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Cibo ed emozioni

Quali sono le differenze tra la fame fisica e la fame emotiva? Come modificare il tuo rapporto con il cibo quando metti in atto il mangiare emozionale?

In sintesi, le principali differenze tra la fame fisica e la fame emotiva sono le seguenti:

  1. La fame fisica insorge poco a poco e aumenta gradualmente, la fame emotiva scoppia all’improvviso e raggiunge subito un picco.
  2. La fame fisica è molto più tollerabile della fame emotiva, che preme per un’immediata soddisfazione con il cibo (“junk food”).
  3. La fame fisica viene da un concreto bisogno corporeo, che, una volta soddisfatto, cessa e comunica un senso di sazietà riconoscibile. La fame emotiva, invece, è più difficile da placare, poichè proviene da un bisogno psicologico talvolta confuso e l’impulso relativo perdura fino all’estinguersi della fonte di matrice emotiva che l’ha innescato.
  4. La fame fisica tende a creare un comportamento alimentare consapevole e regolato, vale a dire con attenzione alla quantità di cibo, con maggiore lentezza e con la capacità di provare piacere nel gustare il sapore degli alimenti; mentre nella fame emotiva manca la consapevolezza, si tende ad agire con la modalità del “pilota automatico”.

Quando i tuoi livelli di stress sono alti si producono maggiori quantità di cortisolo, ormone che, superata una certa soglia, provoca le reazioni tipiche degli stati ansiosi e di panico. Il cortisolo innesca in te il desiderio di cibi ricchi di zuccheri e grassi, molto saporiti e dolci, in grado di darti una sferzata di energia e di piacere. Più alto è il tuo livello di ansia e più è probabile che ti si inneschi il mangiare emozionale. In questo senso il cibo fa da antistress.

Mangiare per te può essere un modo per “mettere il silenziatore” (momentaneamente) ad emozioni “scomode”, quali la tristezza, la noia, la paura, la solitudine, la rabbia e la vergogna. Se ti senti letteralmente pervaso dal piacere sensoriale del cibo, diviene possibile evitare di percepire le tue emozioni sottostanti. In tal senso il cibo diviene un mezzo di controllo di emozioni spiacevoli. Può poi essere un passatempo utile a riempire finestre temporali “vuote” o veri e propri sentimenti di vuoto. Accade questo quando mangi “solo per fare qualcosa”, per alleviare la noia o (illuderti) di riempire un vuoto emotivo.

Ecco alcune strategie utili per iniziare a rendere il tuo rapporto con il cibo più positivo e fonte di autentico piacere:

1 – All’arrivo dell’impulso di mangiare fermarti per qualche minuto, anche solo 3/5 minuti di orologio. Questo tempo può essere di grande aiuto per portare consapevolezza laddove c’è di solito il pilota automatico. Serve a infiltrare la consapevolezza nell’automatismo e ri-apre la possibilità di scegliere che cosa fare, anzichè pensare continuamente di “non poter resistere”.

2 – In questo tempo che intercorre tra l’impulso e la risposta, servirti della consapevolezza come ponte per accedere a te stesso, ponendoti in ascolto di ciò che stai provando a qualche livello dentro di te: mentale, ma soprattutto emotivo e corporeo. E’ errato credere che contattare emozioni “scomode” sia pericoloso, un po’ come aprire il vaso di Pandora: una volta aperto non sarà più possibile chiuderlo.

3 – Provare a considerare le emozioni come delle onde, che sorgono, raggiungono un picco di intensità e poi decrescono fino a svanire: “respirare” queste emozioni, stare a contatto con esse così come sono, senza tentare di modificarle, bloccarle, lottarci contro o prolungarle. Provare ad accomodarti in questo spazio emotivo: datti il tempo per prendere confidenza con questo materiale interiore così misterioso e complesso talvolta, rilassandotici dentro. Provare a cavalcare l’onda: ascoltare il messaggio che c’è dentro le emozioni che stai provando ed utilizzarle in seguito per fare scelte e prendere decisioni.

4 – Se poi, concluso questo tempo, non riesci a resistere all’impulso di mangiare, non preoccuparti eccessivamente. Hai fatto allenamento infilando un sassolino nell’ingranaggio: hai iniziato a rispolverare le facoltà di regolazione autonoma delle tue emozioni. Questo inizia a creare nuove modalità di relazionarti alle emozioni e al cibo. Dove c’è consapevolezza, mentale, emotiva e corporea, ci sono le basi per un agire più saggio.

Se soffri per una modalità malsana di rapporto con il cibo (abbuffate, diete restrittive o criteri alimentari iperselettivi) vai all’articolo in cui parlo del mio approccio integrato alla psicoterapia: http://federicapianapsicologa.it/la-psicoterapia-umanistica-bioenergetica/, e all’articolo in cui illustro le modalità di lavoro con le emozioni in psicoterapiahttp://federicapianapsicologa.it/la-psicoterapia-umanistica-bioenergetica/

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