rinuncia può divenire così radicale da impedire pressochè totalmente l’espressione dei tuoi bisogni, portandoti a chiuderti in una pseudo-autosufficienza illusoria, creatasi in modo compensatorio al posto dello sviluppo di una sana indipendenza dal rapporto con tua madre. La tua identità è più strutturata, i tuoi confini più delineati e hai un deciso contatto con la realtà esterna.

Il tuo corpo però è in un cronico stato di sottocarica, manca di energia, il tuo torace può trovarsi nello stadio espiratorio per cui appare sgonfio, il tuo corpo può avere fattezze quasi infantili nonostante l’età anagrafica, il tuo collo proteso in avanti come in una richiesta o supplica. Laddove  tu non abbia un corpo minuto e con muscolatura sottosviluppata, il tuo corpo può apparire appesantito da una massa comunque ipotonica. Dato il livello energetico genericamente basso non sai tollerare bene intensi periodi di stress emotivo o fisico/lavorativo: la tua reazione più comune è, appunto, il collasso.

Lo si può vedere anche durante la psicoterapia sotto lo “stress” di esercizi a forte mobilizzazione energetica, situazione in cui tu, sentendo di non farcela, abbandoni l’esercizio e, per l’appunto, rinunci. In alcuni casi la tua sottocarica energetica è così pronunciata che eviti di fare lunghe camminate per l’insolita stanchezza che ti pervade.

Generalmente sei incapace di sentire e servirti della tua aggressività, laddove le  tue gambe e le tue braccia non sono abbastanza forti per protestare, muoverti vigorosamente ed afferrare o colpire.

Puoi essere molto loquace, gradisci stare al centro dell’attenzione anche se sei generalmente non capace di sostenere “una certa presenza scenica”, prerogativa di altre tipologie caratteriali, sei incline alle dipendenze da sostanze e comportamentali (gioco d’azzardo, Internet e da sesso), ai disturbi d’ansia e all’ipocondria per via della tua vulnerabilità al pericolo e alle malattie, non hai una solida indipendenza per via dell’invischiamento con tua madre o altri adulti dell’infanzia, puoi sperimentare spesso fallimenti per via dell’incapacità di portare avanti progetti sotto forte stress, data la propensione alla rinuncia e al collasso.

Nelle relazioni d’amore ti lanci con grande entusiasmo e facilmente ti ritrovi “al settimo cielo” durante l’innamoramento, magari idealizzando il partner per poi sperimentare forte delusione e persino stati depressivi dopo che hai realizzato che quel che credevi che il partner fosse o potesse darti (come riscatto dal bisogno d’amore insoddisfatto nell’infanzia) era solo un’illusione, una chimera. Questo è un tipico esempio della compresenza di aspetti euforici e depressivi, che seguono l’andamento delle tue relazioni affettive, si spiega in tal senso l’appellativo di “Amante”, proprio per la ricerca, talvolta esasperata, della soddisfazione alla propria immensa fame di amore.

Nel rapporto con il cibo puoi avere una certa voracità o una difficoltà a percepire correttamente i segnali della fame e della sazietà. Sei inoltre incline ai disturbi del comportamento alimentare, come la bulimia e il binge eating, o disturbo da alimentazione incontrollata.

Obiettivi terapeutici:

Durante la psicoterapia vieni aiutato, attraverso gli esercizi bioenergetici, a mobilizzare la tua energia al fine di aumentarne il flusso: riesci ad attivare e ad allungare il tuo respiro, a far scorrere finalmente l’energia nelle tue gambe e nelle tue braccia che diventano capaci di agire vigorosamente e di sostenerti a pieno, radicandoti bene a terra, a sciogliere e ad aprire il tuo torace liberando il cuore che recupera il diritto di aver bisogno e di dare e ricevere amore.

Questi passaggi ti danno l’autonomia necessaria per affermarti nella vita e per muoverti liberamente, trovando piacere in te stesso e nelle proprie scelte, derivanti ora da un’identità adulta. Da ciò deriva la naturale capacità di nutrirti in senso fisico ed emotivo, di darti piaceri sani e di autoregolare le tue emozioni, di chiedere e prendere in base alle tue necessità e di esprimere in modo costruttivo la tua aggressività senza il timore di impazzire, distruggere l’altro o la relazione con l’altro o di esserne abbandonato.

 Alcuni esempi di affermazioni che alla fine della psicoterapia divieni in grado di fare sono:

1 – Merito piacere nella vita.

2 – Accolgo le informazioni dalle mie emozioni.

3 – Accetto ed onoro la mia sessualità.

4 – Mi muovo facilmente e senza sforzo. Sono indipendente.

5 – La vita è piacevole.

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Il carattere Schizoide

Ti capita di sentire come di non avere il diritto di esistere? Ti vedi, o gli altri ti vedono, come una persona tendenzialmente fredda, distante e sfuggente? Senti delle tensioni alla base della testa, delle spalle, del diaframma e nelle gambe? Ti senti anche vagamente speciale o superiore agli altri? Ti ritieni una persona ipersensibile? Hai un livello di energia piuttosto basso?

Tutte queste caratteristiche fanno parte della tipologia caratteriale schizoide, che si sviluppa dal 2° trimestre di vita intrauterina fino ai 6 mesi di vita. In questo periodo, il rapporto tra te e tua madre, prima durante la gravidanza e poi dopo, le modalità di reciproco contatto e scambio comunicativo, tattile ed emozionale, rappresentano le esperienze fondamentali che ti garantiscono la sopravvivenza fisica e psichica e gettano le basi per lo stile di attaccamento, o di relazione, tra voi due. Si determina così il diritto di esistere.

Qualora tale rapporto in questo periodo sia caratterizzato da difficile accettazione/accoglimento, rifiuto o persino ostilità/aggressività/odio questo diritto viene negato, e tu sviluppi la difesa di tipo schizoide in vari modi: riducendo la richiesta di contatto, interazione e coinvolgimento con tua madre e generalizzandola progressivamente a tutto l’ambiente, diventando più freddo, distaccato, meno recettivo e provando una fortissima paura di aprirti a fare esperienza del mondo e delle relazioni con gli altri.

A causa di questo mancato sviluppo di una relazione fonte di nutrimento emozionale e di amore incondizionato (dovuto a potenziali molte ragioni, tra le quali caratteristiche di tua madre ma anche del contesto in cui vivi, sociali, familiari, economiche ecc ecc) ti difendi riducendo la tua spontanea vitalità, quindi limitando la respirazione, il movimento fisico, ritirando attenzione e curiosità verso il mondo, sviluppando un tipico sguardo che può essere assente, come a guardare un punto perso nel vuoto, vitreo/inespressivo o fisso/stereotipato come un clown, “superbo come un nobile” o innocente come un bambino.

La tua energia si ritrae dalle zone periferiche e si concentra tutta all’interno, imprigionata da queste contratture muscolari croniche. Se non sperimenti una base sicura e protettiva nel rapporto con tua madre sviluppi la difesa schizoide poichè senti una minaccia alla tua sopravvivenza, un pericolo di annientamento psichico e fisico, per cui anche il tuo corpo va ad indebolirsi e a perdere quel senso di unità integrata e solida. La difesa schizoide consiste nel tentativo di “tenere insieme l’unità mente-corpo” in pericolo.

Contraendo la tua energia percepisci sempre più affievolite le sensazioni fisiche e le tue emozioni. Non sono rare zone anestetizzate nel corpo, come “morte”. I tuoi sentimenti divengono più rarefatti e meno fluidi, puoi avere una difettosa autoregolazione per cui passi dall’anestesia emotiva/indifferenza alla spiccata sensibilità fino all’esplosione emotiva. Rinunci a chiedere, a causa della frustrazione ai tuoi bisogni, e a ricevere quel che ti spetta.

La frustrazione mischia in sè apatia, distanza emotiva e una profonda rabbia a causa di questa ferita primaria, la negazione del diritto di esistere. Da adulto tendi a rifugiarti nella tua mente, in interessi creativi, artistici, sicuramente intellettuali, quasi andando in esilio nei tuoi pensieri ed idee e dimenticandoti di fare esperienza del tuo corpo, con il quale hai un rapporto che può variare: dall’utilizzarlo in modo meccanico affinchè esegua comandi (come negli sport estremi, nella danza), al distaccartene fino ad alienarti dal corpo, dall’avere una fame divorante al digiuno astinente (come nell’anoressia).

Da ciò deriva l’appellativo: “Cerebrale”. Se il tuo distacco dalla realtà diviene massiccio puoi sviluppare uno stato psicotico, cioè di alienazione profonda in cui vi sono disintegrazione tra pensieri, emozioni e sensazioni corporee ed incomunicabilità con gli altri.

I tuoi sentimenti non sono assenti, ma imprigionati dentro al tuo corpo, in zone inaccessibili alla consapevolezza, protette dalle contratture muscolari. Senti magari l’impulso di protenderti per entrare in relazione con gli altri, ma anche una paura parallizzante di sperimentare di nuovo il rifiuto o persino l’ostilità altrui, come durante la tua infanzia. Questa difficoltà sicuramente contribuisce alla distanza nelle relazioni con gli altri, alla sensazione di “non essere visto” dagli altri, al rendere freddi ed intellettuali i rapporti con gli altri.

Temendo il rifiuto, temi anche quella possibile dipendenza dagli altri, percepiti come incapaci a fornire accoglimento e sicurezza: da qui è alimentato ulteriormente il tuo ritirarti dal contatto interpersonale. Nelle relazioni d’amore l’ambivalenza si fa ancora più forte: se da una parte hai la paura del coinvolgimento e della dipendenza, dall’altra hai la paura del restare completamente solo e perduto, esiliato dal resto dell’umanità.

Mancando questo senso di integrazione e sicurezza interiori, la tua identità non è pienamente matura, e lo puoi vedere nella tipica modalità dell’agire “come se”, nel senso che non ti senti mosso da motivazioni ed atteggiamenti tuoi, quando agisci come ad imitare le condotte di altre persone significative.

La tua identità manca di “radicamento”, ti appoggi a riferimenti esterni, in un circolo vizioso. Nonostante l’espressione delle emozioni sia così coartata, non manchi di una ricchissima vita interiore, di fantasia, creatività, estro ed immaginazione, aspetti che custodisci gelosamente e per le quali tendi a sentirti speciale, anche superiore, “di un altro pianeta o di un’altra razza”.

Tale senso di superiorità può essere un ingrediente di quella paura di entrare in profonda relazione con gli altri, per la paura del rifiuto. Sai sicuramente cavartela in tante situazioni, ma non conosci l’interdipendenza, cioè quella forma di dipendenza matura in cui vi è reciprocità tra adulti. Il pericolo maggiore che corri è l’isolamento pressochè totale, cosa molto probabile ovviamente, poichè può affievolirsi ancora di più il contatto con te e quella precaria integrazione della tua identità fisica e corporea.

Obiettivi terapeutici:

Ci sono gradi diversi di manifestazione delle difese in te: qualora il grado della difesa schizoide sia particolarmente massiccio, è necessaria una profonda rielaborazione delle esperienze di vita attraverso la psicoterapia, affinchè tu divenga capace di affrontare le situazioni emotivamente difficili e le sfide esistenziali.

A livello psicoterapeutico, il lavoro è sicuramente importante e di media-lunga durata data la delicatezza delle tematiche che presenti: oltre al lavoro verbale di analisi delle relazioni con focus sul rapporto primigenio con la madre al fine di ripristinare il senso di sicurezza, solidità della tua identità e rafforzamento nella vita sociale grazie alla migliore comprensione della mente degli altri, è importante per te il lavoro psico-corporeo che miri a recuperare la realtà del tuo corpo, delle tue sensazioni e dei movimenti.

Questo obiettivo può essere raggiunto attraverso gli esercizi bioenergetici, la partecipazione a classi di Yoga, arti marziali, danzamovimentoterapia, vari tipi di massaggi, il nuoto, anche la semplice camminata infusa di consapevolezza.

Alcuni esempi di affermazioni che alla fine della psicoterapia divieni in grado di fare sono:

1 – E’ sicuro per me essere qui.

2 – La terra mi sostiene e viene incontro alle mie necessità.

3 – Amo il mio corpo e ho fiducia nella sua saggezza.

4 – Sono immerso nell’abbondanza. Posso soddisfare i miei bisogni di nutrimento.

5 – Io esisto e sono reale, ho una mente ed un corpo, come gli altri.

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Le tipologie caratteriali in Bioenergetica

Alexander Lowen, padre dell’Analisi Bioenergetica, una psicoterapia ad orientamento corporeo molto conosciuta, ha individuato 5 tipologie caratteriali, vale a dire 5 tipologie di strutture e morfologie psicologiche e fisiche. Ogni tipologia presenta uno specifico sistema di difesa diverso dagli altri. Difesa da cosa? Lowen spiega che la tipologia caratteriale definisce il modo in cui tratti il tuo bisogno di amare ed essere amato, il tuo bisogno di intimità e la ricerca del piacere. La tipologia non riguarda quindi tutto il tuo essere. Tali meccanismi di difesa, detti anche “corazze” o “armature”, sono stati descritti per primi dal maestro di Lowen, Wilhelm Reich.

Questi constatò che sei come “prigioniero” dentro ad una corazza muscolare e caratteriale composta da tutti quegli atteggiamenti mentali e posture creatisi per ridurre il flusso delle tue sensazioni e delle tue emozioni nel tuo organismo. Così accade che la tua energia psico-fisica non riesca a scorrere liberamente nel tuo corpo, soprattutto in alcuni punti, sede di tensioni correlate a conflitti emozionali.

Con il tempo questa corazza può diventare sempre più “dura”, cronicizzarsi ed impedire il naturale sviluppo della tua identità e della tua autorealizzazione. A sua volta, lo stato cronico di contrazione muscolare contribuisce ad indurire il carattere riducendo l’espressione spontanea delle tue emozioni, la qualità delle relazioni, la ricerca e percezione del piacere e dell’amore.

Con il tempo le tue percezioni si modificano a causa di questa corazza, e puoi perdere la tua sensibilità, sia a livello di sensazioni fisiche che di reazioni emotive, senza essere consapevole di questo allontanamento dalla piena vitalità e salute globale, sentendo che tutto ciò è perfettamente normale, ma solo perchè ti ci sei assuefatto.

La struttura caratteriale può quindi condizionare le tue modalità di risposta agli eventi. Tale struttura ha origine con l’origine della tua vita stessa, già durante la vita intrauterina. La sua funzione è quella di difenderti dal dolore, la sua origine è resa possibile dalle risposte del tuo organismo a situazioni fisicamente ed emotivamente difficili verificatesi durante lo sviluppo in gravidanza e nell’infanzia.

Riguardo alla tipologia caratteriale che puoi avere, è raro che tu sia un “tipo puro”, poichè ognuno possiede un mix di diversi tratti che vanno a determinare un risultato unico ed irripetibile.

Le tipologie caratteriali in Bioenergetica sono 5: il tipo schizoide, il tipo orale, il tipo masochista, il tipo narcisista/psicopatico, il tipo rigido. Lungo una linea che riguarda la salute emotiva, data dal movimento del protenderti verso l’esterno alla ricerca del piacere, dell’intimità e dell’amore, il tipo schizoide si trova all’inizio, con un modello generale di ritiro dal contatto e dall’emotività, percepita come troppo pericolosa. Gli altri tipi caratteriali seguono lungo questa linea, da sinistra verso destra, in base all’entità del blocco della salute emotiva, intesa appunto come ricerca dell’intimità e del contatto interpersonale. In sintesi:

1 – Il carattere schizoide evita il contatto, poichè gli è stato negato il diritto di esistere.

2 – Il carattere orale stabilisce un contatto solo per soddisfare il proprio bisogno di calore e di supporto, poichè gli è stato negato il diritto di ricevere nutrimento.

3 – Il carattere masochista stabilisce un contatto sottomettendosi, sulla base della convinzione che solo reprimendo la sua aggressività e rabbia e negando la propria libertà potrà mantenere la relazione con l’altro. Il blocco si instaura poichè è stato negato il diritto ad essere libero.

4 – Il carattere narcisista/psicopatico stabilisce un contatto solo mediante l’esercizio del potere e della superiorità (fisica, intellettuale, culturale o economica), così da poter controllare la relazione. Il blocco si instaura perchè gli è stato negato il diritto ad essere autonomo con una propria identità.

5 – Il carattere rigido stabilisce un contatto limitato, restando molto sulla difensiva, limitando quindi l’entità del proprio coinvolgimento nella relazione. Il blocco si instaura perchè gli è stato negato il diritto ad amare e ad essere amato sia emotivamente che sessualmente.

C’è un ingrediente comune a tutte le tipologie caratteriali: il conflitto, di varia proporzione, tra il tuo bisogno di libertà ed autoespressione, e il tuo bisogno di contatto, intimità ed amore, sulla base della paura che l’uno escluda l’altro. Il risultato che ne deriva è il miglior compromesso possibile raggiunto da te durante l’infanzia.

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Relazioni di coppia

Nella fase dell’innamoramento entrambi tu e il tuo partner siete generalmente disposti a parlare e ad ascoltarvi, ciò rende possibile ritagliare uno spazio ampio per costruire la dimensione del “noi“: tale spazio va progressivamente a diminuire e, per quanto in molti casi comunichiate tra di voi, comunicate sempre meno su di voi, cioè sui vostri vissuti, bisogni, pensieri eccetera.

Al rimpicciolirsi dello spazio relativo al “noi” vi disabituate a creare occasioni di condivisione: dopo i primi, magari timidi e maldestri, tentativi di rimediare uno o entrambi correte il rischio di rinunciare all’impresa in quanto tendi a percepire il tuo partner come restio a questi momenti di incontro e scambio.

L’atmosfera di tali momenti diviene poi sempre più innaturale e pesante. Puoi passare molto tempo in solitudine: ogni volta che incontri il tuo partner vi scoprire sempre più diversi, percepisci l’altro distante dalla persona che era all’inizio del rapporto o più distante dalle tue aspettative e dalle tue speranze.

Proprio a causa di questa percezione di diversità tra di voi si alimenta la solitudine e il ritiro in te stesso. Una cosa cruciale in questo senso sta nel fatto che questa diversità all’inizio non aveva peso o perchè non la notavi o perchè non creava problemi perchè uno dei due sperava che l’altro sarebbe cambiato con il tempo. Nell’innamoramento senti di più le somiglianze, via via che la relazione si approfondisce, evidenzi le differenze. Può verificarsi anche una disparità in questo senso: cresci accanto all’altro ma non insieme all’altro, coltivi un tuo percorso personale che non si integra con quello dell’altro.

Venendo alla comunicazione nella coppia, è utile ricordare che una buona e proficua comunicazione prevede due dimensioni: l’espressione , chiara e coerente a livello sia verbale che non, delle tue emozioni ed esigenze, e la comprensione dei vissuti e delle esigenze del tuo partner grazie ad un ascolto attivo e un’empatia profonda. Non è sempre necessario l’accordo tra di voi, quanto la disponibilità all’ascolto e alla comprensione reciproci, se essere approvati non è necessario, essere realmente compresi sì. Una prima tappa essenziale a creare una comunicazione sana è sapere cosa è bene evitare e cosa è bene imparare.

Gli ingredienti di un dialogo di coppia fallimentare:

  1. Recriminare: protestare in modo energico puntualizzando le colpe dell’altro. Ciò tende a creare in chi viene accusato una reazione di opposizione e difesa;
  2. Rinfacciare: può essere una forma di vittimismo da parte di uno dei partner. Ciò porta ad esasperare i conflitti e raramente produce un cambiamento nei comportamenti dell’altro, il quale, tendenzialmente, si irrita al punto di inasprire i propri comportamenti;
  3. Predicare: quando critichi e giudichi l’altro indicando cosa è giusto e cosa no a livello morale, tendi a provocare una reazione opposta a quella desiderata, di opposizione, anzichè di conformità, alle norme imposte. Ne sono classici esempi “Te l’avevo detto”, “Lo faccio solo per te”, “Lascia….faccio io”;
  4. Biasimare: rimarcare all’altro che avrebbe potuto fare di meglio.

Ecco alcuni spunti per un dialogo di coppia positivo:

  1. Agire piuttosto che pensare: passare all’azione e non fermarti alla sola comprensione dell’altro è cosa fondamentale per ottenere un cambiamento;
  2. Evocare piuttosto che spiegare: se sei in grado di sintonizzarti a livello emotivo sull’altro sai creare le basi per una reale efficacia ed incisività, piuttosto che cristallizzarti solo sulle argomentazioni razionali talvolta troppo distanti dal mondo emotivo e viscerale;
  3. Domandare piuttosto che affermare;
  4. Chiedere una verifica piuttosto che esprimere una sentenza: ad esempio “Correggimi se sbaglio”, cioè riformulare le risposte avute dall’altro aiuta a creare sintonia (l’altro si sente compreso profondamente) e a rafforzare la qualità del legame e del dialogo in corso.

Cosa fare invece durante un litigio? Alcuni suggerimenti per renderlo un litigio costruttivo:

  1. Focalizzarti su un problema alla volta: evitando di “fare di tutta l’erba un fascio”, così da non fare confusione e non perdere di vista gli scopi del dialogo in atto;
  2. Evitare di utilizzare i messaggi Tu (Tu fai, dici, o, peggio, sei….x) e parole aggressive o termini come “mai” e “sempre”. Imparare ad usare i messaggi Io (Io mi sento x quando tu fai y) ed esprimerti in modo chiaro, coerente ed obiettivo;
  3. Creare insieme possibili soluzioni;
  4. Non fare promesse (soprattutto se sei consapevole fin dall’inizio che non le potrai rispettare) ma darti piccoli obiettivi e verificare insieme se sono stati raggiunti. Se ciò accade, non sminuirli o darli per scontati, poichè dietro ad ogni azione ci sono sforzo e impegno; se non accade, capirne i motivi avendo cura di sostenervi a vicenda e impegnarvi nuovamente verso tali obiettivi oppure ri-negoziarne altri.

Questo articolo non pretende di essere esauriente: ti offre solo una panoramica di alcune dinamiche frequentemente riscontrate nelle relazioni di coppia e ti fornisce alcuni spunti pratici da inserire nella quotidianità per creare e coltivare nel tempo una dimensione a due armoniosa.

Contattami se senti che la tua relazione di coppia è diventata fonte di sofferenza (litigi e incomprensioni frequenti, dolorosi “tira e molla”, senso di solitudine pur stando insieme, strascichi di tradimenti ed altri eventi difficili, difficoltà a portare avanti un progetto di vita comune). Se vuoi avere un’informazione o fare una chiaccherata con me clicca qua sotto:

Relazioni tra genitori e figli

La relazione tra genitori e figli è una delle dimensioni relazionali più significative: la genitorialità è un’esperienza di enorme portata. Si suol dire che i genitori nascono insieme ai figli, nel senso che durante la gravidanza si attiva un processo, più o meno rapido o graduale, che investe potentemente la sfera psichica dei futuri genitori, accompagnandoli in questo tempo che non termina necessariamente con il parto, ma prosegue anche nei mesi e negli anni successivi.

Gli adulti, dal concepimento al parto e ben oltre, sviluppano psicologicamente quelle facoltà che li portano ad assumere un ruolo nuovo: l’essere genitori. In questo articolo non voglio soffermarmi sulle prime fasi della genitorialità o sulle problematiche che possono insorgere, a causa di svariati fattori interiori o ambientali, nel puerperio (vedi i “baby blues” fino alle vere e proprie depressioni post-partum nelle loro manifestazioni più o meno gravi): voglio piuttosto offrirti (che tu sia un genitore o un figlio, o entrambi) una panoramica semplice ma, mi auguro, interessante, su quei “punti caldi” all’interno delle relazioni tra genitori e figli che si ritrovano in tutti i contesti familiari, in una fase o nell’altra dello sviluppo dei figli.

A ricordare che la vignetta “della famiglia del Mulino Bianco”, immagine popolare che è entrata nelle case grazie ai mass media, è uno stereotipo, un’illusione, peraltro pericolosa a mio avviso, poichè spinge anche inconsapevolmente i genitori in quella direzione, disorientandoli.

Veniamo ora a 6 spunti utili ed estremamente pratici per creare e mantenere un clima positivo nelle relazioni tra genitori e figli.

1- Stabilire una giusta distanza relazionale: i genitori non sono gli amici o i compagni di scuola dei propri figli, il loro ruolo è educativo e pedagogico. Per quanto un genitore possa essere giocoso, “giovanile e moderno” ed amichevole, deve sempre ricordarsi di essere una figura di riferimento adulta e peraltro unica (gli insegnanti e le altre figure adulte che ruotano nella vita dei figli non sono equiparabili ai genitori, ogni figura ha una sua specificità che non va confusa con le altre).

2- Gioco di squadra tra i genitori: quando la comunicazione e l’intesa tra i genitori sono buone, si diffonde un clima positivo e stabile che vale più di troppe parole spese con i figli. Saper concordare le giuste strategie educative rasserena i genitori e, soprattutto, i figli, i quali vedono nei genitori un fronte comune, un’alleanza compatta in grado di fornire risposte ai diversi bisogni durante lo sviluppo.

3- Adeguarsi alle età dei figli: talvolta molti genitori, con l’intenzione di responsabilizzare adeguatamente i propri figli, tendono a considerarli come dei piccoli adulti, comunicando con loro come fanno tra, appunto, adulti, con qualche piccola modifica che non cambia la sostanza della comunicazione. Non è saggio parlare ad un bambino piccolo come ad un adulto in miniatura, nè parlare ad un adolescente come se fosse un bambino piccolo. Riconoscere l’età effettiva dei figli consente ai genitori di dare le giuste regole, avere le giuste aspettative e sintonizzare la comunicazione in base alle reali risorse dei figli in sviluppo.

4- Poche ma chiare regole: ciò consente ai figli di comportarsi in modo adeguato, poichè viene data loro una cornice di riferimento precisa. I figli sanno esattamente cos’è possibile fare (o chiedere) e cosa non lo è. E’ utile comunicare le regole ai bambini e negoziare le regole con gli adolescenti, i quali, se si sentono aggrediti, diventano più ribelli, oppositivi. Compito dei genitori in tal senso è aiutare i figli ad imparare dagli errori, senza farglieli vivere come mortificazioni, ma sempre come opportunità di crescita.

5- Limitare le punizioni: quanto all’aspetto della disciplina, è utile per i genitori limitare le punizioni, ma, cosa ancora più importante e non trascurabile, rinforzare i comportamenti positivi dei figli. Perchè? Perchè la punizione sanziona soltanto il comportamento sbagliato, ma ha il grande limite di non indicare “la retta vita”, non insegna cioè ai figli i comportamenti sani e costruttivi. Questo spiega il motivo per cui di fronte ad un eccesso di punizioni in assenza di alternative più sane, i figli, disorientati, possono reagire con ostinazione e opposizione.

6- No alle reazioni emotive impulsive: non è affatto facile per i genitori, anche quelli più comprensivi e pacati, sottrarsi alla trappola emotiva della reazione immediata, “a caldo”, che scatta spesso per lo sconcerto, la sorpresa e la frustrazione che suscitano alcuni comportamenti dei figli.

Per tale ragione diviene necessario darsi il tempo per capire cosa sta succedendo nella mente e nel cuore dei figli, quali emozioni, interrogativi, esperienze interne ed esterne, e nella relazione con loro. Questo rende possibile sintonizzarsi con la loro età e rispondere adeguatamente: altrimenti il pasticcio sembra inevitabile, e spesso seguito da “magoni” e sensi di colpa da parte dei genitori per aver fatto un intervento errato, per l’appunto impulsivo, o improprio.

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